Ztim Ztum Bang: Paolo Filonzi e l’introduzione alle storie degli “Dei contro”
Paolo Filonzi, conosciuto tramite Nicola Bizzi, che è il suo editore, che è Edizioni Aurora Boreale, che ha scritto questo libro meraviglioso, che si chiama “Dei contro Un viaggio storico-mitologico alla scoperta dell’uomo, delle divinità e delle sorti del mondo.”
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Filonzi: La mitologia per me è stata sempre, fin da piccolo, uno dei miei maggiori interessi letterari. Sai, mi piaceva leggere, che ne so, di questi personaggi così forti, onnipotenti, no? Capaci di compiere gesta eroiche, imprese mirabolanti, così, affrontare mostri e via discorrendo. Poi naturalmente, nel corso degli anni, la curiosità è diventata passione e passione è diventata ricerca Però paradossalmente questa ricerca mi creava più dubbi che certezze. Pertanto, tutte queste informazioni caotiche, diciamo, per mia necessità proprio mentale, le ho incanalate in un percorso di studi, appunto comparativo, con altre mitologie, cercando di capire se anche nelle altre culture sparse nel mondo ci fossero dei richiami presenti in quelle che avevo studiato. Quindi ho messo, ho infuso questo mio approccio multidisciplinare letterario, diciamo, alla Mauro Biglino, per farci intendere, ed effettivamente ho riscontrato molti punti in comune tra tutte queste mitologie”.
Ho deciso di analizzare le mitologie che più hanno influito, influenzato la cultura occidentale, quindi quella greco-antica, quella latina, che però naturalmente è una derivazione di quella ellenica, quella proto-germanica e celtica e quella tardo-nordica, senza però tralasciare naturalmente quella medio-orientale, quindi quella sumera e babilonese. Diciamo, un bel ventaglio di mitologie.
Praticamente, diciamo, tranne forse i Maya, gli Aztechi…
Sì, infatti, no, io ho voluto, infatti, brava, ho fatto questo appunto perché ho voluto accantonare per ora la mitologia estremo-occidentale, quella dei Maya che dicevi tu, e quella estremo-orientale, quindi quella indiana e dell’estremo oriente cinese, eccetera, eccetera, per concentrarmi appunto su quelle che più sentiamo vicine a noi, quelle occidentali, quelle europee e medio-orientali. Anche perché, voglio dire, 400 pagine sarebbe venute 1.500 pagine. No, infatti, forse più avanti, sì, più avanti, però… Ma senti, ma il titolo dei Contro che significa? Io ti ho detto cosa è. Allora, dei Contro, in pratica, questo titolo nasce dal fatto che dentro a tutte queste mitologie, diciamo, c’è sempre stata una guerra, molte guerre, molti scontri.
Noi però siamo, noi ricercatori, siamo colpevolmente, secondo me, ma in buona fede, fermi alla mitologia sicciniana di Zaccaria Sitchin, nel fermo degli anni Settanta, che, diciamo, addossa la colpa della nostra situazione sociale ai fratelli cosmici provenienti dal pianeta Nibiru, Enki ed Enlil, e alle loro lotte fratricide e anche alla situazione genetica nostra degli esseri umani, agli esperimenti portati avanti proprio da Enki e Ninmah. Quando in realtà, nel Padma Purana, un testo antichissimo indiano, ci viene detto che esisterebbero nel cosmo quattrocentomila razze umanoidi, quindi sostanzialmente come noi, due braccia, due gambe, una testa, due occhi, eccetera, e che molte di loro ci hanno fatto visita nel corso del tempo. Quindi immaginiamo questi esploratori del cosmo in cerca di un pianeta vergine da colonizzare e si trovano davanti la nostra Terra, che per loro deve essere stato un Eldorado pieno di fauna e di flora totalmente nuova, diversa dal loro pianeta, e capace di fornirgli nuove possibilità nel campo della farmaceutica, nella creazione di nuove specie annali, per esempio, e dobbiamo pensare che d’altronde questi esseri, questi extraterrestri, non avevano leggi etiche e morali che potessero limitarli nei loro esperimenti, quindi possono fare tutto quello che la loro immaginazione gli suggeriva, e in più, ovviamente, appropriarsi dei minerali di ogni tipo, le famose terre rare, tra cui l’oro.
