Francesco Benatti: responsabile dell’archivio storico e della biblioteca dell’Unione Italiana Vini. L’Unione Italiana Vini è una delle più antiche e più importanti associazioni di categoria del vino in Italia nata alla fine dell’ottocento a Milano come associazione all’inizio di commercianti del vino ma che poi nel corso di centotrent’anni di storia del duemila e venticinque abbiamo festeggiato i centotrent’anni dalla fondazione si è trasformata nella più importante e influente associazione di categoria che raggruppa tutti gli attori del comparto vitivinicolo. Io mi occupo dei vini in particolare della memoria storica quindi dell’archivio storico e della biblioteca cioè per quanto riguarda l’archivio di tutta quella documentazione che l’Unione Italiana Vini ha raccolto o prodotto nell’esercizio delle sue funzioni perché un archivio è proprio questo è quel quell’insieme di documenti che un ente che sia un’ associazione di categoria come è l’Unione Italiana Vini ma che può essere una famiglia o un organo dello stato o anche noi come persone singole produciamo e raccogliamo nell’esercizio della delle nostre funzioni se siamo un ente o della nostra vita se siamo una persona.
Il patrimonio librario che l’Unione Italiana Vini ha raccolto dalla sua fondazione ad oggi nell’esercizio proprio delle sue funzioni sono stati riconosciuti di interesse storico particolarmente importante dalla sovrintendenza archivistica della Lombardia che è un organo del Ministero della Cultura perché è stato riconosciuto che questa documentazione parte documentale archivio e parte libraria biblioteca fosse rappresentativa della dell’evoluzione del settore vitivinicolo in Italia.
Questo quindi il mio lavoro in generale è il più importante è quello di dirigere l’archivio storico della biblioteca quindi di fare un lavoro da un certo punto di vista prettamente tecnico, scientifico, archivistico, quindi di riordino, descrizione del patrimonio documentale e librario dall’altro lato un’operazione di valorizzazione e promozione pubblicità non nel senso di advertising ma di rendere pubblico questo patrimonio quindi di rapportarmi con i ricercatori che siano semplici appassionati di vino o professori universitari noi abbiamo un approccio che abbraccia tutti gli interessati. Ogni archivista è un tramite tra la fonte, tra il documento e il ricercatore.

L’archivio è aperto a tutti i ricercatori di tutte le discipline perché naturalmente il vino e la viticoltura che sono gli oggetti principali della documentazione che noi che noi conserviamo sono oggetto d’interesse per diverse discipline sia per le discipline diciamo più tecniche le scienze tecnologiche del settore vitivinicolo eh che quindi che vanno da dall’enologia alla viticoltura eh alla raccolta di dati ma anche sono eh oggetto d’interesse delle scienze sociali eh è il campo largo pensiamo non so agli storici agli storici economici eh fino anche ai semplici appassionati qual è il la cosa interessante che essendoci un una grande quantità di interessati ed essendo i documenti leggibili in modo molto diverso a seconda della formazione a seconda dell’impostazione della ricerca e della volontà di lettura da parte dell’utente il ruolo dell’archivista è quello proprio di essere tramite tra questi documenti e il ricercatore e guidarlo alla ricerca di un patrimonio che eh non è ehm grandissimo ma è molto significativo in modo che è da rispondere all’esigenza del ricercatore inoltre volendo uscire dal mero bacino di ehm i documenti che sono nel nostro archivio il ruolo dell’archivista è quello di farsi anche tramite della ehm della conoscenza di altri eh bacini documentali che ci sono eh in Italia o nel mondo eh legate alle tematiche vitivinicole quindi a me succede che arriva un ricercatore che è uno storico economico che sta facendo per un esempio una ricerca sull’evoluzione della eh della normativa vitivinicola all’inizio della del mercato unico della eh della CE eh allora io posso dargli quello che ho nel mio archivio eh non è molto ma posso anche indirizzarlo ad altri complessi documentali che ci sono in Italia o nel mondo dove io che sono un tecnico e bene o male ho su questa su questo tipo di documenti un panorama abbastanza vasto in Italia nel mondo indirizzare creando una rete non solo tra me e i ricercatori ma tra i ricercatori e anche altri archivi. Eh questo diciamo che è uno dei modi che io ritengo più eh funzionali alla promozione delle fonti storico documentali.
