Appunti diVini: A Genova 8 e 9 marzo 2026 la quinta edizione della guida social “I Vini del Cuore” di Olga Sofia Schiaffino
I Vini del Cuore guida social giunta alla quinta edizione sono un’idea geniale di Olga Sofia Schiaffino. L’appuntamento annuale con le aziende premiate nelle edizioni della guida social si sposta nella prestigiosa sede del Palazzo della Borsa, nella storica Sala delle Grida, domenica 8 e lunedì 9 marzo 2026. Olga Sofia è stata miglior sommelier AIS della Liguria del 2019, giudice in concorsi internazionali, media partner del Merano Wine Festival, si è chiesta se fosse giusto catalogare un vino solo attraverso una scheda e punteggi, così la prima edizione nasce dai racconti delle persone che si mettono a nudo e l’esperienza psicosensoriale che hanno fatto.
Olga Sofia Schiaffino: Conoscere il vino attraverso le voci dei blogger, degli instagrammer che fanno le loro degustazioni, che girano per cantine, che vanno a conoscere i produttori, in maniera autentica. La prima edizione, è nata dagli assaggi di una ventina di persone che sono state selezionate random con un contest su Instagram, quindi un esperimento se vogliamo anche un po’ psicoanalitico alla Jung, la sincronicità, ognuno di loro aveva un compito, di raccontare un vino che lo avesse particolarmente emozionato, però di non dire niente alla cantina e di non ricevere nulla in cambio, né oggetti, né bottiglie, né denari. Perché io credo che questo debba essere un progetto eticamente sostenibile e pulito.
Conosciuta al Merano Wine Festival, e così l’abbiamo conosciuta, durante una meravigliosa degustazione insieme con lei e a Tamar dei Vini della Giorgia, io poi l’ho braccata e non l’ho più mollata, e poi motivo fondamentale della nostra prima puntata, perché lei ha detto che ha deciso di restare con noi per diverse puntate, è l’autrice della guida social dei Vini del Cuore, giusto? Una wine blogger che ha inventato questa guida chiamata i Vini del Cuore, quindi una guida social che si ritrova, poi lo metteremo nell’articolo, ora mi taccio tu non ti preoccupare, l’inizio è così, e quindi lei ha la parola, Olga Sofia ha la parola.
Sì, è bello spiegare anche com’è nata l’idea della guida social dei Vini del Cuore, perché eravamo giusto l’anno dopo la pandemia, cioè il 2021, e appunto facendo parte e avendo studiato presso le più importanti scuole di sommelier italiano eccetera, ho collaborato appunto alle guide ufficiali, e tra me e me ho pensato, però il vino viene raccontato solo attraverso i punti, e il punteggio a volte non dà proprio un quadro preciso dell’emozione che riesce a dare un vino, perché vini da 90 punti ce ne sono tantissimi, ma qual è la differenza sostanziale tra un vino e l’altro, l’esperienza anche personale che ti porta più verso un vino che non magari a un altro, a parità anche di eccellenza.
E allora ho detto, ma perché non proviamo a raccontare il vino attraverso le voci dei blogger, degli instagrammer che fanno le loro degustazioni, che girano per cantine, che vanno a conoscere i produttori, in modo da dare qualcosa anche di molto così particolare, genuino, chiamiamolo anche bottom up se vogliamo. E la prima edizione che è stata veramente una cosa emozionante per tutti, è nata dagli assaggi di una ventina di persone che sono state selezionate random con un contest su Instagram, quindi un esperimento se vogliamo anche un po’ psicoanalitico alla Jung, la sincronicità che ci ha messo insieme nel fare questa prima edizione, e ognuno di loro aveva un compito, di raccontare un vino che lo avesse particolarmente emozionato, però di non dire niente alla cantina e di non ricevere nulla in cambio, né oggetti, né bottiglie, né denari. Perché io credo che questo debba essere un progetto eticamente sostenibile e pulito e che ognuno possa veramente esprimere quello che pensa sulla base delle esperienze che abbiamo fatto.
Siamo arrivati alla quinta edizione quest’anno, siamo passati da Amazon a You Can Print, quindi si può trovare appunto su questa piattaforma ma anche nelle più importanti librerie, c’è anche la versione ebook, abbiamo fatto sia cartacea che ebook perché cerchiamo sempre di eliminare la carta e di essere appunto sempre più sostenibili, e anche noi al nostro chilometro zero. Nel corso di questi anni ci sono stati diversi cambiamenti, innanzitutto ci sono meno scrittori, ci sono dei wine specialists che scrivono per diversi paesi del mondo, abbiamo introdotto da due anni a questa parte anche i vini dal mondo, quindi c’è Michela Cogiucaro che parla dei vini dei Balcani, Haris Papandreou che parla dei vini della Grecia, Tamara Tchitchiboshvili che si occupa dei vini della Georgia, abbiamo quest’anno anche la Master of Wine Patricia Stefanowicz che ha curato i vini dell’Inghilterra, quindi abbiamo delle persone veramente importanti.