Per esempio, quante leggende noi sappiamo, abbiamo letto riguardo l’oro e la ricerca e il suo utilizzo. Quindi ognuna di queste specie ha impiantato, logicamente, un proprio avamposto per sfruttare meglio le risorse del pianeta. Ma dobbiamo sempre tenere a mente che questi esseri provenivano da altrove, con delle leggi cosmiche diverse, una gravità del pianeta diversa, il ciclo del giorno e della notte diverso, o la potenza della loro stella differente dal nostro Sole.
Pertanto, per fare in modo che comunque dovevano lavorarci su questo nuovo pianeta scoperto, ognuna di questa razza ha creato un essere adatto alla vita su questo mondo, un essere diverso dagli altri, perché somigliante al suo creatore. Ma questo lo vediamo ogni giorno, senza travalicare nei discorsi di razza o di altro tipo, mi dovete perdonare, ma io stento a credere ancora oggi che dalla culla dell’umanità che è stata individuata dagli studiosi di essere l’Africa, una semplice migrazione verso territori con climi diversi abbia influito talmente tanto nel DNA della struttura genetica umana da far diventare in nero africano in un biondo nordico. E in così poco tempo poi, perché l’evoluzione umana, o comunque in generale l’evoluzione, non è veloce, è lenta, a volte spietata, ma soprattutto tesa verso la creazione di un individuo totalmente incluso nel pianeta dove si trova.
L’essere umano, se ci ragioniamo un attimino, non è tanto incluso in questo pianeta, per tantissimi motivi che non sto qui ad elencare, li conosciamo tutti. Basta leggere, che ne so, i geni manipolati di Adamo di Buffa, per farci un’idea. Non abbiamo un competitor.
Noi siamo i competitor di noi stessi. Fisicamente non abbiamo una struttura corporea adatta al combattimento con gli altri animali. Soccomberebbero sempre.
Non abbiamo artigli, zanne, corazze. Il freddo, per esempio, o il caldo intenso ci uccide o ci crea dei danni pazzeschi. Ma per tornare al discorso che facevamo prima delle battaglie, delle guerre, c’è anche un altro aspetto da considerare.
Queste civiltà, che a quanto pare in quegli anni si stavano spartendo il mondo, è mica detto che andavano d’accordo, come ha detto bene tu. Nelle mitologie è sempre presente il conflitto. Ci sono guerre dappertutto e in ogni tempo.
Per esempio, mi viene in mente, nella mitologia greca c’è la Titanomachia, quella raccontata dal poeta Esiodo, dove vengono narrati gli scontri tra i titani, creature ancestrali presenti da tempi remotissimi su questo pianeta, e i nuovi dèi venuti dopo. Ora, questi dèi sappiamo tutti. Gli Olimpici.
Gli Olimpici sono capeggiati da Zeus. All’aspetto, però, apro una doverosa parentesi. Il nome Zeus non è un nome proprio di persona.
Non significa nulla. O meglio, significa Deus, Dio, e si riferisce ad un essere lucente, di splendore. Quindi l’appellativo Zeus poteva essere veramente usato da chiunque.
Chiusa parentesi. No, sì, per esempio ho un’idea. C’erano i vari tipi di Zeus, chiamiamoli così.
Esatto. C’era Zeus Dolicheno, c’era Zeus… Qualsiasi divinità che andava in dei posti lontani dalla propria competenza poteva essere benissimo chiamato Zeus, come dici tu, ne hai detti due o tre adesso. Quindi il nome Zeus è abbastanza generalizzante.
Sì, infatti mi pare che qualcuno abbia detto che è stata questa generalizzante di Zeus che poi veniva appellata a seconda di dove si trovavano delle caratteristiche e poi ha potuto portare anche al discorso del monoteismo a proposito di un unico Dio, per esempio. Sì, l’evoluzione del politeismo infatti è il monoteismo. Ci sono degli studi di Taylor riguardo l’animismo che lui partiva dal discorso dell’animismo come tipo di primaria religione proprio agli albori, che poi le anime, una più importante dell’altra, una diventava maggiore rispetto alle altre e si creava questo politeismo.