Il nome Enotria è il nome che Arturo Marescalchi nel 1921 ad una pubblicazione nata in seno all’Unione Italiana Vini che aveva due scopi fondamentali il primo scopo era uno scopo pratico legato alla vita associativa perché la prima Enotria è diciamo la continuazione di un precedente bollettino sociale dell’Unione Italiana Vini cioè quel foglio che trasmetteva ai soci dell’Unione Italiana Vini che allora era chiamata all’inizio Unione Lombarda tra i commercianti di vino alla sua nascita poi diventa all’inizio del novecento cambia in Unione.

Questa è la copertina originale del primo numero che è del gennaio del 1921 quando il vecchio bollettino che già che era come dicevo strumento di comunicazione ai soci dell’attività sociale ma anche strumento di approfondimento c’erano argomenti più vasti di interesse della classe sociale rappresentata dall’associazione. Il bollettino quindi ha uno scopo diciamo all’interno dell’attività sociale che possiamo tranquillamente tradurre come promozione ma che viene utilizzato per lungo tempo anche dopo anche dopo la guerra: qual è l’idea di Arturo Marescalchi?
Di parlare al comparto vitivinicolo come strumento ma anche a un pubblico più alto perché l’idea era quella di promuovere la vigna e il vino quindi la viticoltura è l’enologia alla produzione di vino ma anche tutti gli attori di questo comparto quindi diventa uno strumento di promozione del vino e della viticoltura ma anche delle persone.
La rivista tra l’altro è subito di grande formato è molto bella gli illustratori sono illustratori molto importanti ha anche un costo rilevante per essere una rivista perché il costo di copertina era di circa 3 lire nel 1921 quando un settimanale come la Domenica del Corriere costava credo 75 centesimi e quindi si colloca anche a livello di prezzo in una fascia alta della pubblicistica culturale e questa esperienza prosegue per molti anni ad un certo punto nel 1928 la rivista perde quella finalità diciamo di essere l’organo dell’associazione perché nel frattempo nasce un’altra importante pubblicazione dell’Unione Italiana Vini sempre frutto dell’idea di Marescalchi, che è il Corriere Vinicolo che ancora oggi è il più importante settimanale dell’industria del vino in Italia una rivista che possiamo, per usare una parola semplice, chiamare di tipo culturale e di tipo anche letterario.
Negli anni trenta si ridurrà il formato proprio perché l’idea di Marescalchi e dell’Unione Italiana Vini era quella di arrivare sempre di più alle famiglie anche andare nei ristoranti, negli alberghi e quindi diffondere sempre di più la rivista e così la rivista andrà avanti fino agli anni fino al 1942 quando le pubblicazioni verranno sospese nel contesto della guerra e quindi anche di quella necessità di ridurre il consumo della carta e a quel punto la direzione non era più di Marescalchi perché Marescalchi era passato a fare altro ma ci si interroga non ha senso continuare con una rivista troppo piccola e che non sia bella come quella precedente. La rivista quindi si ferma per circa quattordici anni e ritornerà negli anni cinquanta come rivista ancora una volta di ambito culturale e letterario così si andrà avanti.
La storia della rivista fino agli anni ottanta ha questa impostazione quando la rivista poi sul finire degli anni settanta diventerà una rivista un pochino più generalista perché allora diciamo che la politica editoriale anche nel mondo del vino era cambiata e ad un certo punto la rivista verrà sospesa in questa forma e diventerà per più di un decennio un annuario dell’Unione Italiana Vini che avrà una forte componente statistica e una forte componente ancora di racconto in questo caso tematico con dei numeri annuali e monotematici che affrontano temi specifici del settore per fare qualche esempio, c’è un numero molto importante sulla riforma della legge quadro per la protezione delle denominazioni d’origine nel 1993 poi dopo ci saranno tematiche importanti come ad esempio vino e salute e tutto correlato a un forte impianto anche statistico perché si portavano così secondo una lunga tradizione dell’Unione Italiana Vini al settore anche le statistiche e i numeri sul vino.
