Appunti diVini: Angela Sergio, azienda Barone Sergio, una famiglia di origine nobiliare
Angela Sergio proprietaria dell’ azienda Barone Sergio ci racconta della sua famiglia e della sua azienda sita a Pachino in provincia di Siracusa. Ma la storia è molto complessa e si estende un po’ per tutta l’isola….
Angela Sergio: Allora l’azienda è un’azienda antica, appartiene alla mia famiglia da generazioni. Noi siamo una famiglia di origine nobiliare, discendente dei Tasca, che intorno alla fine del Settecento, ai primi anni dell’Ottocento, queste famiglie nobili si dedicavano molto spesso, erano proprietari terrieri e quindi la mia in particolare si dedicava alla transumanza del bestiame.
I residenti a Palermo si spostavano nelle zone più calde, quindi nella zona di nodo, dove a quell’epoca non c’era niente, c’erano questi terreni estesissimi. Comprarono un grosso feudo e li spostarono i loro interessi economici e quindi comprarono questo feudo che arrivava all’epoca fino a Portopalo, poi tra le varie generazioni, matrimoni, parte di questi terreni andavano in dote. Attraverso una serie di anni su divisioni patrimoniali, a me e a mia sorella è arrivata questa azienda, dove è nata Barone Sergio, che si trova su due terreni, Gaudioso e Le Mandrie.
Inizialmente negli anni 50 mio nonno Luigi Sergio vendeva i limoni e l’uva sia a livello nazionale che internazionale, quindi all’epoca si usava così. Poi mio padre decise nel 2000 di trasformare l’uva e quindi di destinare parte dell’azienda alla realizzazione della cantina e quindi è proprio nel 2000 che nasce Barone Sergio. Barone Sergio adesso è una realtà che sposa sia tradizione, perché ha un grande passato e lo si vede ad esempio ora tu, ti sei focalizzata sul video che c’è nel sito e questo video richiama momenti della vendemmia quando c’era mio nonno.
È mio nonno che ha ripreso queste fasi della vendemmia. Abbiamo scoperto che mio nonno era un grande amante della telecamera, cosa che io non sapevo. Incredibile.
Abbiamo trovato per puro caso a casa i suoi video, tra cui c’erano queste riprese della vendemmia che faceva lui all’epoca. Quindi è una realtà che sposa questa tradizione passata che è molto forte in noi e che trasferiamo attraverso la comunicazione dei vitigni, in particolare reliquia, la lucignola di cui parleremo a breve, ma sposa una grande innovazione che è legata al nuovo modo di sentire il vino. Questo è il motivo per cui opera sempre di Luigia.
Sono stati fatti dei murales in azienda come modo, tramite l’arte, di raccontare le nostre tradizioni, di raccontare la nostra storia, di rendere un po’ il vino più accessibile, quindi permettere un po’ agli artisti anche locali di venire da noi a esprimere il loro pensiero legato al vino e permettere a chiunque di poter vivere un’esperienza in azienda e quindi degustare i vini al tramonto dietro questi murales bellissimi. Infatti è stato organizzato un evento proprio per inaugurare questa nuova forma di comunicazione del vino, che è Baronetto, che organizziamo ogni giovedì d’estate in azienda dove appunto si svolge tutto su questa terrazza sulla vigna con dj set, musica, arte ed è un modo per appunto trasferire la nostra idea di azienda, il nostro modo di vedere il vino e siamo convinti che proprio attraverso questo strumento di comunicazione, di attività connesse, rimane nella memoria della gente tutto quello che vive in quel momento. Quindi un po’ il vino si spoglia di quei tecnicismi, di quei caratteri tecnici che sono importanti per carità, ma vive anche un altro modo di sentire il vino che è altrettanto importante.
Allora nella vostra home page, mi piace questo, diciamo, questo è l’affresco di cui parlavi, giusto? Quindi prima, ok. Mi piace anche il discorso del luogo dove vi trovate, il vino è fatto dal terreno, dal tempo, dal lavoro della cantina e crescono nel trentaseiesimo parallelo. Ci vuoi dire di cosa si tratta da un punto di vista fisico? Allora è un modo, anche sul sito, di raccontare la morfologia del terreno che secondo me è importante nel mondo della vigna, però di raccontarla in modo nostro.
