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Home Cultura Mysteria

Ztim Ztum Bang: Nicola Bizzi e la massoneria intellettuale di Reghini

Susanna Basile di Susanna Basile
Dicembre 28, 2025
in Mysteria
Tempo di lettura: 11 minuti
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Nicola Bizzi storico ed editore di Aurora Boreale Edizioni ci racconta di Arturo Reghini tutta una serie di indicazioni legate alla tradizione occidentale, legati alla massoneria, legati anche ai rapporti che aveva con la rivista di Ur e legati anche a Julius Evola, con cui aveva avuto un rapporto di odio e amore. Nicola Bizzi: “Reghini è un punto di riferimento non soltanto in ambito massonico ma anche in ambito umano, anche in ambito esoterico ed iniziatico in senso molto più ampio. Reghini oggi è poco noto all’opinione pubblica e cosa ancora più grave è poco noto in ambito massonico. Mentre dovrebbe essere un faro veramente per tutti i liberi muratori viene guardato un po’ con sufficienza, con sospetto, addirittura viene considerato fuorviante, pericoloso”.

 

Benissimo, quindi questo ultimo è proprio il titolo che è interessantissimo che riguarda appunto la massoneria come fattore intellettuale, come espressione intellettuale. E quindi ci piaceva che ci introducessi al tipo di lavoro che hai fatto perché in realtà come stai facendo tu è interessante fare dei piccoli libri con grandi contenuti piuttosto che fare questi libroni perché poi la gente non se li legge, invece così in qualsiasi momento tu puoi avere questa chiarezza di alcuni concetti che sono fondamentali per la comprensione di noi stessi e del mondo che ci circonda.

 

Beh vedi, da diversi anni io ho intrapreso un’opera di ripubblicazione di diversi scritti di Arturo Reghini.

 

Reghini è un po’ un faro per me, un po’ un mio maestro spirituale, è un punto di riferimento non soltanto in ambito massonico ma anche in ambito umano, anche in ambito esoterico ed iniziatico in senso molto più ampio. Reghini oggi è poco noto all’opinione pubblica e cosa ancora più grave è poco noto in ambito massonico. Mentre dovrebbe essere un faro veramente per tutti i liberi muratori viene guardato un po’ con sufficienza, con sospetto, addirittura viene considerato fuorviante, pericoloso.

 

Perché? Perché diceva la verità. Reghini, a parte la sua grande levatura di matematico, di filosofo, di intellettuale, ma lui semplicemente diceva le cose in faccia. Diceva che la massoneria doveva recuperare se stessa, doveva tornare alle origini, doveva riscoprire la sua primaria identità abbandonando tutta una serie di sovrastrutture che avevano soltanto fatto il suo danno.

 

Ora io ho voluto ripubblicare, dopo vari altri scritti di Reghini, in primis la tradizione occidentale che ha inaugurato con l’anno 2018, ma ho voluto ripubblicare ora un bellissimo e provocatorio scritto di Arturo Reghini, La massoneria come fattore intellettuale, che si può annoverare tra i suoi scritti giovanili e risale infatti al 1906. E’ interessantissimo per questo. Lui pubblicò questo suo breve saggio, potremmo considerarlo così, su una rivista, Leonardo, che aveva già ospitato dei suoi scritti, e lo pubblicò con uno pseudonimo o uno Hieronymos se vogliamo, quello di Maestro Terribile.

 

Sì, lui si divertiva, aveva diversi pseudonimi. Pietro Negri era uno di questi. Ma Maestro Terribile lui l’ha utilizzato diverse volte, insieme ad altri ancora.

 

Ma chi è il Maestro Terribile? Il Maestro Terribile è colui che accompagna l’apprendista nella sua iniziazione. Praticamente è colui che, dal braccio all’apprendista, lo porta nel tempio, lo prepara, lo deve assistere all’iniziazione. E quale migliore figura poteva trovare Reghini per uno scritto del genere? Il Maestro Terribile perché è uno scritto spietato.

