Ztim Ztum Bang: Nicola Bizzi e i Culti Misterici di Pompei nel testo di Nino Burrascano
Nicola Bizzi, editore di Aurora Boreale Edizioni: Pompei era una città estremamente ricca e vitale. Sorgeva in una posizione felice vicino a Napoli, alle falde del Vesuvio, e a Pompei c’erano non soltanto cittadini romani ma c’erano presenze greche, grecofone, e c’erano religioni e culti più disparati. Non soltanto si venerava la triade capitolina ma c’erano templi di Iside. Già si erano molto diffusi nei territori romani i culti orientali, i misteri di Iside e di Serapide. I misteri greci, in primis i Misteri Eleusini e i Misteri Orfici e poi si era anche diffuso il culto di Dioniso con i suoi misteri. Tutti i culti provenienti dalla Grecia o dall’Oriente che Roma tutelava perché uno degli grandi pilastri della tradizione romana, della civiltà romana, era il garantire la libertà religiosa, il pluralismo religioso.
Stasera, infatti, parleremo proprio di uno dei suoi piccoli e grandi libri che riguardano i misteri orfici dell’antica Pompei, scritto da Nino Burrascano che lui ha recuperato e aggiunto a una preziosa introduzione di Boris Yusef e una sua presentazione personale rispetto al grande equivoco di questo piccolo libro degli anni trenta, quindi chiamiamolo Freschi di scopertura della villa pompeana, quindi della villa dei misteri, e racconteremo un po’ la vicenda che è legata sia agli argomenti di Nino Burrascano e sia, chiaramente, all’argomento principe di Nicola Bizzi che riguarda i misteri orfici e i misteri eleusini, quindi un po’, diciamo, quattro cose. Nicola, buonasera, grazie.
Buonasera Susanna, un saluto a tutti i nostri ascoltatori. Sì, io mi diverto ogni tanto a recuperare vecchi testi, soprattutto se trattano argomenti di mio interesse, di interesse del mio pubblico, in particolare culti misterici, e mi imbattei alcuni anni fa in un libriccino tascabile che uscì negli anni trenta nella Biblioteca del Sapere. Esistevano all’epoca tante collane veramente fatte bene che mettevano a disposizione di un pubblico molto ampio testi, guide, ma anche riflessioni su scoperte archeologiche, su misteri del passato.
Questa collana di piccoli libri del sapere era diretta da un bravo giornalista, Edoardo Quinto, che si avvaleva di tutta la scheda di collaboratori. Io ho pubblicato della sua collana anche un libretto sui misteri eleusini. Questo libro che ci riferiamo oggi, che io l’ho ripubblicato nel 2020, si intitola I misteri orfici nell’antica Pompei.
Il libretto è degli anni trenta, ma parte da un’analisi di uno dei più grandi capolavori dell’archeologia e dell’arte antica, La villa dei misteri di Pompei. La villa dei misteri è qualcosa di straordinario perché è stata portata alla luce nel 1909. Qui c’è la copertina che stai vedendo? Ok, perfetto.
Quando dici tu io vado avanti. Pompei è uno scrigno inesauribile di testimonianze, non soltanto artistiche, architettoniche, ma è una città cristallizzata. Era una città vivace, una città cosmopolita, come lo era d’altronde l’impero romano.
Pompei era una città estremamente ricca e vitale. Sorgeva in una posizione felice vicino a Napoli, alle falde del Vesuvio, e a Pompei c’erano non soltanto cittadini romani ma c’erano presenze greche, grecofone, e c’erano religioni e culti più disparati. Non soltanto si venerava la triade capitolina ma c’erano templi di Iside.
Già si erano molto diffusi nei territori romani i culti orientali, i misteri di Iside e di Serapide. I misteri greci, in primis i misteri eleusini e i misteri orfici e poi si era anche diffuso il culto di Dioniso con i suoi misteri. Tutti i culti provenienti dalla Grecia o dall’Oriente che Roma tutelava perché uno degli grandi pilastri della tradizione romana, della civiltà romana, era il garantire la libertà religiosa, il pluralismo religioso.