Allora, come ti dicevo, l’azienda si estende su due terreni che sono Gaudioso, che è il terreno più grande, dove ci sono la maggior parte dei vitigni, quindi troviamo Grillo, Perricone, Lucignola, questo vitigno Reliquia, Moscato, Nero d’Avola e poi un terreno un po’ più piccolino che si chiama Le Mandrie, un po’ collinare, dove facciamo la selezione del Nero d’Avola e a noi quando organizziamo le degustazioni piace proprio portare le persone in mezzo alle vigne, proprio per far capire le caratteristiche della morfologia del terreno, il colore, la posizione, l’esposizione dei vigneti, siamo a 70 metri dal livello del mare, quindi tutti i venti del Mediterraneo che arrivano e riscaldano i filari, il terreno, questo terreno che ha un colore evidente, molto identitario, un terreno calcareo che è ricco di sali minerali, proprio perché la vicinanza col mare caratterizza il terreno in questa maniera e tutto questo poi va a confluire sul vino, va a confluire sulla vigna, quindi è un modo per spiegarlo, per fare capire il risultato, da dove viene, perché come dico sempre la maggior parte del lavoro si fa in vigna, quindi noi partiamo da lì durante le degustazioni proprio per raccontare quello che c’è lì. Infatti c’è anche una parte, prima di entrare nel merito proprio poi per la storia sui vini esattamente e sui vitigni, c’è anche una parte storia che mi è piaciuta molto all’interno del sito dove appunto c’è un discorso, chiaro che Luigia, in questo caso grande Luigia, ha fatto a proposito della comunicazione per cui vengono raccontate in maniera da comunicatrice e da grafica, non si dà niente per scontato, quindi questo è interessante del sito che ti dà proprio la possibilità di conoscere preventivamente quello che poi si va a provare e degustare insieme con tutti i sensi, in questo senso. Storie è questa pagina del sito che è un groupage un po’ di tutte le esperienze che sono state vissute in azienda in qualche modo e che hanno una certa rilevanza, vedi c’è la storia legata alla storia di famiglia, c’è la storia un po’ legata ai murales, a quello che rappresentano per noi, c’è la storia legata alla birra di moscato che questo esperimento che abbiamo fatto, cioè quello di dare una comunicazione del moscato, un’interpretazione del moscato differente, un po’ più pop e quindi è nata l’idea che è quella appunto di fare una birra dal mosto di uve di moscato bianco, ma non perché vogliamo diventare un birrificio, ma proprio perché per leggere il moscato in maniera diversa, sai che il moscato noi lo facciamo in tanti modi, lo facciamo in maniera frizzante, in versione ferma, perché non fare una birra con questi aromi proprio predominanti del moscato e devo dire che ha avuto tanto successo.
E poi c’è anche la storia legata agli eventi, vedi c’è la storia legata al baronetto. Questo sì che dicevi prima, a proposito della terrazza. Mi voglio confermare un attimo su questa foto perché oltre ad avere un’importanza legata all’evento in seno, a questa nuova forma di comunicare il vino, ci tengo a sottolineare che tutto quello che tu vedi di arredamento è tutto un arredamento, come posso dire, riciclato, cioè noi per esempio crediamo molto in azienda nel principio dell’economia circolare, in tutto quello che può essere riutilizzato e può dare valore in forme diverse all’azienda, tanto è vero che ad un convegno dell’Università di Messina, dove mi hanno invitato sia come produttrice sia come presidente del consorzio, mi hanno invitato a parlare proprio di economia circolare e ho portato questa foto, tra le tante diciamo argomentazioni, questa foto come esempio di come l’economia circolare può funzionare in vari modi all’interno di un’azienda.