 

Lui attacca, anche con ironia, ma anche e soprattutto con iniziazione di causa la massoneria di quegli anni, la massoneria di inizio novecento che si era glorificata o autoglorificata per le gesta risorgimentali, che si era attribuita meriti, parlo di quella italiana, meriti che di fatto non aveva. Il risorgimento lo sappiamo non per essere cattivi ma è stata un’operazione massonica britannica. Il risorgimento italiano, tutto da riscrivere, è stato anche una grande infamia, è stata un’operazione portata avanti dalla Gran Bretagna e anche di conseguenza dalla Gran Loggia Unita all’Inghilterra.

 

Garibaldi era un agente inglese. L’Inghilterra cosa ha voluto fare? Ha voluto debellare una grande potenza mediterranea che le dava fastidio, il regno delle due Sicilie. Il regno delle due Sicilie era la più grande potenza del Mediterraneo, aveva una flotta straordinaria, era all’avanguardia su tante cose e soprattutto aveva tanto oro.

 

C’era più oro nel regno delle due Sicilie che in tutta la penisola italiana, anzi l’84-85% delle riserve auree contenute in tutta la penisola italiana erano i forzieri del regno delle due Sicilie. Ma si stava aprendo i canali di Suez, era in costruzione. L’Inghilterra non poteva permettere che i Borbone beneficiassero a sue spese nel canale di Suez.

 

Aveva tentato di comprarli, erano stati fatti degli accordi, ma i Borbone non erano scegli, alla fine avevano… Posso dire una cosa a questo proposito? Qualche anno fa quando mi sono lavorato in filosofia ho fatto una tesi che era legata a William Reich, che non c’entra niente ufficialmente, però era legata al Peer Gint di Ibsen. Per poter fare questa tesi ho fatto una ricerca su Ibsen, non l’Ibsen con commediografo, ma la sua vita e quindi ho scoperto che ha scritto anche delle poesie. Ho scoperto che Ibsen aveva dei legami rosa-crociani, ho scoperto che Ibsen era un massone e ho scoperto che Ibsen era presente alla inaugurazione del canale di Suez.

 

Solo questo ti volevo dire. Interessantissimo perché sono quelle cose che tu scopri così. L’inaugurazione del canale di Suez fu una festa internazionale.

 

Fra l’altro la Statua della Libertà non doveva originariamente sorgere a New York. Venne donata a New York dalla massoneria francese come pegno, come omaggio, ma il modello originale era una statua di Iside, della Dea Iside, che il fratello libero muratore Bartholdi aveva realizzato. Io l’ho vista nel museo di Colmar, nel museo Bartholdi e ho visto i modellini originali.

 

Era una statua di Iside che doveva essere posta a Porto Said a guardia del canale per celebrare la Dea. Chiaramente in Egitto a quei tempi c’era il Pasha che governava a nome e per conto del sultano di Costantinopoli e giudicò questa statua non solo blasfema nei confronti dell’Islam ma anche oscena, perché la Dea era molto succinta come abbigliamento, aveva una tunica un po’ trasparente. Allora disse no signore, non ne facciamo di niente.

 

E allora Bartholdi ebbe l’idea di modificarla e poi la dettero a New York.

 

Ti posso fare una domanda, visto che hai citato la statua, ma lei in qualche modo questa statua non ricorda un po’ Mitra? Non lo so, ha qualcosa di mitraico? Poi è possibile?

 

Sì, sicuramente ricorda Mitra per la corona con le punte, però non è solo Mitra che aveva questa corona o che veniva raffigurato con questa corona, un po’ tutte le divinità solari ma in particolare la Dea Ecate. Infatti c’è una meravigliosa statua di Ecate, fra l’altro Ecate è una Dea a me molto cara, l’ho utilizzata anche come simbolo dell’edizione Aurora Boreale e Ecate ha la corona raggiante e ci sono dei modelli di questa statua, della statua della libertà, per come poi Bartholdi la modificata rispetto al modello originario di Iside, che sono italiani.

 

Uno è la statua della fede sul Duomo di Milano che risale più o meno al tempo in cui Bartholdi la vide sicuramente e che è molto simile alla statua della libertà. Poi c’è un altro modello che è la libertà di Pio Fedi che si trova a Firenze nella Basilica di Santa Croce sulla tomba di Nicolini e poi c’è un altro modello ancora che si trova in una casa privata in nord Italia. Ma sappiamo che Bartholdi vide tutti e tre questi modelli e volle utilizzarli per realizzare la statua, però ora non volevo uscire un po’ dal tema.