Questi poi li possiamo intervistare tutti, casomai mi aiuti tu? Assolutamente sì, alcuni sono un po’ timidotti ma naturalmente sì.
Poi abbiamo Clizia Zuin che seleziona dei vini dal mondo, tra l’altro è stata nominata la miglior sommelier quest’anno a livello nazionale e lavora nel ristorante stellato Atto di Vito Mollica Firenze. Poi abbiamo Enrico Cusinato e poi abbiamo anche Federico Gabriele che è un giovane enologo. I vini del cuore sono scelti attraverso i racconti e le esperienze delle persone che scrivono, che adesso sono più o meno sempre le stesse, un bellissimo gruppo, sono tutti sommelier, quindi la base per giudicare un vino ce l’hanno, ma i racconti sono proprio solo ed esclusivamente delle narrazioni, dell’approccio col bicchiere, della conoscenza del produttore e delle piccole note che fanno diventare un vino qualcosa di unico.
Le nostre guide tra l’altro escono con un’annata, però sono dei libri che puoi tenere lì vicino al comodino perché ci sono storie dentro, non sono solo descrizioni secco, caldo, morbido, fruttato, floreale e quant’altro, ma sono veramente dei racconti sia delle persone che si mettono a ludo che anche dell’esperienza psicosensoriale che hanno fatto. Senti, ma come viene suddivisa all’interno della guida la consultazione? Allora, la guida prende valore anche dalla introduzione che viene curata da personaggi illustri, tra i quali c’è stata la grande Donatella Cinelli Colombini, poi Linda Nano, quest’anno alla curata Helmuth Köcher che è il patrono del Merano Wine Festival. Seguono poi i vini del mondo, i Wine Specialists, quindi tutta la parte straniera e poi ci sono i vini suddivisi per regioni.
Alla fine troviamo i luoghi del cuore, cioè dei ristoranti, enoteche, bar che hanno sposato il nostro progetto e che quindi danno spazio o in carta o magari con iniziative alla guida social de I vini del cuore e poi di solito si pensa anche di riservare uno spazio per le varie annotazioni. La cosa anche carina è che ogni anno organizziamo un evento a Genova dove invitiamo le cantine che sono state presenti in tutte le edizioni della guida a partecipare. Quest’anno sarà l’8 e il 9 di marzo e dal bellissimo Palazzo Museo di Diocesano ci siamo spostati, grazie all’aiuto della Camera di Commercio, nel Palazzo della Borsa, nella Sala delle Grida che è una bellissima location stile Liberty, sembra il Pantheon dentro, con tutte queste colonne, bellissimo tutto Liberty, e siamo proprio ancora nel cuore di Genova perché siamo vicino a Piazza dei Ferrari.
E proprio per essere anche fedeli allo spirito, al progetto della nostra guida abbiamo sempre portato avanti l’idea che siano anche le persone a scegliere alcuni vini che andranno nella nuova edizione, per cui tutti quelli che entrano ricevono una cartolina. Quest’anno invece avremo forse la possibilità di utilizzare l’app di Vinup che è uno dei nostri partner, che è un’app molto interessante e potete andarla a cercare e scaricare già e ognuno delle persone appunto con questa cartolina, con questo mezzo potrà votare il proprio vino del cuore. I 10 vini più votati noi li inseriamo sempre automaticamente nell’edizione nuova della guida, proprio perché sia una cosa vissuta e che sia sempre più una cosa condivisa dalle persone che amano il vino, che lo bevono, che lo bevono responsabilmente, che vogliono conoscere le storie e tutto quello che ci sta dietro e dentro a una bottiglia.
Vi curate anche degli abbinamenti? Ho guardato il sito, però non ne ho idea. Infatti se poi ci vuoi mandare anche degli articoli già pubblicati sulla guida, noi li pubblichiamo tranquillamente.
Volentieri, ti manderò tutto, assolutamente sì.
