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Home Food Style Appunti Di Vini

Appunti diVini: Francesco Rizzo Cantina Vinisola a Pantelleria, l’isola delle Meraviglie

Francesco Rizzo di Vinisola, a Pantelleria e siamo proprio a Pantelleria nel momento preciso della vendemmia: queste sono delle viti molto vecchie, l'età media è una settantina d'anni, anche di più probabilmente. Di che vitigno stiamo parlando? Zibibbo. È tutto zibibbo, alberello pantesco basso, patrimonio dell'umanità per la simbiosi che si è creata tra la natura e l'uomo. L'uomo ha cercato di costringere la vigna a stare bassa e la vigna si è abituata. Viene fatto in modo che l'albero cresca in larghezza e non in altezza. Qui per esempio è una vite che vive vicino a un cappero e con una roccia vulcanica che avrà almeno 40.000 anni”. Francesco ci porta in giro per l’isola!

Gennaio 4, 2026
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    Susanna Basile Susanna Basile
    Tempo di lettura: 8 minuti

    Buonasera a tutti coloro che ci stanno guardando, io sono Susanna Basile, questi appunti divini che nasce per mettere in contatto tutti coloro che si occupano di vino, di olio e di birra, produttori, esperti del settore stakeholders e associazioni di categoria. Presentiamo il nostro ospite di questa giornata perché normalmente siamo di sera, oggi siamo di giorno e sicuramente è Francesco Rizzo di Vinisola Pantelleria e siamo proprio a Pantelleria nel momento preciso della vendemmia, quindi una cosa meravigliosa. Francesco cosa ci dici? Buongiorno a tutti, noi siamo già svegli da tanto, come vedete stiamo raccogliendo, spero che avete visto, ma abbiamo iniziato attorno alle 6, quindi un quarto d’ora fa abbiamo preso un caffè, ricominciamo, siamo già sudati perché è una bella giornata calda e umida.

     

    Siamo qua a Campobello, vista mare, meravigliosa perché là il mare è una cosa, è velato il sole, vedi per questo c’è umidità. Sì, è molto umido, dovete immaginare che anche le macchine sono bagnate, ma non perché ha piovuto, ma perché dell’umidità del mare, ma è una cosa ottima perché si dice che avere un terreno a mare è sempre stata una fortuna, anche perché essendo vicino al mare prende l’umidità del mare, ne prende tantissima e quindi prende quella salinità che molti altri terreni più all’interno non hanno, magari hanno maggiore acidità, però non raggiungono la salinità che hanno questi terreni molto vicini al mare. Senti, allora andiamo a vedere da vicino una vigna, ci porti a vederla? Sì, vado.

     

    Parla di Pantelleria, com’è che sei finito a Pantelleria? Allora, come sono finito a Pantelleria? Nel mio certificato di nascita c’è scritto nato a Gavirate, provincia di Varese, ma immigrato da Pantelleria. Io ho vissuto i primi due anni di vita con i nonni a Pantelleria, la mia famiglia è da secoli di Pantelleria, io sono forse il primo nato fuori isola di Pantelleria nella mia famiglia. Poi ho fatto tutt’altro nella mia vita fino a quando poi un giorno abbiamo deciso con l’enologo D’Aietti e altri amici, ma le cooperative qua a Pantelleria falliscono.

     

    Proviamo a fare qualcosa a noi in questo settore, riportando anche delle tradizioni, tanto che siamo i primi che hanno, per esempio, rifermentato degli spumanti e dei frizzanti a Pantelleria, dopo almeno un 20-25 anni che non si facevano più. Niente, è una passione.

     

    Mi ricordo tantissimo, 25-30 anni fa quasi praticamente, più o meno, quando andai a Pantelleria diverse volte che c’era la produzione di Solimano, che era ancora spumante in quel caso.

     

    Il più famoso alla fine è stato il Solimano dell’Agricoltori Associati, quindi un ottimo vino dolce, il nostro è un demi-sec, ma poi dopo aver fatto lo spumante come demi-sec abbiamo fatto anche un vino frizzante che è a mano libera. Il ricordo un po’ dei contadini che con le uve di varie tipologie che avevano attorno ai vigneti si facevano un vino per la casa che rimaneva, manteneva sempre un po’ di zucchero residuo e quindi in bottiglia un po’ rifermentava, questo era il frizzante del contadino.

