Ztim Ztum Bang: Nicola Bizzi e il saggio “Alla ricerca delle pietre perdute” di Alberto Donini Aurora Boreale Edizioni
Edito da Aurora Boreale Edizioni di Nicola Bizzi: È un libro particolare perché ci parla del Mesoamerica, ci parla del Messico in particolare e ci parla di alcuni controversi reperti archeologici che dall’archeologia ufficiale non vengono riconosciuti come tali. Ora c’è da fare un po’ una premessa. Perché questo libro è scottante, controverso e delicato? Perché va ad affrontare una tematica che non da tutti è accettata. Quando si parla di civiltà aliene in genere le persone si dividono sempre noi come tutti gli esseri umani in due partiti, quelli che accettano l’eventualità dell’esistenza di civiltà aliene, soprattutto se tratta di persone che si sono anche minimamente documentate a riguardo oppure che ci arrivano per logica come potremmo essere soli nell’universo e poi ci sono quelli che per qualche ragione recondita si barricano dietro uno scetticismo preconcetto e dicono no, io agli alieni non ci credo, non è possibile. Qui non si tratta di credere o non credere, non è una questione di fede, non è una questione fideistica. Chi si è minimamente documentato sa benissimo che la grande maggioranza degli avvistamenti ufologici che avvengono non è spiegabile dal punto di vista militare o dal punto di vista della nostra ingegneria civile.
Con Nicola Bizzi, il nostro mentore, nonché studioso ricercatore e storico ed editore di Aurora Boreal Edizioni. E proprio per questo motivo l’abbiamo invitato per raccontare l’ultima sua fatica, nel senso dell’ultima sua produzione come editore, che è alla ricerca delle pietre perdute dell’ingegner, Alberto Donini, Alieni nell’antichità, gli oggetti di El Toro. Grazie Susanna, un saluto a tutti i nostri ascoltatori.
Facciamo vedere subito la copertina, perché è interessante, troppo interessante. Si vede? Sì, perfetto. Se già ci vuoi parlare subito, scusami, lasciamo un po’ la copertina.
Fra l’altro, guarda, proprio stamattina stavo guardando le classifiche di Amazon e questo libro che è uscito da una settimana è al secondo posto nella classifica dei testi di archeologia di Amazon. Sono piccole soddisfazioni, mi auguro che vengano in tempo. Perché? Perché è un testo veramente scomodo.
Scomodo perché è un pugno nello stomaco del paradigma storico-archeologico che io tanto critico. Questo non è un mio libro, nel senso non l’ho scritto io, ma è la mia ultima fatica dal punto di vista editoriale, come editore. L’ho pubblicato la scorsa settimana per i tipi della mia cassa editrice, le edizioni Aurora Boreale, ed è un testo a cui tengo particolarmente.
Perché io ho conosciuto l’ingegnere Alberto Donini alcuni mesi fa, mi ha contattato e mi ha proposto questo suo lavoro con tanto di filmati, materiale, documentario. Io in genere sono un po’ prevenuto perché tutti i giorni vengo contattato da decine di autori o aspiranti tali che vorrebbero pubblicare le loro opere, a volte c’è veramente da mettersi le mani nei capelli. Io ho pazienza, ascolto tutti, ma questa volta devo dire che ho immediatamente dissi e questo libro è andato in stampa anche in tempi relativamente brevi perché devo dire che l’ingegnere Donini ha fatto un ottimo lavoro, era sostanzialmente quasi pronto.
È un libro particolare perché ci parla del Mesoamerica, ci parla del Messico in particolare e ci parla di alcuni controversi reperti archeologici che dall’archeologia ufficiale non vengono riconosciuti come tali. Ora c’è da fare un po’ una premessa. Perché questo libro è scottante, controverso e delicato? Perché va ad affrontare una tematica che non da tutti è accettata.
Quando si parla di civiltà aliene in genere le persone si dividono sempre noi come tutti gli esseri umani in due partiti, quelli che accettano l’eventualità dell’esistenza di civiltà aliene, soprattutto se tratta di persone che si sono anche minimamente documentate a riguardo oppure che ci arrivano per logica come potremmo essere soli nell’universo e poi ci sono quelli che per qualche ragione recondita si barricano dietro uno scetticismo preconcetto e dicono no, io agli alieni non ci credo, non è possibile. Qui non si tratta di credere o non credere, non è una questione di fede, non è una questione fideistica. Chi si è minimamente documentato sa benissimo che la grande maggioranza degli avvistamenti ufologici che avvengono non è spiegabile dal punto di vista militare o dal punto di vista della nostra ingegneria civile.
Siamo continuamente visitati da oggetti che hanno chiamati nei 47 unidentified flying objects, UFO, ma già nell’antichità, nella letteratura, nell’arte troviamo prove di queste frequentazioni. Esistono autori dell’antica Roma che ci parlano in maniera chiara, in maniera limpida di fenomeni aerei anomali e della presenza di quelli che loro chiamavano, come Plinio per esempio, clipei ardenti, scudi infuocati, perché chiaramente oggi si parla di dischi volanti, ma gli antichi romani li associavano a degli scudi, scudi infuocati che solcavano in cielo. Anche i carri, i famosi carri, la parte degli indiani.