Diciamo che gli abbinamenti di solito non fanno parte diciamo canonica della descrizione, nel senso che l’autore può raccontare che occasione ha assaggiato il vino e quindi mettere il cibo, l’abbinamento e quant’altro. Durante l’evento di solito alcuni produttori portano magari dei prodotti tipici del territorio da fare assaggiare insieme, ad esempio l’anno scorso l’Azienda Agricola Tiberi David che fanno il vino cotto che è una rarità, è qualcosa veramente di prezioso, aveva portato il ciauscolo, questo salume tipico marchigiano e il vino cotto con il ciauscolo è veramente come si dice la morte sua.
Ecco, quindi tra l’altro Tiberi con il vino cotto Occhio di Gallo saranno presenti a marzo, mi hanno confermato che ci saranno, quindi io sono solo super felice. Durante l’evento di solito facciamo anche delle masterclass e quest’anno ci sarà la masterclass probabilmente condotta dalla Micaela con Yukaru con una sorta di blind testing molto probabilmente, poi ci sarà la nostra Tamara Tchitchiboshvili che ci incanterà con queste meraviglie che vengono dalla Georgia, la patria del vino. 8 mila anni fa io tra l’altro ho avuto la fortuna di essere in tour in Georgia nel 2025 e di aver proprio visto il luogo dove si pensa sia nato il vino, quindi una grande emozione e poi io con la delegata ONAV di Genova che è Lorenza Olmi porteremo avanti di nuovo una degustazione sui vini della Grecia che come tu ben sai sono nel mio cuore.
Ma tu fai parte anche de le donne del vino?
Sì, sono donna del vino della Liguria e quindi porto avanti con loro i progetti e condivido le loro elucubrazioni.
Con noi, perché ricordati che anch’io faccio parte delle donne del vino. Quindi siamo le donne del vino.
Sai che cosa è? Di recente quando siamo venuti al Merano Wine Festival, poi siamo stati il giorno dopo da Berlucchi, Freccianera, quindi dalla favolosa Pia Berlucchi. Assolutamente. Una persona stupenda.
E’ meravigliosa. Allora cosa è successo? Io mi sono avvicinata, eravamo 44, perché ero un torpedone dell’Onav di Catania con cui siamo partiti. Mi sono avvicinata e gli ho detto che io sono donna del vino.
Da quel momento in poi c’è stato il feeling e quindi molte donne che erano lì presenti, tranne un’agronoma che era già donna del vino, le altre non erano donne del vino. E allora una di loro che aveva un’enoteca mi fa, ma come si fa a entrare dalle donne del vino? Perché poi infatti io Pia l’ho intervistata due volte perché è come se fosse una sorta di setta bella. E ti dà la possibilità di conoscere tantissime donne e persone che normalmente a me non era mai successo.
Scusi, io la prima volta che venivo a Merano, non ero mai venuta neanche in Trentino, e andando in giro per il Merano a un winefestival ho incontrato tantissime donne del vino. In zone più assurde, quindi c’è come se fosse una sorta di passepartout. Io ci sono solo da due anni, quindi volevo sapere da te, anche per te da tanto tempo che magari ci sei, cosa succede?
Penso al 2020, perché nel 2020 quando c’è stata la pandemia io seguivo le preparazioni dei ragazzi ai concorsi di ICE. Dovevamo andare a fare una gita in cantina, e quel giorno lì era tra l’altro l’8 di marzo, era proprio marzo ci chiusero. E allora da lì pensai, ma se noi non possiamo andare da loro, facciamo in modo che via web ci si colleghi ed andiamo.
Quindi iniziai a fare le dirette su Instagram, mi ricordo, poi non lo so, però diciamo fuori se non la prima una delle prime. Ogni settimana facevo tre dirette dal territorio con i nostri produttori Liguri, con i ristoratori, proprio per cercare di riempire anche quelle giornate che erano veramente mortifere per tutto quello che si sentiva, anche per l’incertezza che si stava vivendo. Insomma, diciamo che anche adesso il periodo non è tanto di quelli tranquilli, ma insomma.
E quindi siamo andati avanti nel corso dei mesi e attraverso queste dirette avevo anche fatto poi delle rubriche tipo Women in Wine. A una di queste rubriche avevo intervistato Donatella Cinelli Colombini, questa persona, una persona talmente spettacolare, di una grande umanità, di una grande preparazione e soprattutto una persona intelligente, una donna intelligente. E mi piacque molto l’idea, quelle cose che promuove l’enoturismo, poi anche il progetto delle donne del vino e quindi chiese di poter entrare.
Quindi è andata così. Infatti leggo qua, Olga Sofia Schiaffino, però non l’abbiamo detta ma lo diciamo, come si inserisce anche nella tua attività di medico-psichiatra, scritto qua, stregata da Dioniso, no?