     

    Come fanno i piacentini? In Emilia-Romagna fanno così, si portano a casa?

     

    Sì, io vado, vedo se riesco a farvi vedere.

     

    Dovete anche considerare che queste sono delle viti molto vecchie, l’età media qua è di una settantina d’anni, ormai anche di più probabilmente. Di che vitigno stiamo parlando? Zibibbo. E tutto il Zibibbo? È alberello pantesco basso, patrimonio coltivazione, patrimonio dell’umanità per la simbiosi che si è creata tra la natura e l’uomo.

     

    L’uomo ha cercato di costringere la vigna a stare bassa e la vigna si è abituata, viene fatta in modo che l’albero cresca in larghezza e non in altezza. Adesso se riesco a girare la fotocamera, ma non ci riesco, vedo di farvi vedere questo qua per esempio è una vite che vive vicino a un cappero e con una roccia vulcanica che avrà almeno 40.000 anni. Perché questo è un terreno a rocce vulcaniche affioranti, è tutto roccioso.

     

    Sì, abbasso il telefono e ce la fai vedere. Questa qua che stiamo vedendo, giusto? Sì. Un grappolo, roccia vulcanica, il cappero.

     

    Sì. Spero che abbiate visto qualcosa. Sì, no, abbiamo visto qualcosa, l’ho visto io, la vedrò anche gli spettatori.

     

    Ma in lontananza ho visto anche dei muretti a secco, giusto? Pronto? Scusate? Ho visto anche dei muretti a secco.

     

    Sì, vabbè, qua è tutto muretti a secco, cominciando dal confine, ma questi sono essenziali per proteggere il terreno dal vento e poi comunque questo qua è un terreno abbastanza pianeggiante, ma molti sono scoscesi e quindi sono anche stati fatti per proteggere, per tenere la terra. Sì.

     

    E quindi mantenere le coltivazioni che ci sono. A proposito di questo, di recente ho intervistato il presidente della Cervim, che è l’associazione nazionale dei vicini estremi, e lui parlava appunto della Sicilia dicendo che appunto anche Pantelleria fa parte, diciamo, a livello ideale, fa parte di questi terreni, insomma, scoscesi. Oh, finalmente, qua ora ci siamo, vedi, piano piano stai prendendo dimestichezza.

     

    Ma tu che cosa fai a Varese? Ma io adesso in effetti sono pensionato e seguo Vinisola sostanzialmente. Io, nella mia precedente vita, come dico io, ero direttore finanziario di una multinazionale responsabile Sud Europa, quindi giravo tra l’Italia e Grecia. E poi, comunque, sempre venuto a Pantelleria, l’amore per l’isola c’è sempre stato e quindi eccomi di nuovo qua, infatti.

     

    Poi Vinisola e due passioni per i vini e per l’isola di Pantelleria. Ma come è l’Enoturismo?

     

    Non abbiamo ancora Enoturismo, è un pensiero futuro. Comunque troviamo in modo, da amici o in altri posti.

     

    Ma comunque Pantelleria, per quanto piccola, è stata sempre un posto di turismo d’élite o no? Sì, sì, sì. Purtroppo è ancora difficile da raggiungere, i collegamenti sono quelli che sono, però magari il suo bello è anche quello. Io mi ricordo quando venivo tanti anni fa, che praticamente il giornale era quello di due giorni prima.

     

    È rimasto uguale da questo punto di vista, penso di sì. Ora sì che vediamo anche l’uva. Questa è una cassetta che ho raccolta.

     

    Ma è bellissima, perfetto. Ah, quindi questa invece ancora è quella che dovete raccogliere, perfetto. Benissimo, ma tu quanti, quanto, come spazio, ettari? Non voglio sapere perché effettivamente non so quanti.

     

    La cantina, sposto un attimo, vedo fastidio. La cantina raccoglie da 12,5-13 ettari circa sparsi un po’ in tutta l’isola. La cantina non possiede i vigneti, il mio è mio, l’enologo D’Aietti ha i suoi.