Infatti si vedono perché queste sono le serie tutte serie, prima erano per esempio a casa da un’altra parte utilizzate in un modo, gente che magari ci ha regalato delle cose che non aveva più posto da tenere a casa, non voleva più utilizzare, perché buttarle le utilizziamo noi, tutto un mix di, per esempio i lampadari, erano lampadari che c’erano nella mia stanza a Messina quando ero piccola, tutto riciclato, tutto riutilizzato. Allora perché vedi questa cosa non ce l’hai detto, scusa voi c’avete la campagna lì a Pachino, però tu stavi a Messina. Ed è il motivo per cui ti volevo spoilerare una nuova cosa che volevamo aggiungere sul sito, cioè il fatto, allora io ti ho detto una parte della storia di famiglia, in breve termine e sommariamente, però c’è un’altra parte che è legata alla storia di mia nonna, perché mia nonna ci ha insomma donato una villa molto bella a Messina, antica, che risale ai primi anni del novecento, e che è stata costruita da questo suo zio, un importante ingegnere che si è laureato al Politecnico di Torino, e che l’ha adottata perché la nonna veniva da una famiglia di armatori, la madre è stata in sostanza, a quell’epoca il divorzio non era visto in maniera molto bella, è stata abbandonata, e il fratello ha adottato una delle figlie, cioè mia nonna.
Mia nonna è andata a vivere con questo mio zio in questa villa bellissima, ha iniziato a fare una vita molto agiata, e ha incontrato poi, perché siccome questo zio era stato nominato presidente della società elettrica siciliana, che aveva sete a Palermo, quindi lui viaggiava frequentemente da Messina a Palermo, ha messo in contatto mia nonna con questa vita palermitana, ha conosciuto il nonno, si sono sposati e trasferiti a Messina, e questo è il motivo per cui la mia famiglia vive a Messina, in questa casa, e a me piacerebbe raccontare Barone Sergio, e quindi i nostri vini, anche attraverso questa storia, è una storia altrettanto importante, che merita di essere raccontata secondo me, e vivere delle esperienze nuove, particolari, che solo il vino, come tu sai, può valorizzare. Non solo, ma poi una villa all’inizio del novecento a Messina, antica, che comunque è rimasta in piedi, considerando quello che c’era stato, è comunque anche una storia della storia. Esatto, è un modo per far rivivere dei ricordi, far rivivere la vita di mia nonna, i pranzi che organizzava, far rivivere tante cose, proprio perché secondo me il ricordo, quello che noi siamo, va raccontato, è un modo per mantenerlo in vita, per non abbandonarlo, secondo me.
Il vino è un grande conduttore di tutto questo. Non solo va raccontato, però poi ci dà anche significato e modo di essere. Io sono, lo sai, nella vita privata faccio la psicologa, e sono una psicologa psicocorporea, quindi non sono cognitiva, non vado troppo nella testa.
Per cui poi ti spieghi i modi di essere, nel caso di Angela Sergio, perché è così. Ti vedo già con una persona molto elegante nei modi, in modo di porti, quando si parla di eleganza e di nobiltà, come diceva il buon Totò, il signore si nasce e io lo nacqui. Qui non si tratta di un discorso di tirarselo o meno, perché faccio parte di questa famiglia eccetera, è un discorso che poi ti resta di famiglia, ti resta di messaggio, di trasmissione, quindi è quello che poi passa.
Allora raccontare anche questo ti dà un senso. È anche un viaggio dentro noi stessi, cioè noi andiamo attraverso questa esperienza noi stessi in prima persona, ricordiamo quello che siamo stati, che cosa abbiamo vissuto, tante cose, e quindi è come essere un ponte tra il passato e il presente, mantenerlo fermo in qualche modo, cristallizzarlo, questo è l’obiettivo del mio progetto. Speriamo insomma di realizzarlo quanto prima.
Ma c’è la sorella, c’è il posto, perché no? Come dice sempre Roberta e tutta la risma, non ditemi che non si può fare. Esatto, non ditemi che non si può fare. Bene, allora a questo punto andiamo più nel merito e andiamo a parlare del famoso favoloso vino reliquia con cui io ti ho conosciuto.
Cioè di là io sono rimasta scioccata, perché quando lo racconto che io ho la memoria alcolica, le persone si ammazzano dalle risate. C’è una cosa semplice, memoria alcolica. Io me lo ricordo, il vino reliquia, lucignolo, io me lo ricordo.
Non c’è dove andare, sapore, odore, la bottiglia, mi piace tutto. A parte gli altri che li ho bevuti quando c’è stato finalmente il riconoscimento del Consorzio Valdinoto, ma questo poi ora ne parliamo. Intanto andiamo sulla reliquia, dove siamo? Aspetta che è troppo bello questo sito.
Arrivano i vini che volano. Sì, questa dinamicità. Mi piace.
