Susanna Basile Talk Show: la psicosessuologa Roberta Rossi, religione e sessualità
La prof.ssa Roberta Rossi autrice del saggio “Cosa può andare storto: Affrontare imprevisti e difficoltà nel sesso, per riscoprire il piacere” ci racconta il capitolo sul ruolo dell’educazione sessuale in relazione alla religione. Rossi: Che cosa sono i valori sessuali? Il termine valore ha a che fare sia con la cultura religiosa ma anche con la cultura laica. Quindi questo significa che il concetto di valore è un aspetto che riguarda ognuno di noi indipendentemente dal tipo di educazione e dal tipo di contesto all’interno in cui ci sviluppiamo e nasciamo e che prende il suo spessore dal tipo educazione che riceviamo. Quando parliamo di valori sessuali facciamo riferimento esattamente a tutte quelle informazioni credenze atteggiamenti esperienze che ci hanno formato via via e che ci continuano a formare perché poi i nostri valori possono essere anche in cambiamento alcuni sono più radicati dentro di noi altri mutano diciamo così nel tempo e con l’esperienza che facciamo diventano una sorta di bussola possiamo dire così che ci orienta poi nel mondo della sessualità intendendo sempre lo ribadisco per l’ennesima volta l’aspetto della sessualità non pensando soltanto al rapporto genitale ok? Eh quando parliamo di sessualità parliamo appunto di un aspetto molto più vario che comprende la nostra identità di genere come noi esprimiamo questa identità la nostra identità sessuale più in generale quindi questi valori ci guidano nel fare delle scelte nel raccogliere diciamo così delle esperienze oppure invece nell’evitare delle esperienze che magari proprio per questi valori ci sembrano in contraddizione diciamo tra tra di loro no? E quindi le evitiamo, le lasciamo da parte e andiamo invece a appunto a viverci esperienze che sono più congruenti con questi nostri valori quindi in questo senso sono una sorta di bussola che ci orienta appunto nell’esperienza proprio sessuale che poi andiamo a fare. I valori da dove arrivano? L’abbiamo detto in parte arrivano ovviamente dal contesto in cui noi viviamo e ovviamente principalmente li prendiamo dal contesto familiare no? Noi nasciamo e cresciamo all’interno di un contesto familiare che a sua volta avrà dei suoi valori diciamo così che trasferisce ai propri figli.
Poi sta a noi anche in un’età adulta no? Cercare di fare una riflessione critica anche su questi valori che ci vengono proposti all’interno della famiglia e quindi con questa riflessione critica poter continuare in linea con i valori che ci sono stati oppure invece scegliere di muoversi in un altro campo valoriale.
A me piaceva anche leggere un pezzo del paragrafo della nostra idea di sesso che secondo me è proprio esplicato.
“Allora tutti abbiamo punti di vista, pensieri, credenze e atteggiamenti riguardo al sesso. C’è chi pensa che sia qualcosa di cui vergognarsi e chi al contrario è molto aperto e a proprio agio riguarda la propria sessualità. Qualcuno poi cambia i propri valori a un certo punto della vita a seconda dell’istruzione nell’esperienza e dei cambiamenti sociali. La sessualità è una parte integrante dell’esperienza umana e non dovrebbe mai essere motivo di vergogna o di colpa”.
Ok? Qua mi fermo e quindi già chiedo. Sì, Lumi.
Beh e questo è importante perché prima parlavo di congruenza o incongruenza sessuale rispetto ai nostri valori e rispetto alle scelte che facciamo nella nostra vita perché le informazioni, gli atteggiamenti che noi viviamo rispetto alla sessualità sin da quando siamo bambini ci orientano nel pensare alla sessualità come qualcosa di sporco, di non praticabile, qualcosa di cui vergognarsi oppure viceversa o qualcosa da viverci più liberamente.
Partendo però dalla condizione di base che è quella appunto che hai letto poco fa che comunque la sessualità è una parte integrante del nostro modo di essere. Quindi noi nasciamo come esseri sessuali. Ci sono ricerche che ci parlano di reazioni per esempio dal punto di vista sessuale anche dei bambini nella pancia, bambini e bambine nella pancia della mamma.