     

    Poi raccogliamo da terreni di altri amici con cui si è creata veramente una forte amicizia, quindi è il momento della vendemmia, è il momento anche di ritrovarsi e magari alla fine proprio della raccolta mangiare tutti insieme. Niente, quindi circa 13 ettari, tutti a Zibibbo. Attualmente facciamo quattro doc, lo Zefiro che è il bianco secco, Arbaria che è il passito di Pantelleria, Shalai che è lo spumante demi sec e a mano libera che è un frizzante.

     

    C’è un quinto doc che facciamo ogni 4-5 anni da questo terreno con un’uva bianca che teniamo per 4-5 anni con continui batonnage in serbatoi di acciaio ed esce in genere dopo 6-7 anni. Infatti attualmente ci sono pochissime bottiglie rimaste della 2011, poi c’è la 2015, la prossima sarà la 2022 perché si è saltato il periodo del covid che uscirà tra il 2027 e il 2028 ed è fatta con uva proveniente solo da questo terreno proprio perché è un terreno, come dicevamo prima, a mare. Ci siamo spostati da Campobello nella zona nord orientale dell’isola a Kazzen dove abbiamo la cantina che invece è la zona nord occidentale dell’isola appena fuori il paese.

     

    Entriamo, è una cantina piccolissima però abbiamo di tutto, vedete dei silos di mantenimento, vedete il piccolo tavolo di degustazione, c’è del cibo sopra per mangiare qualcosa appena fatta la deraspatura, più tardi, vedete addirittura quella macchina lì è la nostra etichettatrice semiautomatica, noi le nostre bottiglie o le etichettiamo su quella macchina oppure addirittura manualmente, tipo in particolare Shalai e a mare. Andiamo avanti, la cantina nasce con un muro qui chiuso, poi quando abbiamo deciso di fare Shalai abbiamo detto ci serve più spazio e adesso entriamo nell’altra parte dove macineremo il tutto e dove vedrete anche le prime autoclavi che hanno rifermentato sull’isola di Pantelleria dopo almeno 25 anni, nel 2013-14 per fare Shalai, sono questi silos, questi tre qua nell’angolo. Questa è la pressa che useremo più durante il processo e questa è la pigia dell’aspatrice, l’uva viene pigiata, convogliata con questi tubi e va a finire, vedete in questo silos dove inizia la prima macerazione.

     

    Piccoli piccoli però c’è tutto, hai ragione, piccoli ma c’è tutto. E adesso facciamo partire la pressa dell’aspatura, questo tino serve a contenere i raspi che usciranno dalla macchina lì. Quindi cosa fa la macchina? Praticamente toglie i raspi e lascia l’uva.

     

    L’uva che è qui è pronta ed è quella che avete visto che abbiamo vendemmiata. Allora mi dicono che ci sarà molto rumore quindi magari io non parlerò più però vedrete. Questa che avete appena visto vendemmiata adesso la convogliamo qua dentro.

     

    Così ce la fai vedere mentre macina. E partiamo. Non direte un bel rumore.

     

    Lo sposti un po’ più a sinistra. Un po’ più a sinistra va bene. Vediamo un altro pochettino così.

     

    Un altro poco. Eccolo i raspi. Mi prendo un attimo.

     

    Allora quello che mi manca è il profumo che c’è in questo rumore. E’ spettacolare. E’ un profumo incredibile.

     

    Adesso questa che abbiamo macinato è entrata dentro che abbiamo pressato e stava lì 24-48 ore. E poi la presseremo. Molto velocemente questa è finita ora.

     

    Ma bellissimo. Noi aspettiamo altri giorni di altri luoghi bellissimi di Pantelleria. Allora buonasera continuiamo con la nostra.

     

    Ciao Francesco. Ciao come stai? Benissimo continuiamo sempre quindi siamo sempre nella stessa puntata come poteva essere che io stavo peggio. Stiamo vedendo il lago di Venere a Pantelleria.

     

    Esatto un lago vulcanico pieno di effetti secondari del vulcanismo a Pantelleria ma poi ha delle situazioni direi ancestrali quasi da brodo primordiale molti lo chiamano. E’ infatti tutta un’area protetta. Questa è una caldera che è collassata, si è creato il lago e più o meno a 300 metri dall’altra parte della montagna abbiamo il mare.