Ma non si limitava a questo Roma, Roma addirittura faceva propri culti dei popoli che man mano inglobava e a Pompei c’era un grande mosaico di culture, di tradizioni, di fedi religiose che vivevano in armonia e questa è una cosa bellissima. Poi era una città molto vitale, io direi quasi turistica perché non solo per la posizione felice, la vicinanza al mare, ma su Pompei convergevano cittadini da tutte le province romane. Era una città con taverne, con tanti lupanari anche che attiravano turismo.
Era una città romana. Certo, era una città romana, non solo, poi non era grande come Roma quindi era più vivibile, c’è anche questo. Era sicuramente a misura d’uomo, misura di cittadino, secondo me era una città relativamente felice che è stata vittima di una delle più immani tragedie della storia nota.
Lo sappiamo, l’eruzione del Vesuvio, che tanto ci è stata descritta da Plinio il giovane, ha spazzato via la vita. Però se non fosse stato così oggi non ce l’avremmo, siamo sempre lì. Se non fosse stato così, se Pompei non si fosse cristallizzata sotto una coltre di metri e metri di ceneri vulcaniche poco ne sarebbe rimasto.
Avrebbe seguito la sorte di tante altre città d’epoca romana che hanno subito l’evoluzione, la naturale evoluzione urbanistica, quindi il crollo dei vecchi edifici, la ricostruzione utilizzando le pietre dei vecchi edifici di nuove case e dei magnifici edifici di Pompei, forse non sarebbero rimaste neanche le fondamenta, invece questa eruzione ha fatto sì che si potessero preservare nella drammaticità della situazione tanti oggetti di vita quotidiana, addirittura resti umani in grande quantità, ma soprattutto le espressioni artistiche e culturali e anche religiose di quella straordinaria città. I romani non si limitavano, soprattutto quelli benestanti, a farsi fare ville su misura, a rivaleggiare tra loro a chi aveva la villa più bella, ma amavano molto adornare le loro dimori con magnifici affreschi, tant’è che lo stile pompeiano è entrato poi prepotentemente già dall’ottocento nella storia dell’arte, divenendo un esempio plateale di un genere artistico unico, esemplare, che ha fatto scuola, che ha avuto imitazioni in tutto il Mediterraneo. Pompei vantava questo primato, il tipico affresco pompeiano era straordinario.
Il famoso rosso pompeiano, che è un colore bellissimo che ricorre infatti spesso in questi affreschi realizzato da tinte naturali, da tipi di terra, perché tutti i colori degli affreschi venivano realizzati o con fibre vegetali o con vari tipi di terre. Cosa raffiguravano questi affreschi? Dipendeva un po’ dal gusto del proprietario dell’abitazione. Spesso, soprattutto nei saloni adibiti a simboli, a panchetti, raffiguravano scene conviviali dove si beva vino, da coppe, da crateri, dove si conversava con ospiti, con un cortigiane.
Poi ci sono affreschi che raffigurano che sono incassi di militari, magari scene di battaglie oppure scene mitologiche, scene tratte dalla grande mitologia greca, dalla guerra di Troia. La guerra di Troia ricorre tantissimo nella cultura romana, come raffigurazioni, era ben presente. Poi abbiamo affreschi, pitture, di ispirazione misterica e religiosa.
Nino Burrascano, in questo libretto che ho voluto ripubblicare e che lui ha intitolato i misteri orfici nell’antica Pompei, ci presenta quella che era un po’ la bellissima scoperta archeologica dei tempi. Era ancora fresca la villa dei misteri, era ancora fresca di scavo, era stata ripulita, restaurata e ha potuto donare al mondo la più grande sequenza pittorica sopravvissuta dall’antichità relativa a scene di iniziazione misterica. E questa è una cosa straordinaria.
Però c’è un grande equivoco. Il libro si intitola I misteri orfici nell’antica Pompei, ma questi affreschi non hanno niente di orfico. Sono, come tante scene possono testimoniare e attestare, sequenze della ritualità iniziatica dionisiaca.
Sta lì il grande equivoco. