Il Gallo Nero si mette in mostra, 33ª edizione della Chianti Classico nei calici e conquistando i mercati
Dagli assaggi della Chianti Classico Collection emergono indicazioni promettenti: le annate 2023 e 2024 superano le consuete aspettative qualitative, mentre il 2025 segna un bilancio commerciale positivo, in particolare grazie al mercato nordamericano. La parola cultura trova origine dal verbo latino “colere“, che significa coltivare la terra, un concetto poi esteso metaforicamente alla coltivazione dello spirito. Ed è stata proprio la cultura del vino, con il motto “Wine is Culture“, a guidare la 33ª edizione della Chianti Classico Collection, svoltasi il 16 e 17 febbraio presso la stazione Leopolda di Firenze. Quest’anno l’evento, organizzato dal Consorzio Vino Chianti Classico, ha stabilito un nuovo record di partecipazione, con 223 aziende presenti e 680 etichette della denominazione messe in mostra. La manifestazione è stata un’occasione preziosa per presentare al pubblico e agli addetti ai lavori le nuove annate appena immesse in commercio. Sul versante delle degustazioni, la redazione di Falstaff ha evidenziato un notevole slancio qualitativo che consolida la denominazione del Chianti Classico tra le più vivaci a livello nazionale. Secondo Othmar Kiem, direttore editoriale di Falstaff Italia, il Chianti Classico “annata” è una categoria che ha compiuto straordinari progressi qualitativi negli ultimi decenni su scala nazionale. Tuttavia, Kiem osserva che questa evoluzione potrebbe non essere ancora pienamente percepita dal consumatore medio. L’eccellente partecipazione all’evento fornisce un ulteriore stimolo alla diffusione di questa consapevolezza. Con quasi 400 giornalisti specializzati provenienti da 23 Paesi e 1.500 operatori italiani del settore registrati, l’appuntamento si è ampliato accogliendo quest’anno anche professionisti del commercio dal Nord America – area che rappresenta il 49% delle vendite del Gallo Nero previste per il 2025 – e dal Nord Europa. Infine, l’apertura al pubblico, durante la giornata del 17 febbraio, ha registrato l’affluenza di 500 appassionati da tutta Italia, contribuendo al successo complessivo della manifestazione.
Le prospettive di fatturato dalle regioni orientali, come Cina, Singapore e Hong Kong, appaiono promettenti. Parallelamente, il quadro europeo mostra una crescita uniforme in termini di valore, con la Svezia e la Francia che si distinguono. Sorprendentemente, quest’ultima registra il maggior incremento nei volumi e nel prezzo medio per la tipologia Gran Selezione. Gli anni 2023 e 2024 si preannunciano impegnativi ma promettenti dal punto di vista qualitativo. Durante l’anteprima del Chianti Classico, diverse annate sono state protagoniste, rappresentando le diverse tipologie di vino agli stand dei produttori e nelle sessioni di degustazione. Tra le annate analizzate spiccano le più recenti, 2023 e 2024. Simon Staffler, CEO di Falstaff Italia, evidenzia le sfide riscontrate nei vigneti. Il 2023 ha risentito pesantemente della peronospora che ha interessato anche la Toscana, causando una riduzione del 40% delle rese. Tuttavia, chi ha operato con cura e precisione nella vendemmia e nella selezione delle uve ha ottenuto ottimi risultati, compresi i primi assaggi da botte del Chianti Classico Riserva. Le condizioni specifiche del territorio del Chianti Classico, come l’altitudine media elevata e la buona ventilazione, hanno contribuito a limitare gli effetti negativi del patogeno. Othmar Kiem si mostra invece ottimista riguardo ai vini dell’annata 2024, nonostante una stagione complicata segnata da abbondanti piogge e temperature sotto la media nei mesi di aprile e maggio, con un conseguente rallentamento nello sviluppo vegetativo della vite. Questo periodo ha richiesto interventi particolarmente meticolosi nei vigneti. Secondo Kiem, il risultato è un’annata leggera e raffinata, caratterizzata da una piacevole succosità che rende il vino particolarmente bevibile. Pur non prevedendo un gran numero di etichette di Gran Selezione, il Chianti Classico ‘annata’ si prospetta altamente interessante e promettente.
Largo al rinnovamento, non solo dietro ai banchi Uno degli aspetti più significativi emersi dall’evento di Firenze è stata l’ampia partecipazione dei produttori, segno distintivo di una denominazione dinamica e vivace. “È stata un’anteprima eccezionale anche per la presenza di nuove aziende, inclusi volti e nomi inediti tra i banchetti delle UGA,” ha osservato Simon Staffler. “Si sono visti molti giovani, sia tra le nuove generazioni di produttori e produttrici, sia tra i commerciali e i responsabili delle vendite. Questo è un chiaro indicatore della grande vitalità della denominazione, sicuramente tra quelle italiane più attive e attente sotto questo punto di vista.“ Ma il rinnovamento non si limita alla componente generazionale. Negli ultimi anni, infatti, il cambiamento ha coinvolto in modo profondo anche il lavoro in vigna. In questo ambito spicca il progetto Chianti Classico 2000, una pietra miliare nel percorso evolutivo della denominazione a cui ha preso parte, tra gli altri, l’enologo Carlo Ferrini. A partire dal 1987, sono stati raccolti e studiati numerosi cloni di Sangiovese tipici del territorio, portando infine all’individuazione e selezione di 8 cloni specifici. Grazie a questi, nell’arco di sedici anni e attraverso tre cicli distinti (2000, 2003 e 2010), è stato possibile rinnovare quasi interamente i vigneti della denominazione. Il progetto rappresenta un riferimento fondamentale nella ricerca scientifica applicata alla viticoltura in Europa. Oggi, i cloni sviluppati attraverso questo impegno testimoniano la perfetta sintesi tra alta qualità e capacità di esprimere il territorio, dimostrandosi anche un’arma efficace per affrontare e adattarsi ai cambiamenti climatici.