Naturalmente poi il politeismo, secondo sempre Taylor, è stato trasformato nel monoteismo perché la gente, gli adoratori, stufi di non vedersi esauditi i propri desideri, cercavano di indirizzare le loro preghiere soltanto a chi fosse stato in grado di esaudirle. E lì c’è stata una scrematura fino ad arrivare poi alla fine al monoteismo. E questi sono gli studi antropologici di Taylor, uno studioso del secolo scorso, dei secoli fa, anzi nel 1800, quindi agli albori dell’antropologia.
Tornando però diciamo al Zeus, gli dei olimpi combattono contro i titani e vincono, assorgendo quindi a padroni assoluti del mondo, del pianeta Terra. Da quel momento la narrativa, se ci facciamo caso, cambia radicalmente, modificandosi a seconda della volontà di chi ha vinto la guerra. D’altronde Susanna, come ben sai, il vincitore è sempre colui che riscrive la storia.
Nei miei video, nel mio canale, se permetti posso fare un attimo la pubblicità sul mio canale? Certo, assolutamente sì. Il canale YouTube è creato circa un anno fa anche lui. Quando ho fatto il libro ho creato anche il canale e invito tutti quanti i tuoi iscritti, anche andando a visitare, se vi piace il contenuto, di iscrivervi.
Nei miei video, dicevo, inizio sempre con la frase la più grande invenzione dell’uomo non è la ruota, ma la storia. E infatti tramite la storia, modificata dal vincitore, il cattivo diventa buono e il buono inevitabilmente diventa cattivo. Quindi la storia viene stravolta.
Per esempio, il culto della dea madre minoica viene soppiantato da quello patriarcale zeutico, tanto per fare un esempio. Ma la stessa cosa è accaduta nel passaggio che poco fa dicevamo, tra il politeismo e il monoteismo. Fino a duemila anni fa, centinaio in più, secolo in più, secolo in meno, c’erano, come dicevamo, una moltitudine di divinità alle quali l’uomo sacrificava ma soprattutto credeva.
E dove sono andate a finire tutte loro? Sono state soppiantate dal cristianesimo romano e dall’islamismo che hanno portato il monoteismo e in pratica dai vincitori. Tornando quindi alle guerre degli dèi, che parlavamo prima, e in special modo alla titanomachia, i caratteri narrativi di questa titanomachia raccontata da Esiodo li ho ritrovati nella mitologia nordica, dove anche lì ci viene raccontata della prima guerra del mondo, combattuta tra gli Asir e i Vanir. Infatti il discorso che dicevamo prima, dove io analizzo nel libro le culture, le mitologie europee, ci sono molti collegamenti anche con una mitologia che parrebbe essere molto più tarda rispetto a quella greca, ma che ha delle caratteristiche molto simili nei personaggi.
Per esempio, gli Asir sappiamo benissimo chi sono, sono Odino, Thor e via discorrendo. I Vanir invece ci vengono descritti in maniera fumosa, evanescente, non precisa come i precedenti Asir, anche perché la mitologia nordica ce ne parla soltanto di tre di loro, che sono Njord, Frey e Freya. Apro un’altra parentesi, anche questi qua non sono nomi propri di persona, ma significano, Frey e Freya significa il signore e la signora.
Discorso diverso per Njord, che invece significa signore, ma di un livello superiore, come per esempio la differenza che c’è tra El ed Elyon nella religione ebraica. Questa prima guerra del mondo, combattuta prima del diluvio universale, per un motivo speciale del quale parlo nel mio libro, non è finita, è stata raggiunta una tregua, non la pace. Quindi il titolo Dei Contro parla di tutte queste guerre che si sono combattute nella mitologia greca, nella mitologia nordica, nella mitologia medio-orientale, summa ieratica, e tutte quante sono ancora attive e stanno ancora combattendo per il dominio di questo pianeta.
Pensa che curiosamente gli indizi di tutte queste guerre, in special modo della prima guerra del mondo nordica, ripeto combattuta prima del diluvio universale, sono presenti anche nella Bibbia. Io dedico un capitolo intero nel mio libro dei Contro nell’analisi etimologica di alcuni nomi dei patriarchi biblici. Parto per esempio da Yared e arrivo a Noè.