     

    C’è anche una sorta di piramide sembra sullo sfondo.

    Una sorta di piramide dove la vedi? In cima alla montagna?

     

    Ah tu perdi quella alla tua sinistra no alla destra c’era una specie di… se giri un pochettino il telefono verso la tua destra no questa è la tua destra verso la tua sinistra allora ecco questa specie di promontorio sulla questa diciamo è la parte ho capito questa è la parte collassata del vulcano esatto così si capisce.

     

    C’è una zona pianeggiante si fa benissimo il bagno e proprio in quella zona la dove vedi bianco la spiaggia poi si entra e si affonda nelle io le chiamo sabbie mobili ma sono sabbie di fango molti si fanno infatti i fanghi del corpo e sembra che faccia bene.

     

    Fa benissimo. E là ci sono le acque calde ci sono delle persone infatti sedute dentro una delle pozze che ci sono là di acqua calda acqua sorgiva vulcanica.

     

    Qua prima della guerra ma poi anche dopo la guerra si veniva a lavare perché è un’acqua molto carica molto ricca di lisciva e quindi le donne venivano qua coi panni e li lavavano nell’acqua del lago.

     

    Mi ricordo perfettamente di un costume rosso e dopo qualche giorno diventò arancione. Succede ma invece con le ciabatte si rischia costantemente di attaccarle perché talmente si prende questa sabbia vulcanica sotto il lago che si incollano praticamente le ciabatte. Infatti penso che il lago sia pieno di ciabatte.

     

    Addirittura questo è un discorso del fango io me lo ricordo perfettamente perché il fango si fa asciugare no? Dopo che si asciuga praticamente si entra dentro l’acqua che essendo piena di lisciva quindi praticamente la pelle poi viene rigenerata. La pelle diventa liscia liscissima. Ogni giorno magari no perché diventi una specie di scheletro che cammina.

     

    Comunque è bellissimo che ancora almeno questo sia rimasto così bene. Lì in fondo quello che vedete in fondo è la località di Bugeber che è una delle migliori da un punto di vista di produzione vinicola. Infatti molte delle nostre uve vengono da là sopra.

     

    Continuiamo Francesco vai!

    Ciao ciao Susanna siamo a Cala Gadir zona orientale di Pantelleria. Diciamo che è un golfo di poeti e pescatori. Pescatori a Pantelleria ce ne sono pochi però questo qua era un posto dove c’erano diversi pescatori.

     

    C’è il diving ma la bellezza di questo posto è che ci sono anche le acque calde. Allora se vedi là in fondo ci sono delle vasche che confinano col mare e quindi uno si immerge in una vasca d’acqua calda e a un metro e mezzo c’è il mare aperto. L’acqua calda viene dalla parte sulfurica no? Si viene da sotto.

     

    Qua è tutto vulcano anche perché per esempio invece se guardiamo in quella direzione dove c’è piazzale lì il piazzale poi dà sul dove scendono le barche a mare e lì ci sono due vasche una delle due ha la temperatura a circa 75 gradi quindi uno va là ci mette un uovo e diventa sodo in 30 secondi. Quindi è anche pericoloso se uno lo sa di buttarsi dentro magari così via. Comunque ci si immerge si fa un bagno d’acqua calda quindi è una zona termale come vedi anche la zona balneare perché questi qua sono stati fatti negli ultimi dieci anni più o meno queste zone piatte per permettere alla gente anche di mettere una sdraio e così via.

     

    Armani ha la casa qua sopra. Quelli che nello sfondo sono i dammusi sono stati rinnovati. Tu devi pensare che un dammuso là all’angolo l’aveva mio zio un mio pro zio anzi uno zio di mia mamma fratello di mio nonno e lui mi portava qua e andavamo in fondo di qua alla punta di lì.

     

    Senti ma ci vuoi raccontare cos’è il dammuso perché io ci sono stata quindi lo so che forma ha insomma qual è la sua?