Allora, reliquia. Storia, cos’è? Dov’è? Cosa fa? Allora, reliquia è una delle principali missioni dell’azienda. È la direzione dell’azienda, il futuro dell’azienda.
Perché in reliquia c’è tutto quello che io ti ho detto. Intanto partiamo dal vitigno. Parliamo della lucignola, che è questo vitigno reliquia, insomma quei vitigni antichi, prefillossera, che esistevano prima dell’attacco della fillossera, poi ne sono stati distrutti, come tutta la vita europea, e grazie a un studio scientifico portato avanti dal professore Attilio Scienza della Regione Sicilia, il clone è stato recuperato.
Alcune aziende siciliane si stanno dedicando alla loro sperimentazione, perché come la lucignola ce ne sono tanti vitigni, diciamo, reliquia. La lucignola in particolare è un vitigno che è di origine nebroidea, quindi non è della zona della Val di Noto, ma della zona dei Nebrodi. Però abbiamo, attraverso anni di sperimentazione, visto che nella nostra zona dà un risultato ottimale, proprio per il binomio clima, terreno, quello che c’è, insomma ha una buonissima sapidità, buona acidità, è un vino che si esprime in maniera diversa dai rossi siciliani a cui siamo abituati.
Ti parlo del Nero d’Avola in particolare, che poi il Nero d’Avola è quello che, insomma, rappresenta un po’ il territorio dove ci troviamo. È molto più morbido, perché è dato da Sangiovese più un vitigno che non è ancora stato identificato, quindi è un vitigno ibrido. Il suo carattere ibrido lo rende resistente ed è un motivo per cui noi utilizziamo anche la lucignola come strumento per fronteggiare delle problematiche che sono legate un po’ alla forte umidità del cambiamento climatico che c’è stata e quindi tutte le malattie fungine che ne derivano.
Io poco fa, invece di chiamarlo lucignola, l’ho chiamato lucignolo. Tu l’hai chiamato lucignolo perché la tua memoria alcolica ti ha fatto ricordare che l’etichetta che è stata fatta da Ligama, questo artista siciliano che ha fatto il primo Morales, da dove è nata? Cioè da questa demone alata che lui ha trovato in una lastra quando girava a Copenaghen con la sua compagna. Ha trovato questa lastra in un museo di Copenaghen, questa lastra antica risalente al V secolo a.C. e che ha scoperto di origine siciliana e che veniva utilizzata su le colonne dei tempi greci come, diciamo, monito prima dell’ingresso.
E questa demone alata vi ha fatto pensare, diciamo, lucignola al maschile, lucignola al femminile, no? Sì. Automaticamente lui l’ha ricollegata al femminile di lucignolo, cioè lucignola. Sì, una sorta di diavolessa.
Di diavolessa, esatto. Un demone alata femminile che si trovava in Sicilia al VI secolo a.C. Questa è bellissima, guarda che è una rarità. Io non l’avevo attenzionata, però come dici tu, poi c’è una parte dell’emisfero destro che vede le cose e le passa ingiudicato, si dice così direttamente.
E anche il colore che tu vedi è un colore che non è scelto a caso, è il colore del terreno, no? Sì. Per richiamare sempre questa importanza, questa rilevanza che noi diamo alla vigna, perché tutto parte da lì. Lo sai che cosa, quando penso a questo vino, che cosa mi viene in mente? Ha un vino liquoroso, cioè ha la nobiltà, no? Tipo un poco di visciola, presente qui, quello di ciliegie, no? Che si beve al nord, che hanno queste cose.
Ed è un rosso che ti resta proprio come un retrogusto senza essere tannico, no? Perché uno si aspetta reliquia, sarà sicuramente. Invece no, proprio è un’evoca veramente delle cose antiche. Io ho questa visione proprio di questo vino, proprio me lo vedo anche nel bicchiere, me lo sto ricordando, nel profumo.
Ti avvolge, ecco, non saprei come dire diversamente, rispetto ad altri vini che pur non essendo tannici sono più vellutati, lui proprio ha qualche cosa che ti strega. Che è scuotente, no? Sì, sì, ecco, ci sta bene, anche il nome ci sta bene comunque, perché il demone in qualche modo, specialmente una donna, è quella che ti lusinga.
Brava, brava, hai colto il messaggio.