Nella tradizione indiana c’è una massiccia presenza a livello letterario di carri volanti. Addirittura esiste un trattato, che è il Vimanika Shastra, che è un trattato di meccanica aerospaziale. Insegna come costruire questi Vimana, questi oggetti volanti di cui si servivano l’Idei, e ne spiega i meccanismi della propulsione.
È qualcosa di straordinario, ma in occidente è quasi sconosciuto. Poi per gli indiani, a proposito di questo, c’è una pubblicità sull’aereo, dove già noi lo facciamo da 3.000-4.000 anni, scrivono più o meno così. Per loro è importante quello su cui ci dobbiamo focalizzare nella puntata di oggi.
Poi entreremo nei dettagli con una prossima puntata del libro, come avevamo detto. Questo è un punto focale, perché la cultura indiana, quella hinduista in genere, non è schiava, ha le sue limitazioni, per carità, come tutte le culture improntate su una religione, ma la cultura hinduista non è schiava e non è vittima del dogmatismo e del totalitarismo del pensiero che c’è in occidente. In occidente siamo tutti vittime, anche chi non è consapevole, di duemila anni di pensiero unico giudaico-cristiano che è stato imposto da Costantino in poi.
Un pensiero unico che ha fatto terra bruciata, che ha devastato la libertà di pensiero, la libertà religiosa, il pluralismo delle fedi e delle credenze, dei culti. Poi siamo triplamente vittime, perché c’è stato l’illuminismo, che pensando di fare terra bruciata nel dogmatismo cristiano invece ha incrementato il dogma, poi c’è stato il positivismo ottocentesco che ha completato il giochino e l’umanità attuale quindi è vittima di tre paradigmi concentrici, sovrapposti, stratificati, che le impediscono in occidente di vedere al di là del proprio naso. Non è così in India, non è così in tanti paesi asiatici, anche in Cina c’è una maggiore apertura devo dire, ma anche nell’America Latina.
Nell’America Latina potrebbe sembrare paradossale, ma per tante popolazioni dal Guatemala al Messico fino ad arrivare anche al Brasile, alla Columbia, al Venezuela, è normale parlare di una presenza aliena nell’antichità e anche nel presente. Perché? Perché esistono centinaia di miti, di tradizioni che parlano della presenza di visitatori provenienti da altrove. Io ho seguito molto da vicino per esempio la vicenda delle mummie di Nazca.
Se ne è occupato molto un mio amico e collaboratore che è Roberto Venturino con cui abbiamo fatto diversi video, diverse trasmissioni, diverse interviste e lui si è documentato moltissimo sull’argomento sul campo perché lui vive in l’America Latina. Queste mummie di Nazca ne sono state trovate tante e continuano ad essere trovate nel deserto di Nazca, in sepolche, in grotte sotterranee. Vengono trovate da tombaroli, da persone che sbarcano il Lunario cercando antichi reperti da vendere al mercato nero.
Ma queste mummie hanno una particolarità, non sono umane. C’è stata anche una presentazione di dupli scena al Parlamento di Città del Messico, per esempio, perché se ne sono interessati i noti giornalisti messicani hanno voluto portare questo tema all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Non sono umani.
Si tratta di diverse tipologie di creature, tridattili, quadridattili, a tre quattro dita, con una fisiologia completamente diversa da quella umana. Addirittura una di queste razze ricorda molto la figura del film di Rambaldi, E.T., dell’alieno realizzato da Rambaldi per E.T., E.T. l’Extraterrestre. Sono vivani perché dalle tacche, dalle radiografie che sono state fatte su queste mummie, risulta che hanno una colonna vertebrale, che non hanno mai subito alterazioni esterne e che addirittura alcune di queste avevano delle uova all’interno che erano presenti al momento della loro morte.
Questi colpi si sono conservati. Non sappiamo se sono stati oggetto di una mummificazione artificiale. Pare di sì perché sono ricoperti da una patina che probabilmente ha favorito la mummificazione.
Addirittura hanno degli impianti metallici addosso senza che vi sia alcun segno di manomissione palese post mortem. Impianti metallici che verosimilmente servivano a rafforzare la colonna vertebrale in una specie che probabilmente era abituata a una gravità diversa da quella terrestre, che quindi qui soffriva. Hanno diverse età.
La maggior parte di queste mummie peruviane risale a circa 1500 anni fa. Nella piana di Nazca, che è famosa anche per i petroglifi, per i disegni strantinari, circolavano queste creature che interagivano con le popolazioni locali perché ci sono tanti miti che parlano di uomini formica, del popolo formica che viveva sottoterra e che portava la civiltà, che portava le conoscenze a quelli della superficie. Questo è presente anche in Messico perché in Messico esistono ovunque tradizioni di paleocontatti.