Nasciamo attraverso un atto sessuale, la grande maggioranza delle volte ma ci sono anche altre forme per nascere diciamo così, però nasciamo attraverso un atto sessuale quindi che poi questo diventi oggetto di appunto di colpa, di vergogna, non se ne parla perché poi io dico anche questo, l’educazione sessuale non è solo quello di cui si parla è anche quello di cui non si parla perché si manda un messaggio, questa è alla base della teoria della comunicazione più in generale che anche il silenzio parla e chiaramente in questo caso parla di una negazione, parla di un qualcosa di cui non si può parlare quindi di per sé parla della vergogna quasi insita appunto per chi ovviamente si muove in questo modo insita nel discorso della sessualità più in generale e questo può ovviamente poi eh proprio perché se viviamo in un ambiente di questo tipo dove non si parla oppure se ne parla, si spegne la televisione di fronte a scene più o meno non dico erotiche però magari dove due persone si stanno baciando appassionatamente se si evita di discutere di un fatto magari di cronaca che comunque riguarda un aspetto della sessualità comunque si cresce pensando che quell’aspetto è meglio che non se ne parli e quindi si cresce anche con una disinformazione. E alcune volte invece viceversa con una sorta di atteggiamento morboso nei confronti della sessualità perché quello che ci viene negato alla fine è quella cosa che ci andiamo tra virgolette a cercare però non con un rapporto sano ma con un rapporto che rischia di diventare appunto più morboso più di ricerca affannosa e affannata ma è a proposito di questo c’è un altro pezzo qui alcune convinzioni in particolare quelle molto conservatrici scritto così è legata all’idea dell’uomo macho sempre pronto a soddisfare sessualmente la sua donna possono causare difficoltà ad affrontare situazioni che non vanno come ci si aspetta per esempio gli uomini che sostengono fortemente l’idea secondo cui l’uomo deve essere macho sono più incline a interpretare una conseguenza sessuale negativa come segnale della loro incompetenza come partner sessuale esatto essi percepiscono inadeguati, impotenti. Questo è un altro aspetto della nostra cultura. Sono quegli stereotipi di genere vi ho parlato dei valori un altro aspetto culturale a che fare con gli stereotipi di genere.
Anche lì con quelle affermazioni che definiscono cosa vuol dire essere maschio e cosa vuol dire essere femmina da un punto di vista sempre sessuale.
Questo discorso del machismo per esempio ha molto a che fare con la sessualità.
Cioè un po’ le cose stanno cambiando per fortuna però insomma sono quei cambiamenti molto lenti e progressivi nel tempo eh però rispetto a qualche anno fa probabilmente possiamo vedere qualche parte di cambiamento in questo concetto di machismo però quello che appunto hai letto prima a che fare con l’idea che se io uomo che mi identifico con la mia erezione fondamentalmente no? Perché eh tutta la cultura del fallo diciamo così la conosciamo molto bene, l’abbiamo vista riprodotta diciamo così nel dal punto di vista architettonico dal punto di vista della letteratura, questa cultura del fallo che attribuisce una forza, una supremazia comunque all’uomo ha fatto che però questo fallo sia un fallo rigido sia un fallo che penetra sia un fallo che non sbaglia mai in qualche modo no? E questo è uno stereotipo di genere maschile che pesa pesantemente sull’identità appunto maschile.
Perché questo significa che se io devo rispondere in qualche modo a questo modello se qualcosa non va o qualcosa va storto, io rischio di andare in frantumi nella mia identità maschile. Quindi del non riconoscermi più come uomo in grado appunto di mettere in campo delle caratteristiche e la stessa cosa accade per la donna, ci sono delle stereotipie di genere anche molto tipicamente femminile quella della passività è quella più come dire più diffusa? Oppure del fatto che la donna sia una donna a cui piace per esempio la sessualità viene tacciata o di essere un ninfomane oppure appunto una che non si accontenta mai oppure appunto una donna di facili costumi come si diceva una volta no? ….continua nell’intervista.