 

Insomma, la massoneria italiana di quei tempi viveva un po’ di rendita sulla questione risorgimentale, sulla questione dell’unità d’Italia, un’unità d’Italia che doveva essere ancora compiuta, parliamoci chiaro, perché 1861, un’unità d’Italia fatta con l’inganno, un’unità d’Italia fatta con falsi plebisciti, con il saccheggio deliberato delle finanze delle riserve auree bancarie del Sud, con la distruzione dell’industria del Sud, con la conseguente deportazione di decine di migliaia di presunti briganti, il brigantaggio, il brigantaggio non esisteva, era resistenza, era resistenza verso l’invasore Sabaudo. Insomma, fu un patto scellerato di Risorgimento e i Savoia , come erano indebitati fino al collo con i Rothschild, non potettero dire di no e gli dissero signori voi fate quello che diciamo noi e noi facciamo l’Italia. Napoleone III dal canto suo non voleva un’Italia unita, voleva un Nord Italia unito succube della Francia, sottoposto alla Francia e al Grande Oriente di Francia, cosa interessante, Cavour era affiliato al Grande Oriente di Francia e alla fine quello fregato fu Napoleone III perché alla fine Garibaldi obbedì agli inglesi e conquistò il Lazio.

 

Se non ci fosse stato un discorso di fregatura da parte nostra, parlo per il discorso delle due Sicilie, ti verrebbe pure da ridere. Si è capito che io non amo il risorgimento, sono un po’ un massone atipico, ma bisogna dire la verità, il risorgimento è stato un inganno, quindi viva il Borbone. Chiusa questa parentesi, la massoneria del tempo in cui scriveva Reghini, il Grande Oriente d’Italia, perché ancora non si era consumato lo scisma con la Gran Loggia, viveva un po’ di rendita sul risorgimento e non si era ancora inquadrata.

 

L’Italia aveva avuto una grande tradizione massonica precedente, al tempo di Napoleone in Italia c’erano decine e non in città, c’erano circa 20.000 affiliati alla massoneria al tempo di Napoleone in Italia. Roba di alto livello, lasciatemelo dire, su cui non è mai stato fatto un studio serio, è compiuto. Poi cosa succede? La loggia Ausonia, nasce la massoneria italiana, ma la prima loggia già nacque in Calabria in Italia, la prima loggia ufficialmente riconosciuta addirittura nel 1728-29.

 

Poi nel 1830 a Firenze, solo che non erano certo fedeli alla Gran Loggia che all’epoca doveva essere quella che è, ma erano giacobiti, erano fedeli agli Stuart. Quindi la massoneria italiana comunque di quei tempi rinata dopo la restaurazione, dopo quello che era successo con il congresso di Vienna, era stata bandita, messa fuori legge, dopo la sconfitta di Napoleone, rinasce, rinasce dalle ceneri. Ma i 20.000 massoni di vent’anni prima, dell’epoca napoleonica, ma che erano mica morti tutti, non diciamo le sciocchezze.

 

Quindi, insomma, lasciatemelo dire, la massoneria italiana all’inizio del Novecento non partì bene. Partì male, partì male nell’Ottocento e avrebbe potuto partire, ripartire meglio facendo proprio la sua grande eredità napoleonica e invece diventò un colpo al cerchio, un colpo alla botte, vale a dire un colpo all’Inghilterra, un colpo alla Francia, come a dire teniamoceli buoni tutti e due. Reghini contestava la natura poco esoterica e poco iniziatica della massoneria di quei tempi, una massoneria che poi aveva partorito già al tempo di Firenze capitale, pochi decenni prima, quella che è stata giustamente definita la spina dorsale dello Stato, la loggia propaganda che nacque dopo l’esperienza fiorentina della loggia Universo, pochi le sanno queste cose.

 

Oggi si parla della P2 ma della P1 non parla mai nessuno. Io ne ho parlato tanto, ne ho scritto tanto perché esistono le logge coperte. Le logge coperte servono a garantire agli affiliati, che sono figure istituzionali, deputati, senatori, ministri, ma anche generali, personaggi in vista, una certa riservatezza durante i propri lavori.