Quello si chiama Nomen Omen. È un capitolo che personalmente ritengo essere, non perché l’ho scritto io, ma perché ritengo essere tra i migliori del libro, perché proprio tramite questa analisi etimologica esce fuori una sequenza incredibile di come si sono svolti gli eventi proprio di questa prima guerra del mondo. E ritrovarli nella Bibbia, così palesemente descritti, a me è stata una rivelazione quasi da brividi.
E lo spiego bene quando arrivo proprio al nome di Noè, che da tradizione significa l’uomo della tregua. Noi sappiamo che molti di quelli che crediamo essere dei nomi, abbiamo visto prima per Zeus, in realtà sono degli appellativi, molto spesso dati a personaggi importanti a seguito di un evento accaduto durante la loro vita. L’esempio più classico che mi viene in mente è quello di Giacobbe, che ad un certo punto viene chiamato Israele, per un motivo particolare, per aver combattuto e vinto una lotta contro un El.
Infatti il nome Israele significa Ish, Ishral El, Ish, l’uomo o colui, Ra, che combatte o ha combattuto, El, divinità o Dio. Quindi colui che ha combattuto contro Dio, contro un Dio, e ha vinto. Tornando quindi a Monte, a Noè, il suo nome significherebbe l’uomo della tregua, solo che nella Bibbia ci viene detto che il suo nome si riferirebbe alla tregua che il Signore volle attuare tra Lui e gli esseri viventi a seguito degli eventi catastrofici del diluvio universale.
Quando in realtà nel versetto 9.11 il Signore dice di voler stabilire una alleanza e non una tregua. Quindi secondo me Noè avrebbe dovuto chiamarsi l’uomo dell’alleanza. Guardate bene che il termine alleanza viene ripetuto molte volte.
Dal versetto 9.11 mi pare che viene ripetuto almeno sei volte. Quindi a dare credito però a questa mia scoperta che ho fatto della diversa etimologia di Noè è che il nome gli viene dato alla nascita, appena nato, e non a seguito degli eventi del diluvio. Quindi il nome a lui dato si lega ad una tregua raggiunta dopo una lunghissima guerra prediluviana tra gli Asir e i Vanir, o se volete tra gli Olimpi e i Titani.
Il motivo di questa guerra? Devo sapere? Dopo che mi racconto tutte queste cose… Ci vorrebbe una puntata. Posso dirti che è legato all’eterna giovinezza, all’oro come elemento principale e ad un frutto molto particolare, la mela. Ma non la mela che Yahweh… No, la mela tanto non lo sappiamo che non c’è nella Genesi.
Io ci ho fatto un saggio sopra. Assolutamente. Gli italiani da questo punto di vista siccome non leggono…
Esatto. La mela non viene mai nominata nel Libro della Genesi. C’è un frutto che si trova nell’albero, tra virgolette albero, chiamiamolo albero, della conoscenza e che è stato vietato da Yahweh, ma loro naturalmente lo colgono, ne mangiano il frutto e prima che loro si avvicinino anche all’albero dell’eterna giovinezza vengono cacciati dall’Eden. Ma questo riferimento dell’eterna giovinezza, del pericolo che loro si avvicinassero a prendere il frutto dell’eterna giovinezza, l’ho riscontrato di nuovo nella mitologia nordica.
Yggdrasil. Scusami? Yggdrasil. L’albero cosmico è Yggdrasil…
Sì esatto, ma le mele d’oro, quelle dell’eterna giovinezza, le custodiva la dea nordica Idunn, colei che restituiva la giovinezza agli Asir quando costoro fossero diventati vecchi.
Il mito, raccontato da Snorri nella sua Edda, ci narra che Idunn venne rapita dai giganti intenzionati a capire il segreto dell’eterna giovinezza. Perché questo? Perché sappiamo bene che i giganti, gli Jotunn, erano creature vecchissime, custodi, sì, di una conoscenza infinita, ma comunque deboli, proprio perché incredibilmente vecchi, deboli rispetto agli Asir. Trovarsi davanti delle nuove divinità che restavano sempre giovani, ovviamente ai giganti creava una sensazione di… cioè, erano preoccupati.
Allora, lo vedi io che da questo punto di vista, psicologicamente parlando, è un discorso, diventa un discorso di inadeguatezza, no? Cioè, mettiamola così, cioè, me lo stai servendo tu, no? Come si suol dire? Beh, ovviamente! Ogni tanto ti devo interrompere, perché il filo c’è chiaramente, però poi a un certo punto io cado in uno stato ipnotico, se non interesso.