La rivista per concludere nel 2012 chiude l’ultimo numero diciamo annuale. Enotria ha continuato in queste diverse forme come rivista mensile fino al 42 poi ritorna come mensile dal 56 alla fine degli anni 70 diventa poi ad un certo punto negli anni 80 un supplemento illustrato del Corriere Vinicolo e poi si trasforma dal 1991 al 2012 l’annuario dell’Unione Italiana Vini.
L’ultimo numero prima di questo della nuova serie pubblicato era del 2011 cosa è successo?
Che in questi anni c’è sempre stata all’interno dell’Unione Italiana Vini la volontà di riprendere la rivista ma non c’era mai stata l’occasione una volta che abbiamo cominciato a lavorare sul passato sulla storia dell’Unione Italiana Vini con l’archivio storico abbiamo iniziato a parlare della possibilità di fare rinascere la rivista e ci siamo subito interrogati in particolare io e Paolo Castelletti che è il segretario generale dell’Unione Italiana Vini su quale fosse un modo valido e significativo per far rinascere la rivista e trovare una collocazione anche nel panorama editoriale del settore a quel punto in anni di pensiero di cambi di opinione abbiamo trovato una soluzione che era quella di riproporre una rivista che fosse una rivista scientifica interdisciplinare aperta però alla divulgazione quindi una rivista che avesse una forte componente scientifica una forte componente interdisciplinare ma che con lo stesso spirito di apertura a un pubblico più largo possibile che è quello che io porto avanti nel mio lavoro con l’archivio storico fosse leggibile e apprezzabile da tante persone con l’idea che ognuno possa trarre quello che più gli compete e quello che più gli piace e che sia anche piacevole Allora, qual è il messaggio dell’editore? Il messaggio dell’editore è la presentazione che fa Paolo Castelletti, che è il segretario generale dell’Unione degli Italiani, in cui racconta ai lettori della Nuova Enotria qual è il progetto dal punto di vista dell’editore su come vuole che sia la rivista.
Poi abbiamo un certo direttore responsabile che è Francesco Emanuele Benatti è un comitato scientifico, un comitato direttivo un comitato di redazione come dicevi tu non si può scrivere un articolo così diciamo presuppone che ogni articolo che ci sia scritto all’interno della rivista sia stato prodotto da una ricerca a tutti gli effetti Perché la rivista ha diciamo una macro suddivisione che è in quella articoli di ricerca scientifica e poi una parte invece di articoli più divulgativi non di stampo giornalistico ma comunque di stampo scientifico però formalmente che siano un pochino più divulgativi. Questo non vuol dire che gli articoli scientifici saranno scritti e proposti solo ai tecnici già gli articoli scientifici avranno una forma di articolo scientifico saranno sottoposti a revisioni tra pari come succede in tutte le riviste scientifiche però diciamo ci sarà una parte invece più divulgativa che invece sarà non avrà questa fase di approvazione degli articoli dal punto di vista della revisione tra pari.
Quindi la prima macro divisione è questa all’interno della sezione scientifica che qui è stata rappresentata da non tutte diciamo le sezioni la rivista sarà suddivisa in scienze umanistiche e quindi verranno raggruppate tutte quelle scienze come non so, dall’archeologia all’archivistica, alla storia, alla storia economica, la geografia la geografia economica, la scienza del paesaggio eccetera
Quindi io mi posso candidare come storia e filosofia?
Certo!