 

Quindi non si riuniscono nelle sedi canoniche della massoneria, generalmente hanno altre sedi, e a Firenze, quando Firenze diventò capitale, nacque fondata da Giuseppe Mazzoni, che poi è stato anche gran maestro del Grande Oriente d’Italia, un rivoluzionario, un grande idealista Giuseppe Mazzoni, era anche mazziniano e Mazzoni costituì la loggia Universo, il prototipo di loggia coperta, che quando Firenze era capitale doveva annoverare fra i propri iscritti buona parte delle cariche dello Stato e si arrivò al punto in cui sempre durante i 6-7 anni in cui Firenze fu capitale che l’intero governo Zanardelli faceva parte della loggia Universo, Zanardelli compreso, e questi si riunivano nel palazzo Pazzi a Firenze che era stato di una famosa famiglia che fece la congiura medicea e decidevano tutto, praticamente ogni decisione che veniva poi passata al Parlamento o al Senato oppure ai dibattiti parlamentari o al Consiglio dei Ministri veniva prima confezionata, smussata potremmo dire, nell’ambito della loggia Universo. Era un po’ una camera ricompensazione della politica e quando poi ci fu la breccia di Porta Pia, la capitale venne portata a Roma nel 1871, Firenze non fu più capitale, la loggia Universo si trasferì a Roma ma siccome era radicata a Firenze, insomma, presentava un po’ di problematiche, allora nacque la propria propaganda massonica, la P1. La P1 è sempre stata la colonna portante dello Stato nell’italietta postunitaria, ha avuto grandi meriti perché poi la massoneria nel suo complesso nell’Italia postunitaria, oltre a tante colpe, ha avuto anche dei meriti perché si è ritrovata a fronteggiare la Chiesa in maniera anche molto forte, ma Reghini le rimproverava di sprecare tutto il tempo e tutte le energie nel fronteggiare la Chiesa.

 

Sì, va bene, la Chiesa sì, ma non esiste solo la Chiesa. Pensiamo anche al… la visione di Reghini non è una visione politica della massoneria, è una visione squisitamente iniziatica. La Chiesa è quello che è per carità, è l’avversario numero uno, ma se sprechiamo tutte le nostre energie a contrastare la Chiesa, dovesse finire la Chiesa, qual è lo scopo della massoneria? Cioè, finisce anche la massoneria? Cioè, basta! Invece abbiamo un’altra missione che è quella dell’elevazione dell’essere umano, non della società.

 

Reghini sottolinea che nessun rituale massonico, fra quelli antichi e quelli veri, parla del bene comune, del bene della società, per chi lavoriamo, per la patria, per l’umanità, ma quanto mai? Per la patria sì se ne può anche ragionare, ma perché si deve lavorare per l’umanità? Si deve lavorare per il proprio, per accrescere la nostra coscienza. La massoneria, secondo Reghini, è un percorso di crescita individuale, personale, in un contesto di fratellanza. Invece oggi, oggi come ai suoi tempi, come anche nel 1906 in cui scriveva, la massoneria si atteggia a esercito della salvezza.

 

Allora, io ti devo fare due domande. Una è il colpo di Stato del 1717 di cui parli e l’altra sono i cinque punti che lui tramite Roberto Sestito, un libro di cui abbiamo già parlato, i cinque punti che aveva individuato Reghini, di cui un paio di punti ecco, diciamo, tu non sei d’accordo in base chiaramente alle tue ricerche. Quindi la domanda è questa.

 

La prima è il colpo di Stato del 1717, da quando la massoneria diventa da operativa a speculativa. No, no, no. Allora, io ho approfittato operatorialmente dell’uscita di questo libro per piazzarci un mio saggio introduttivo molto pungente dove muovo le mie critiche all’Inglesi, all’Agrologia Unita d’Inghilterra e faccio delle riflessioni.

 

Dico la mia, che poi è un’opinione molto più condivisa di quanto si pensi in certi aspetti. Dico pane al pane fino al vino che intanto nel 1717 non è vero che nasce la massoneria. Troviamo addirittura dei siti internet, dei libri che dicono la massoneria è nata nel 1717.