No, no, no, assolutamente, interrompimi quando vuoi. Quindi praticamente torniamo a noi, anche perché dobbiamo andare poi verso un andamento che ci permetta di completare come si dice il discorso, il discorso di introduzione, introduttiva, no?
Questi dei contro, che partono dal titolo, sul fatto che comunque loro generano questa serie di guerre, di cui noi, esseri mortali, abbiamo per forza la giustificazione di dire che sono il bene e sono il male, no? Prendi per esempio Yasuda, parlo in questo caso degli indiani, con Yasuda, che sono praticamente i demoni, rispetto agli altri che sono, diciamo, gli angeli, come si dice. Infatti ci sono sempre due fazioni, bene e male, ma che poi vengono naturalmente sempre delineate dal vincitore, perché non è detto che chi vince è il buono. No, no, è infatti questo.
Però questo è una, come si dice, un vizio che abbiamo noi umani. Questo è il problema. Non è che noi, per esempio, possiamo stabilire tra i greci, quindi tra gli achei e i troiani, chi erano i cattivi.
Assolutamente, assolutamente. Ognuno combatteva per le sue motivazioni. Sì, sì, sì.
Questo è perché ci hanno comunque abituato in questa condizione, diciamo così, di religione monoteista, dicotomica, manichea, quello che ti pare, in cui bianco e nero, giorno e notte, cioè la mente è divisa, ha necessità di essere tale per comprendere, comprendere e poter parlare, perché altrimenti avremmo questa difficoltà. Se noi potessimo comunicare telepaticamente attraverso le immagini e le visioni, non avremmo motivo di stare qua a, come si dice, a chiacchierare determinate cose. Giusto? E questo è uno, cioè sul discorso bene e male.
E poi il discorso della immortalità nella giovinezza, giusto? Perché sei immortale come i giganti e sei vecchio, che te ne fai? Alla fine. Però sai che c’è… Ti voglio dare questo assist. Perché c’è una differenza, perché c’è da discernere bene il discorso dell’immortalità con l’eternità.
Con l’eternità, giusto. Perché questi dei non erano immortali nel vero senso della parola. Loro potevano benissimo morire.
In battaglia ci sono molti episodi, per esempio di Ares viene ferito e sconfitto da Diomede grazie all’aiuto decisivo di Atena, che rischia veramente di morire. E quindi non erano immortali nel senso che non morivano mai, anche se feriti, cioè invulnerabili.
L’invulnerabilità gliela davano semmai le loro corazze, la loro tecnologia, che gli permetteva di fare delle cose che a noi esseri umani poteva sembrare qualcosa di magico, di divino. Ma per loro erano delle cose tecnologicamente così avanzate che gli permettevano di sterminare un intero esercito con le saette di Zeus, per dire. Allora, vedi, questa è una cosa importante.
È come la bacchetta di Harry Potter. Cioè, è la bacchetta che ha il potere o sono io che ho il potere e glielo do alla bacchetta?
Questa è una bella domanda. Guarda, allora, secondo me è un po’ tutte e due.
Perché, diciamo, la bacchetta può essere trasformata nella lancia Gungnir di Odino, la lancia che non sbagliava mai un colpo, oppure nel martello di Thor, il Mjolnir, che veniva lanciato e tornava alla mano del suo padrone. Ma per esempio, a me viene in mente, l’altra volta stavo vedendo un video su YouTube di questi giocattoli adesso che basta che si ha un guanto particolare che tramite le onde elettromagnetiche, adesso non so precisamente come funzionano, il giocattolo ritorna alla mano. Naturalmente il Mjolnir non era un giocattolo, era un’arma di distruzione.
Ma rapportandola sempre al discorso di questi alieni che sono tecnologicamente avanzatissimi, il fatto che il Mjolnir tornasse nelle mani di Thor era soltanto un discorso tecnologico. Veniva lanciato, ma poi magicamente, come la bacchetta di Harry Potter, per noi mortali magicamente, ma per loro tecnologicamente, poteva benissimo tornare nelle mani del loro padrone…




