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Appunti diVini: Donatella Cinelli Colombini energie alternative e impatto ecologico sul territorio italiano, le pale eoliche nelle crete senesi

Con Donatella Cinelli Colombini andiamo a ripercorrere i suoi interessanti argomenti che sviluppa nel suo blog: cosa sono le pale eoliche nelle crete senesi? Donatella Cinelli Colombini: “C'è un progetto europeo che si chiama Green Deal e che riguarda la sostituzione del carbone, del petrolio che servono per le centrali che producono l'energia elettrica, con una produzione di energia elettrica da energia rinnovabile, quindi dal sole, dal vento e cose del genere, l'idea è quella di rendere più pulito l'ambiente, questa è un'idea meritevole, il punto è però come si applica questa idea, perché il processo di attuazione del piano europeo, così come è stato recepito dal governo italiano, prevede che in pratica le autorizzazioni per queste distese di pannelli solari, le pale eoliche, siano in pratica inarginabili da parte delle autorità locali, cioè se una zona non è vincolata per il paesaggio come bene storico-artistico o di particolare pregio ambientale, queste infrastrutture di produzione di energia rinnovabili si possono realizzare quasi senza ostacoli”.

Susanna Basile di Susanna Basile
Dicembre 13, 2025
in Sapori e Saperi
Tempo di lettura: 8 minuti
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Appunti diVini: Donatella Cinelli Colombini, energie alternative e impatto ecologico sul territorio italiano, le pale eoliche nelle crete senesi

 

Con Donatella Cinelli Colombini andiamo a ripercorrere i suoi interessanti argomenti che sviluppa nel suo blog: cosa sono le pale eoliche nelle crete senesi? Donatella Cinelli Colombini: “C’è un progetto europeo che si chiama Green Deal e che riguarda la sostituzione del carbone, del petrolio che servono per le centrali che producono l’energia elettrica, con una produzione di energia elettrica da energia rinnovabile, quindi dal sole, dal vento e cose del genere, l’idea è quella di rendere più pulito l’ambiente, questa è un’idea meritevole, il punto è però come si applica questa idea, perché il processo di attuazione del piano europeo, così come è stato recepito dal governo italiano, prevede che in pratica le autorizzazioni per queste distese di pannelli solari, le pale eoliche, siano in pratica inarginabili da parte delle autorità locali, cioè se una zona non è vincolata per il paesaggio come bene storico-artistico o di particolare pregio ambientale, queste infrastrutture di produzione di energia rinnovabili si possono realizzare quasi senza ostacoli”.

 

 

Allora che succede? Che noi vediamo dei territori anche molto belli, intatti, che hanno ettari ettari di pannelli solari, colline intere una dietro l’altra e obiettivamente sono brutti, però il pannello una volta tolto non è più una fonte di degrado, le pale invece no, le pale sono inoltre, per darvi un’idea, quelle che volevano installare nelle rete senesi sono alte 200 metri e hanno delle eliche di 80 metri, quindi solo per trasportare i tronconi di questa infrastruttura bisognava costruire tutta la viabilità nuova, perché sono tronconi di 50 metri, quindi per portarli sul posto creano grossi disagi, ma poi sono impattanti perché si vedono da 50 chilometri di distanza, cui tutto il paesaggio di tutta la Toscana meridionale veniva caratterizzato da queste enormi torri, che poi una volta messe lì, anche se non funzionano, sono difficili da levare. Certo, poi restano come… Eh, capito? Allora, io dico, qui nel territorio delle Crete senesi probabilmente non ce la faranno perché c’è dei problemi per portarceli, queste pale, e poi effettivamente il danno ambientale è enorme.

 

Cioè, per darvi un’idea, si vedono da Siena, uno dalla Torre del Mangia, dall’Uomo, si affaccia e vede. Pensate voi, per esempio, nelle zone costiere, in zone costiere molto belle, però avvicinabili dalla nave che trasporta queste infrastrutture metalliche, pensate il rischio che si corre se queste zone non sono vincolate, perché veramente è impossibile impedirne la costruzione. Ma il danno, per avere un’idea di che cosa fanno, cioè per esempio sotto queste pale per non so quanti chilometri non avviene più l’impollinazione.