Ci sarà una sezione che sarà quella delle scienze tecnologiche del settore vinicolo per citare le più importanti l’agronomia e l’enologia a cui si aggiungeranno l’ingegneria dei processi legati al settore eccetera. Un’altra sezione che sarà quella della letteratura arti e comunicazione, quindi ci saranno tutte le arti visive l’architettura, la storia della fotografia, la filologia la letteratura e tutto e un’ultima sezione che qui nel primo numero non è rappresentata, è quella che sarà destinata all’economia alla politica, alla normativa e alla salute quindi avremo discipline quali l’economia le politiche agricole la normativa di settore eccetera e poi ci saranno queste rubriche come ad esempio la rubrica letture che vediamo rappresentata che proporrà andando ad attingere a quella componente letteraria che ha avuto la rivista per tanti anni proporrà delle letture, quindi dei racconti oppure delle poesie, quindi dei contributi prettamente letterari quindi originali.
Qui di seguito rimettiamo i link per la call del prossimo numero di Enotria
Sin dalla sua fondazione nell’Unione Italiana Vini nel 1921, grazie all’intuizione di Arturo Marescalchi, Enotria si è affermata come un osservatorio privilegiato e promotore del settore vitivinicolo, seguendone da vicino l’evoluzione produttiva, culturale e istituzionale.
Dopo un periodo di quiescenza durato quattordici anni, durante il quale l’ultima veste editoriale dell’annuario aveva progressivamente preso forma, e a seguito di numerosi cambiamenti avvenuti nel corso di oltre novant’anni di pubblicazioni, la rivista torna a nuova vita con la Nuova Serie lanciata nel dicembre 2025. Questa si inserisce esplicitamente nel panorama della riflessione scientifica e del dialogo interdisciplinare (una presentazione della Nuova Serie e una panoramica storica della rivista sono contenute nel numero 38/2025 de Il Corriere Vinicolo).
La rinnovata Enotria – Rivista del Vino si propone come uno spazio di confronto costruttivo, incentrato sul metodo e sul dialogo tra studiosi. In quest’ottica, il vino e la vite diventano un pretesto per esplorazioni e contributi, non necessariamente o esclusivamente il cuore dei contenuti e delle riflessioni ospitate dalla rivista.
Enotria – Rivista del Vino accoglie contributi che si posizionano al crocevia di diverse discipline, promuovendo una ricchezza di prospettive e tradizioni di ricerca. La struttura editoriale della rivista riflette questa natura interdisciplinare, articolandosi in ambiti tematici che rispecchiano le principali direttrici di studio attuali sul vino come oggetto di indagine scientifica, culturale e sociale.
I contributi possono essere presentati nelle seguenti sezioni:
– Scienze umanistiche
– Scienze e tecnologie del settore vitivinicolo
– Letteratura, arti e comunicazione
– Economia, politica, normativa e salute
Gli articoli scientifici proposti devono essere originali e saranno sottoposti a un processo di peer review.
Oltre agli articoli scientifici valutati tramite peer review, Enotria – Rivista del Vino accoglie contributi di diversa tipologia, tra cui recensioni di libri e convegni, racconti, poesie, testi letterari, composizioni musicali, partiture, contributi sonori, fotografie, opere d’arte, contributi visivi e interviste. Questi materiali vengono pubblicati in sezioni dedicate e valutati dal Comitato Direttivo. Maggiori dettagli sono disponibili nel testo completo della Call for Papers allegato.
Questo progetto fa parte del più ampio impegno dell’Unione Italiana Vini per la tutela e la valorizzazione del patrimonio relativo al settore vitivinicolo, un impegno sostenuto anche attraverso l’Archivio Storico UIV. L’archivio conserva e rende fruibile un’importante raccolta documentaria, utile per la ricerca storica, economica e sociale sul vino. In questa prospettiva, Enotria rappresenta un’estensione naturale del lavoro avviato nel tempo sulle fonti, i linguaggi e le pratiche che hanno segnato l’evoluzione del settore vitivinicolo italiano.
Il testo completo della Call for Papers e le Norme per gli autori sono disponibili in allegato.
Per ulteriori informazioni: enotria@uiv.it