Esatto, è stato veramente un innamoramento, un colpo di fulmine, diciamo, nato proprio dal fatto che volevo cercare di capire cosa c’era dentro, cos’era il vino, al di là di tutto che cosa c’era dentro. Poi è un percorso che mi ha dato molto, anche perché è ricco di umanità, è collegato a livello sia filosofico, storico, simbolico, a tutto quello che possiamo ritenere umano.
E come diceva Terenzio, Homo sum, humani nihil a me alienum puto, quindi tutte le cose umane mi riguardano e figurati il vino, a maggior ragione. E questo è stato, secondo me, l’inizio di un percorso che mi ha portato a rivedere anche, non so, la geografia con occhi diversi, posti con veramente un’attenzione nuova e ad appassionarmi sempre di più alle storie delle persone, ai loro momenti, alla vita, che ha questa capacità di adattamento e di resistere anche alle condizioni più difficili. Ed è un po’ quello che ognuno di noi cerca di fare nella sua vita, poi appunto facendo anche l’altra parte, la resistenza ai traumi, tutta l’anima che c’è dentro, al calice, mi riporta tantissimo anche a quelle che sono le esperienze personali magari dei pazienti che sento.
A proposito di questo, ho cercato all’inizio di trovare, quando facevamo storytelling, andavamo nelle cantine, cercavo di trovare la quadra di questa dicotomia, da un lato fare la psicologa e dall’altro fare la giornalista e non gastronomica. A un certo punto ho trovato poi la soluzione, perché ho cominciato a vedere la cantina come una famiglia, in realtà, e quindi questo è il lavoro che sto facendo e che voglio fare anche per iscritto, che fa parte anche tra i miei, come si dice, poco fa Donatella quando l’ha intervistata diceva tu sei sempre allegra perché c’ho sempre progetti nella testa. Per esempio durante le vacanze di Natale mi sono fornita di un robot a cucina e della macchina quella per fare la pasta, perché per metà sono romagnola, ho detto ma io la pasta la so fare bene perché non mi devo attrezzare, quindi per me è stato felice che in questi 15 giorni ho fatto tortellini, tagliatelle, lasagne, così come per la pizza, ho comprato il fornetto quello a 400 gradi, mi entusiasmo, quindi io voglio fare un libro sulle famiglie del vino, ma non un libro di quelle che è bella questa famiglia, che è brutta questa famiglia, è brutta non lo possiamo fare, invece no, per questo mi interessava anche il tuo apporto psichiatrico, perché raccontare cose che funzionano e cose che non funzionano, quindi quando poi io ci vado, mi metto gli occhiali e li guardo così, questa è una domanda, mi faceva piacere sapere quanto influisce l’analisi, non tanto del vino, perché tu poi vai nelle cantine, quindi poi conosci il prodotto finale, ma dietro c’è un lavoro, quanto influisce la tua preparazione da un punto di vista medico, psichiatrico, mettiamo col terapeuta.
Questa è una bellissima domanda, che spesso mi sono anche fatta, perché ci sono delle situazioni che ti toccano sicuramente molto più di altre, fermo che stando che non è un giudizio sul vino, è l’empatia che si genera dagli incontri, quella è anche legata a questioni di personalità e di tipologia, di carattere che si vengono a incontrare. Sicuramente rimango non solo in ascolto delle parole, ma rimango molto attenta anche a quello che passa del non verbale in un incontro, alle movenze, agli sguardi, alle tonalità della voce e un po’ all’atmosfera che si crea. Lungi da me, dall’essere un colloquio psichiatrico, una visita psichiatrica, quindi produttori state tranquilli, io non psicanalizzo quando vengo in cantina, vengo solo per bere, però quando esco da una cantina e sento delle storie, sento magari come è stata creata una realtà e che difficoltà magari hanno dovuto affrontare, io veramente mi sento fortunata perché mi sono arricchita, perché queste persone mi hanno dato qualcosa che non è solo da bere, ma è la loro testimonianza di come veramente si può rimanere umani e lavorare, portare avanti dei messaggi importanti e delle cose che non hanno poi un vero prezzo, che fanno veramente parte di quella che dovrebbe essere la dignità di tutti noi.
Per esempio, andiamo verso la fine, mi piaceva proprio trovare in una partner in questo senso, perché abbiamo tutte e due le stesse prerogative. Certo tu sei psichiatra, si dice così.
Sì, sono terapeuta, ma sono anche omeopata, quindi diciamo che non sono una di quelle che per forza devo darti qualcosa di chimico se non sono felice.