 

Non è così piccolo il problema, oltre ad essere permanente, perché prima di distruggere queste pale passeranno 50 anni. Forse è un’allerta che io lancio, non tanto per le rete senesi, perché lì lo vedo come un pericolo scongiurabile, ma per tutto il territorio nazionale in quelle zone dove non c’è già un degrado molto ampio. Cioè, c’è una zona già inquinata, degradata, piena di discariche, vabbè, allora ci può mettere anche le pale, ma altrimenti il danno è grosso, è veramente grosso, cioè non avrà più prospettive turistiche questa zona dove ci sono queste infrastrutture.

 

Benissimo, io ho un’idea di quello che dici tu e fino ad oggi, devo essere sincera, qui in Sicilia le hanno sistemate in zone abbastanza desertiche, chiamiamole così. Fino ad oggi sì, poi chiaramente stanno aumentando anche il discorso dei pannelli solari e quindi quelli, però come dici tu, l’impatto ambientale è diverso, perché come li montano li possono smontare, alla fine non succede niente, mentre effettivamente hai ragione tu, le pale eoliche hanno un impatto sia ambientale sia poi di smaltimento, se non dovessero funzionare, come la maggior parte fino ad oggi, che io ho sempre sentito raccontare nei vari finanziamenti le cose in Sicilia, non è che abbiano funzionato mai benissimo queste pale eoliche, tra virgolette, poi oggi non lo so come avviene. A quello che si è capito, questo non sono sicurissima, ma quello che mi hanno spiegato, in pratica il meccanismo di finanziamento europeo è tale che ti conviene farle a queste società, che sono società enormi, quella che aveva messo gli occhi sulle crete senesi è una società che ne ha fatte altri 80 di progetti in Italia, in varie parti d’Italia, è una società che credo sia milanese, ha creato una società sussidiaria a Siena, la Capofila milanese.

 

Queste infrastrutture gli rendono, anche se non funziona. Il rischio di vederle nascere un po’ dovunque è reale, perché se basta farle per guadagnare loro le fanno. Poi, se la produzione di energia è modesta perché il vento non è sufficiente, è perché apparentemente solo in mare funziona, o sulle coste.

 

Per quello ho detto, voi siete particolarmente a rischio. A rischio. Ma magari Catania, siccome è piena di lava, fortunatamente si può.

 

Parla della nostra zona, chiaramente. Io comunque l’ho vista di più nella zona del Palermitano, nella zona interna, che io mi ricordi, della zona più di Camporeale, quella zona del Palermitano però all’interno, quelle zone più desertiche, che io mi ricordi. Qui non ne ho visto completamente, pannelli solari sì si cominciano a vedere, ma pale eoliche no.

 

Anche i pannelli solari non è che siano una gran bellezza. Assolutamente, però come dici tu hanno un impatto diverso, alla fine si smontano diversamente. Ora come ora però, quando arrivi in Maremma, vedi quelle colline intere di pannelli, insomma, non è che sia una gran bellezza.

 

Io ancora non ho capito bene che tipo di energia ci aspetta in futuro. Per quanto riguarda quella che definiamo sporca, parlo sempre a proposito degli ambientalisti, a proposito dell’energia nucleare, non si è mai capito bene se è un’energia effettivamente che potrebbe essere più che pulita, solo che non si sa gestirla, a proposito degli incidenti e quindi un’energia infinita, è un mistero, mi devi credere. Questo per me è il mistero dell’energia, resterà così.

 

Io penso che una certa quantità, anche se piccolina, negli ospedali la dobbiamo, perché c’è proprio il reparto di medicina nucleare, se c’è qualcosa del genere, dove ci sono la tac, dove ci sono quei periodi. Io credo che lì sia a senso come stiamo facendo noi, credo che sia solo un problema di sicurezza, quindi eliminare il problema della sicurezza e l’energia nucleare, sicuramente quando ha iniziato questo percorso era il top perché in piccoli spazi poteva fornire un’energia infinita fondamentalmente. Lasciamolo sospeso questo discorso, andiamo su un altro punto molto interessante, più leggero, anche quelli più pesanti cerchiamo sempre di dargli una traccia leggera, che è Artevina Montalcino con Bizhan Bassiri e Wine News.