 

Facciamo vedere poi il memento anche per un attimo? Sì, dopo sì. Nel 1717 semplicemente a Londra si riuniscono delle logge in una locanda, l’oca e la graticola, the goose and the gridiron. All’epoca usava le logge in Inghilterra si riunivano in pub, in birrerie e locande e spesso prendevano anche il nome delle locande in cui si riunivano.

 

Quindi se c’erano logge che si riunivano è chiaro che non è nata nel 1717 perché anzi il secolo d’oro della massoneria inglese è stato il 600 con gli Stuart. Io ogni volta che posso mi piace parlare di Giacomo I d’Inghilterra, colui che ha riscritto la Bibbia e dice questa favolosa frase a proposito Gesù ha avuto il suo Giovanni e io il mio George. L’iniziatico del termine è che se Gesù ha avuto il suo Giovanni come compagno di iniziazione e di utilizzo di determinati rituali, lui aveva avuto il suo George.

 

Stiamo parlando proprio come dici tu degli Stuart del 1600. Il problema è che gli Stuart vengono defenestrati. Ci fu quella aberrante rivoluzione di Cromwell perché gli Stuart emettevano moneta sovrana, Cromwell agiva per conto dei Rothschild, infatti distrusse la nazione ma la prima cosa che fece è privatizzare la banca d’Inghilterra, ancora prima di cominciare a impiccare gli avversari.

 

Poi Cromwell finisce fortunatamente dopo aver distrutto la nazione, ritornano momentaneamente gli Stuart ma i poteri forti avevano deciso che gli Stuart andavano messi da parte e allora li cacciano di nuovo e Guglielmo d’Orange, un personaggio molto ambiguo, prende il potere. C’è una breve parentesi orangista su cui la storia deve fare ancora piena luce perché fu un’operazione architettata dal Vaticano. Poi arriva una dinastia tedesca di Hannover e poi, mediante tutti i vari rami, i regimi di parentela, i Sassoni a Comune, Vogota che poi si sono trasformati in Windsor.

 

In Windsor quando? Durante la prima guerra mondiale perché avere un cognome tedesco ed essere in guerra con i tedeschi non era molto consigliato. Assolutamente. Questi si mimetizzano, cambiano nome ma sostanzialmente cosa successe? Successo l’erede al trono Charles Edward Stuart che era fra l’altro anche un grande iniziato templare, oltre che un grande iniziato alla massoneria.

 

Sarebbe stato Charles Edward Stuart e i diversi suoi luogotenenti, in particolare Alexander Settle, a iniziare in massoneria il barone Gottfried von Hund, il fondatore del rito della stretta osservanza templare. Il cavaliere dalla penna rossa semplicemente era Alexander Settle e ci sono le prove. Mentre Charles Edward Stuart, altro superiore incognito di von Hund, era Equus a sole aureo.

 

Ma Charles Edward Stuart tenta di riconquistare il trono. I giacobiti trovano riparo in Francia. Sul trono d’Inghilterra in quel momento regna Giorgio, un sovrano che neanche parlava inglese.

 

Quello pazzo, la pazzia di Reggio. Era tedesco. Charles Edward Stuart tenta di riconquistare il trono.

 

Per poco non ce la fa, ma alla fine le sue truppe… lui sperava in una sollevazione popolare che non ci fu, il suo vantaggio. Quindi diciamo che ogni tentativo si spenge attorno al 1740 e non ci sarebbe stato più niente da fare. Ma qual è stata la prima preoccupazione degli Hannover conquistato il trono d’Inghilterra dopo la parentesi di William d’Orange? È stata quella di avere una massoneria fedele al trono.

 

La massoneria inglese era un toto giacobita fedele a Stuart. Non potevano permettersi gli Hannover di avere una massoneria ostile perché la massoneria aveva grande influenza nella società britannica di quel tempo. Quindi loro favorirono con personaggi come Desagoyer, con personaggi come Anderson, la distruzione sistematica di vecchi archivi, la distruzione di documenti.

 

La massoneria era già speculativa, già nel 600. Addirittura nel 500 c’erano logge in cui erano di più gli speculativi degli operativi a livello numerico, già nel 500.

Tags: arturo reghiniNicola Bizzisusanna basile

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