Assolutamente. E poi oltre la vigna, reliquia è anche una simbologia importante, perché se tu vai ad un murales in particolare, che trovi nelle storie, c’è questo. Ecco qua, le signore dell’acqua.
Perfetto. Reliquia è questo murales, e ora ti spiego il perché. Questo murales è stato fatto nel 2023 da due ragazze argentine, che si chiama Due Amazonas, e che sono specializzate nella fisionomia, nella raffigurazione della fisionomia.
Hanno elevato una foto dal comune di Pachino, dove erano raffigurate appunto queste donne che realmente hanno lavorato appunto nei terreni dell’area della Val di Noto, negli anni 50. No, bellissima, c’è, hai ragione, perché vedi anche lì, siamo sempre lì, queste cose non vanno fatte notare, non vanno raccontate. Tu le vedi e fai, vabbè, il murales.
Invece, scusami. C’è un significato per noi, perché queste donne, oltre a rappresentare il lavoro della donna all’interno di un’azienda che non è un lavoro facile, è un lavoro molto difficoltoso, e quindi a rappresentare la donna in generale, rappresenta anche il nostro collegamento con il passato, no? Perché queste donne negli anni 50, come mio nonno, lavoravano quel terreno, sono realmente esistite, e quindi per noi è questo ponte che, come ti dicevo, ci collega alle nostre tradizioni, al nostro passato. Tanto è vero che abbiamo trovato dei documenti in azienda, proprio risalenti all’Ottocento, di contratti che la mia famiglia faceva con i terreni che ti dicevo all’inizio, e questi documenti li abbiamo affidati alla professoressa Rosa Savarino di Noto, che ci sta aiutando nella ricostruzione di queste generazioni, di questa storia, cioè gli affari che facevano, i contratti, insomma tutto un lavoro proprio di recupero della nostra storia.
Quindi Reliquia non è solo il vitigno Lucignola, ma è anche questo collegamento con il nostro passato, che noi vogliamo riportare in luce, che è legato appunto alla nostra storia, che è legato anche a Villa Trigomi, che è quel progetto che ti dicevo prima, è tutto un, come ti posso dire, un qualcosa che è sempre stato scritto, perché secondo me era stato scritto, e noi siamo soltanto semplicemente degli strumenti che lo stiamo cercando di ricollegare, riportare alla luce, di raccontare, e il vino è il conduttore di tutto questo. Non solo, ma poi anche per esempio mi vengono in mente la rappresentazione della Dea Cibele, che è una Dea frigia che poi è stata importata da Roma e quindi poi è arrivata anche in Sicilia. A Catania abbiamo un quartiere che si chiama Cibali, c’è la Via Cibele, dove probabilmente ci stava lì il Tempio, ed è vicino a un abbeveratoio dove le lavandaie venivano, prendevano l’acqua e la mettevano sulla testa, e quindi la Dea Cibele è una Dea turrita, cioè nel senso che ha in testa una sorta, diciamo, di torre, che tu di primo acchito vai a pensare subito alle città, ma in realtà potrebbe essere anche una giara, capito? Questo ti voglio dire.
Quindi anche loro rappresentano comunque una Dea madre, anche nella posizione in cui sono messa in questo modo. Quindi andate anche a rivalutare, perché in questo momento io se guardo loro tre e le vedo nella faccia, non hanno un’espressione sicuramente felice, nel senso che comunque lavorano. Anche perché immagino che dopo il lavoro vanno ad accudire poi i bambini, perché poi i bambini piccoli devono andare a gestire, quindi è, diciamo, un grande lavoro di fatica, di sacrificio.
Ma il territorio è anche questo, cioè rivalutare il territorio significa dirle, raccontarle queste cose. No, no, ma comunque sono delle Dee, in questo senso. Anche per tornare sempre al discorso che qualsiasi cosa che si fa è sacra, cioè qualsiasi atto è sacro, non ce n’è uno più alto o più basso.
Qualsiasi cosa noi facciamo deve avere la sua sacralità. D’altronde la parola sacrificio è collegata. Assolutamente, vedi, abbiamo aperto un altro… Bene, allora a questo punto, perché ci dobbiamo avviare anche verso una conclusione, non possiamo stare qua tre ore, io ci starei, però se no dobbiamo dividere in due le puntate.