 

Di che cosa si tratta? Wine News è un’agenzia di comunicazione di livello nazionale e internazionale molto molto attiva e i titolari, che sono Alessandro Regoli e Irene Chiari, da tempo hanno cominciato a dedicarsi anche a cose diverse dal vino, tra cui latte contemporanea, e a un certo punto hanno dato spazio a un artista di origine iraniana che ha costruito un’infrastruttura artistica nella grotta che c’è al di sotto del palazzo in cui loro fanno attività di accoglienza per l’agenzia Wine News. Noi siamo in un territorio vulcanico, anche se il nostro è un vulcano spento da molto più tempo, è un vulcano molto vecchio, spento da tanto tempo, non è come il vostro. Ecco, è il vulcano Amiata, giusto? Sì, e loro hanno preso dei blocchi di lava portandoli dalla Sicilia e con quelli hanno fatto la base dell’infrastruttura e poi dalla roccia sulla cui è costruito Montalcino escono come dei ruscelli di doro, di bronzo dorato.

 

Quindi c’è tante suggestioni, quella degli alchimisti medievali che trasformavano il bronzo in oro, quella di questa energia da sottoterra esce fuori e rigenera. Quella di Efesto, noi l’avevamo nominato prima, il nostro favolo Efesto dentro il vulcano che è lì che fa boom boom boom. Esatto, e poi quest’inaugurazione di questa opera si è concretizzata con una festa con vari artisti e la cosa che colpiva è stata la grande voglia che hanno questi artisti di dare un contributo alla pace e al futuro del mondo perché c’è questo pessimismo anche nell’arte contemporanea di vedere che siamo arrivati alla fine, forse alla fine della nostra storia perché l’uomo si sta autodistruggendo sempre più velocemente e l’arte come elemento rigenerante e salvifico.

 

Ecco, questo era molto bello e devo dire una settimana dopo poi sono andata da Frescobaldi al Castelgiocondo, ancora a Montalcino, loro fanno un’operazione che si chiama Artisti per Frescobaldi e c’erano due artisti nuovi quest’anno, una italiana e una coreana. La coreana ha fatto delle robe ma meravigliose, ma meravigliose, c’era un video e poi una piccola scultura in bronzo con dei fiori, ma veramente una roba meravigliosa. Cioè lo stesso concetto espresso dagli artisti della settimana prima di questo bisogno di rigenerare, di salvarsi anche attraverso l’arte che poi ci riporta indietro nel tempo.

 

Se si pensa all’Atene dove gli unici che mangiavano in fondo erano gli scultori, perché durante le guerre… è vero, è un fatto storico, non è che me lo inventi. Ecco, per cui c’era questo grande rispetto per l’arte, portata a livello tale che in una situazione di assedio, di fame eccetera gli unici a mangiare erano loro. E questo concetto dell’arte come innalzamento dell’uomo e come salvezza dell’uomo chiaramente non basta, però serve, perché ti fa capire che c’è qualcosa in più rispetto alla materialità del quotidiano, no? Continuando di questo passo loro possono riuscire anche a farti passare come arte contemporanea le pale eoliche, oppure… Cosa che colpisce però è che io per esempio mi occupavo di arte medievale.

 

Mentre l’artista medievale era formato in modo molto profondo sulla tecnica dell’opera d’arte, ecco, nell’artista moderno la parte più profonda è il concetto intellettuale, i contenuti simbolici dell’opera d’arte. L’opera d’arte in sé stessa è poca cosa, forse su questo un pochettino di più bisognerebbe lavorare, perché ecco, insomma, voglio dire, oltretutto alla fine hanno una precarietà, anche una scarsa capacità di essere conservate queste opere d’arte, per cui certe volte ti sembrano più un’operazione mercantile, speculativa, dei galleristi, insomma, l’opera d’arte in sé stessa bisognerebbe farla un po’ meglio certe volte. Assolutamente.

 

Se noi pensiamo, che so, alla immanenza dei mandala che vengono fatti con le polveri, solo che lì c’è una grande capacità dell’utilizzo della materia, per cui se poi alla fine vengono cancellate proprio per un discorso di illusione di Maya, però è proprio una scelta che viene fatta dopo un opportuno lavoro, è un apprendistato, c’è dietro l’artista c’è l’artigiano, mettiamola così in questi termini. La questione è ancora più complicata, ecco, perché è una caducità dell’opera d’arte, c’è una riflessione sul valore di quello che si fa e sull’uomo che è ancora più profonda, secondo me. Certo, assolutamente.