Viene chiamato così il paleocontatto, il contatto antico con creature verosimilmente nonumane e non terrestre. Alberto Donini ha iniziato a interessarsi alla questione perché lui è entrato in possesso alcuni anni fa di alcuni reperti, alcune pietre, alcune statuette provenienti da Serro del Toro, che è una zona piuttosto desertica, non distante dalla capitale della città del Messico. Che cosa c’è in quella zona? Lì intanto c’era un antico lago, un lago che si è prosciugato alcuni secoli fa, c’è una montagna, una montagna dalla forma vagamente piramidale, Serro del Toro, che un tempo era un’isola, un’isola che sorgeva al centro di questo grande lago che poi si è prosciugato.
Le popolazioni locali che hanno una cultura di tipo sciamanico, lo sciamanesimo è molto presente in Messico, un po’ in tutta l’America Latina. Ti immagini il direttore del Museo Egizio di Mbesis? No, ma lui è anche sciamano, non ti immagini il mondo occidentale? Lo escludo perché certi direttori di musei odierni praticano anche tanti rituali particolari. Pensiamo a Zaki Hawass.
Ma al di là di tutto questo, ci sono sciamani, lo sciamano è un tramite praticamente, un tramite fra i monti. Le culture amerinde sono sincretistiche e c’è stata una fusione fra l’elemento cristiano portato dai conquistadores e le antiche plurimillenarie tradizioni locali. Persiste infatti il culto della Pachamama in Perù e di tante altre divinità che a volte si sono fuse con i santi cristiani.
Lo sciamanesimo è sempre stato presente, ci sono sciamani che magari sono direttori di banca, che sono medici, che sono impiegati e che poi esercitano anche l’attività sciamanica. Scusa se rido perché penso alle persone che conoscono. Bellissimo, questo proprio per uscire fuori dal discorso dei canoni, dice ma lui che cosa fa? Guarda nel tempo libero fa lo sciamano, però per poter campare fa l’impiegato in banca, bellissimo.
Ecco sì, sono orizzonti culturali molto diversi dai nostri, dai quali dobbiamo sicuramente apprendere tanto ancora. Cos’è successo sostanzialmente? Alberto Donini è entrato in possesso di alcuni manufatti. Pensava che fossero clamorosamente dei falsi perché ovunque vengono effettuati dei ritrovamenti archeologici, soprattutto in paesi dove non c’è molto controllo degli scavi, vengono realizzati sistematicamente anche dei falsi ad uso turistico.
Ma attenzione, questo avviene anche in Italia. In Italia c’è stata per secoli una tradizione di tombaroli, soprattutto nel sud, Calabria, Basilicata, anche in Sicilia, ma in particolare per quanto riguarda la civiltà etrusca, in Toscana e nell’Alto Lazio, nel Viterbese, nella Tuscia. Ci sono famiglie che hanno vissuto per due, tre, quattro generazioni commerciando reperti etruschi, reperti che rinvenivano nelle tombe.
Anche qui nella zona di Morgantina, incredibile, cose che sono terribili. Ma adesso invece cosa succede? Sicuramente sotto terra c’è ancora un mondo intero da esplorare, centinaia di tombe ancora da trovare, ma non è che le tombe etrusche sono illimitate, non è che ce ne sono miliardi che possono continuamente rifornire il mercato clandestino. Quindi tanti esperti tombaroli per tradizione familiare si sono trasformati in artigiani.
Se oggi andate a Tarquinia, vicino alla zona archeologica, trovate delle bancarelle dove potete trovare delle perfette riproduzioni di ceramiche etrusche, anche di bronzetti, di reperti, anche di gioielli, che vengono venduti come riproduzioni. E vi svelo un segreto, la maggior parte oggi dei reperti archeologici o dichiarati tali che vengono venduti sul mercato clandestino, finendo anche nelle aste, sono prodotti di artigianato moderni, abilmente invecchiati, addirittura realizzati con antiche ceramiche tritate e poi ricostruite proprio per ingannare le prove del carbonio 14 e poi vengono invecchiati con silicati, con incrostazioni, con tutta la tecnica. Chiaramente non parlo di reperti di elevatissimo pregio, ma il classico vasetto etrusco, la classica lucerna, il balsamario, sono tutti reperti che vengono in buona parte commercializzati come autentici nel mercato clandestino, ma non lo sono.
La stessa cosa avviene in Messico, avviene in Perù, hanno fatto dei falsi con le pietre di Ica, ma ciò non toglie che la maggior parte siano originali, e lo stesso è successo a Servo del Toro. In questa località da generazioni emergono dalla terra pietre, statuette, lavorate, ne hanno trovate tantissime. Questa montagna evidentemente era un luogo, è stato per millenni un luogo di deposizione votiva di oggetti, era oggetto di un culto questa montagna perché nelle tradizioni locali era la casa degli dèi.
Negli antichi miti locali gli dèi vivevano dentro quella montagna, al di sotto di quella montagna, e le popolazioni locali da millenni hanno portato offerte votive che sia in Pietra che poi successivamente in Terracotta che raffigurano questi dèi. E qui viene il bello. Alberto Donini, da bravo ingegnere, ha voluto far analizzare da più laboratori, con analisi incrociate sia al carbonio 14 per le terracotte oppure per le incrostazioni e residui di colla che erano presenti in alcuni di questi manufatti.