     

    Il dammuso in genere come vedete quello là è un tipico dammuso c’è solo praticamente una stanza sono delle costruzioni con muri molto spessi che mantengono il caldo d’estate nell’inverno e il freddo d’estate perché hanno una cupola in cui va l’aria calda si solleva e quindi resta l’aria più fresca sotto e poi hanno al bordo del tetto hanno una canalina che si che incanala l’acqua piovana visto che a Pantelleria non c’è acqua che incanala l’acqua piovana per andare nelle cisterne che sono sottoterra in genere sottoterra adesso se trovasse una canalina ma non ne vedo qua sicuramente sono nella parte dietro di queste case e poi è come se fosse una sorta di impluvium solo che invece esatto sì sì sì sì sì sì sì sì sì sì questa quindi è la parte di generale più araba perché il nome che dicevi prima era tutta Pantelleria araba. Per Pantelleria gli Arabi sono stati in Sicilia 300, 400 anni e tutte le contrade di Pantelleria ancora hanno nomi arabi lo stesso nome della nostra contrada Kazenn è sempre un nome tedesco Cazenna significa magazzini zona dei magazzini è arabo e così come Gadir non lo so in effetti ma Bukuram che è padre della vita ma quasi tutti i nomi di Pantelleria sono arabi sono rimasti da una dominazione lunghissima.

    Sì anche perché mi ricordo che l’origine del nome significa terra del vento no Pantelleria proprio.

     

    Fenici Cartaginesi Arabi e poi sono arrivati i francesi e gli spagnoli prima che poi arrivassero gli italiani.

    Senti io mi ricordo che un’altra cosa che mi piacque molto è come vengono chiamati gli abitanti di Pantelleria che si chiamano Panteschi. Panteschi esatto Panteschi.

     

    Panteschi perché c’è da Pantelleria Pantesco perché ti dà questo senso rinascimentale non sono un Pantesco ma è una cosa maestosa. Sicuramente. Qualche altra cosa? Noi siamo qua sembra che aspettiamo.

     

    All’arco di questa cala Cala Gadir c’è un museo archeologico sommerso qua hanno ritrovato delle vecchie navi mi sembra cartaginesi e romane. Hanno trovato delle monete risalenti a quel periodo così via e quindi hanno fatto un percorso subacqueo sottomarino un museo archeologico sottomarino con questi reperti. Ma non è per tutti però giustamente.

     

    Avranno fatto delle foto? Sì sono delle foto. Poi c’è anche un museo con alcuni reperti anche in paese nel paese di Pantelleria. Se pensi che ci vuoi fare vedere qualche altra cosa qualche altro punto importante noi siamo qua a disposizione.

     

    Allora altri punti importanti passeremo le giornate. Vabbè allora restiamo così. Restiamo che praticamente invitiamo le persone a venire.

     

    Venite a visitare Pantelleria perché questo è solo un piccolo abbozzo di cose a Pantelleria c’è tanto da vedere tanto da fare. Invitiamo le persone a venire a Pantelleria. Ma anche più tardi c’è la montagna, ci sono percorsi di trekking ambientali, c’è di tutto.

     

    Ci sono anche percorsi delle vecchie zone militari. Durante la guerra Pantelleria era la portaerei del Mediterraneo ai tempi Mussolini. Quindi c’è tanto non c’è solo mare anzi quasi il mare secondario a volte a Pantelleria.

     

    C’è tutto da scoprire. Venite qua e poi il prossimo anno magari a fare la vendemmia. E’ sempre una grande bella esperienza.

     

    Io mi ricordo scusa così facciamo l’ultima e chiudiamo in questo modo. Ti stavo dicendo questo che proprio perché Pantelleria è più agricola di quando si possa pensare. Io mi ricordo di avere mangiato anche cacciagione a Pantelleria.

     

    E’ famoso il coniglio pantesco quindi fatto con le olive, con i pomodorini. Comunque il coniglio pantesco è una delle pietanze tipiche che si trovano nei ristoranti di Pantelleria. Coniglio pantesco e poi un’altra cosa che non abbiamo detto l’altra volta ma lo diciamo oggi i capperi di Pantelleria.

     

    Ah capperi assolutamente. Il cappero di Pantelleria fa l’altro è un cappero molto particolare che rispetto agli altri che hanno sette petali quello di Pantelleria ne ha otto.

     

     

    Category: Appunti Di Vini
    Tags: appunti divinifrancesco rizzopantelleriavinisola
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