 

E questo ci può portare al discorso dei foliage, perché stiamo parlando di cultura dove la natura di sé per sé lavora molto meglio dell’uomo. La natura lavora sempre meglio dell’uomo, sempre, sempre, perché ha una ricchezza, ha una diversità che è straordinaria. E il foliage, cioè il momento in cui la vita perde i grappoli e quindi anche le foglie cominciano a invecchiare, non servono più, non sono più attive e quindi cominciano a invecchiare, a ingiallire o a cambiare colore.

 

Io mi ricordo di avere avuto un’accesa discussione con Angelo Gaia, io gli dicevo come sono belli i paesaggi di Montalcino, perché noi abbiamo un solo vitigno, il Sangiovese, per cui tutta la valle di Montalcino diventa tutta gialla, come un mare d’oro. E lui mi diceva, ma no sai, ma che ti fare, tutta uguale, bruttissima, se invece ci sono vitigni diversi e molto più vari. Lui aveva quest’idea del paesaggio viticolo come qualcosa che doveva essere come un giardino, colorato.

 

In realtà a me piace, per esempio, venire a Montalcino in questo periodo dell’anno, ci sono i tartufi, c’è l’olio nuovo e poi ci sono questi spettacoli naturali meravigliosi, meravigliosi. Queste nebbiettine la mattina, questo mare d’oro delle vigne è veramente straordinario. In altre zone, tipo a Montefalco, diventa tutto rosso il paesaggio, perché Zagrantino diventa rosso.

 

Secondo me la vigna, che peraltro d’inverno invece è bruttina, quasi funebre, sembra un cimiteriale, ma d’autunno è meravigliosa. D’altronde poi l’autunno, se vogliamo parlare di noblesse oblige, era il periodo in cui le famiglie ricche andavano in campagna. Penso che fosse novembre, tra ottobre e novembre, se non sbaglio.

 

Tornavano a dicembre che c’era la stagione, come succedeva per Bridgerton. La stagione si tornava per i balli, per gli inviti, per sistemare le figlie da marito. Quindi, il periodo di novembre, ottobre-novembre, è il periodo in cui le famiglie si trasferivano nel momento in cui era più dolce.

 

Da questo punto di vista è dolcissimo, o sbaglio, questo periodo. A noi è un pochino più primaverile, questa esperienza è un pochino più primaverile. Vabbè, noi qua non si capisce, quindi io mi sono messa il giubbottino tanto per fare la parte, per me c’è sempre cazzo.

 

Un’ultima specificazione a proposito del tartufo. Io sono una tartufata, però purtroppo sono di una zona dove i tartufi non sono questo, diciamo, granchè. Ci ho provato, li ho mangiati, presi da noi, però non sono così profumati come quelli vostri.

 

A proposito di tartufo, di cosa ci vuoi? Il foliage? Sì. Dunque, da noi, questa è la stagione del tartufo. Diciamo che la nostra zona, insieme a quella di Alba, hanno i tartufi con un profumo più bello, meno vicino all’aglio, grosso modo.

 

Non sono grossissimi, anche quest’anno, perché probabilmente la pioggia, la stagione non li ha aiutati, però sono più, come quantità, sono più dell’anno scorso, quindi il prezzo, per fortuna, è calato. E sono bellini, belli rotondetti, grossetti. E poi, una ricetta tipica di Montalcino col tartufo? Cos’è, il risotto?

 

No, noi si mangia con quelli che da noi si chiamano tagliolini, che sono più sottili delle tagliatelle e si fa una specie di crema che serve proprio da sostegno al tartufo, perché il tartufo non è un ingrediente, è un’aggiunta.

 

Viene messo a freddo dopo la cottura. I tagliolini al tartufo sono proprio buoni, ma anche con il passato di ceci sono buonissimi. E che vino abbini con questi piatti? A me, dico francamente, piace con le bollicine.

 

In Piemonte dicono che si beve il vino rosso, però io trovo che invece con un buon spumante classico, un metodo classico da pasto, è proprio un piacere enorme.

Tags: appunti divinidonatella cinelli colombinisusanna basile

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