Però quando ci vuole, ci vuole, io lo so per esperienza.
Ma infatti però quando ci vuole devi sapere qual è lo spazio del quando ci vuole, se conosci diverse cose puoi anche differenziare quella che è l’intervento.
Ti ascolto perfettamente perché tra l’altro pure io mi curo con l’omeopatia e sono floriterapeuta, quella ai famosi fiori di Bach, quindi da questo punto di vista siamo a posto, siamo perfette.
Dimmi anche di che segno sei a questo punto. Io sono a bilancia.
Io Gemelli, ascendente pesci.
Benissimo, allora possiamo andare da qui. Allora, la domanda è questa, visto che tu hai avuto tantissime esperienze, sicuramente anche più di me, qual è la differenza fra nord e sud e soprattutto il discorso delle nuove generazioni, delle vecchie generazioni, di questo favoloso passaggio all’interno delle cantine, che è il passaggio dall’analogico al digitale.
Queste sono un po’ queste… Questo è un grande argomento.
Allora, io magari mi concentrerai più sulla seconda domanda, perché poi dire differenza tra nord e sud dipende anche in che realtà vai, in che cantina vai, perché se vai nelle grandi cantine, non so, o nelle grandi cooperative del sud, non è che ci siano tante diversità rispetto a come avviene, diciamo, prodotto il vino al nord, ovviamente rispetto alle varietà che uno coltiva e magari alle scelte di mercato che possono essere differenti. Diciamo che poi tutte le storie delle famiglie hanno sempre un passato, un presente e uno sguardo al futuro e io vedo che i figli dei produttori storici hanno a disposizione degli strumenti sicuramente molto validi, sono molto tecnici, magari cercano di portare delle innovazioni. Questa volta si scontra magari un po’ con l’idea di chi in quel momento è in cantina, quindi questo passaggio di consegne non è sempre poi facilissimo, ecco.
Soprattutto quando, diciamo, il genitore è un personaggio molto carismatico, magari è proprio quello che ha creato la cantina, il brand ed è quello conosciuto. Quindi è un po’ come per tutti i figli d’arte, no? Che è bello, però questo cognome ti pesa un po’, ecco. Ti parla la figlia, vabbè io sono femmina, però mio fratello era figlio di uno che giocava a pallanuoto, che era un grande comandante, quindi lui ovviamente ha giocato a basket perché così ha cambiato e ha fatto lo stesso la carriera, diciamo, nautico, quindi capitano di lungo corso, eccetera.
E questo, diciamo, confronto sempre col papà c’è sempre stato, poi adesso, insomma, secondo me è diventato anche più bravo di lui e quindi mi fa piacere. Questo, non so, mi viene tanto in mente la canzone di Cat, Steven, Father and Son, che appunto c’è sempre questa difficoltà nel lasciare andare, nel guardare avanti, nell’essere radicati in quelle che sono le tradizioni delle famiglie. Comunque i ragazzi di oggi che lavorano in vigna, i figli d’arte, sono veramente, veramente tosti anche perché hanno delle sfide che forse i genitori e i nonni non avevano neanche minimamente immaginato, tipo, non so, il cambiamento climatico, i dazi dei vari governi, l’iperproduzione, anche tutte queste strategie di vendita, di mercato, che devi essere sempre sul pezzo, i nuovi canali di comunicazione, quindi direi che stanno veramente facendo delle cose veramente grandi e hanno tutto il mio supporto.
Poi, giustamente, il mercato è un po’ quello che è, insomma, una delle cose che ho sentito ultimamente anche più, così, che mi hanno più stimolato è stata quella di una giornalista che ha detto, ma sul consumo dei giovani che si lamentano, non consumano abbastanza vino e così, effettivamente, lei diceva, ma voi a 18 anni, 19 anni bevevate vino? E io pensando ai miei 18-19 anni mi sono detta, ma anche no, nel senso che non mi compravo la bottiglia, magari, non so, bevevo il vino una volta ogni tanto, magari bevevo più il gin and tonic, il tè o la birra, ecco, quindi vanno sicuramente educati a un bere consapevole, a sapere benissimo che non si può bere così, né per dimenticare, né per noia, né per niente. E più c’è questa preparazione e c’è più anche comunicazione della bellezza e dei valori dietro al bicchiere che, secondo me, riusciamo a fare un buon lavoro preparando i giovani di oggi ad avvicinarsi a questo mondo meraviglioso. E la guida social dei Vini del Cuore vuole essere anche un po’ un aiuto da questo punto di vista.




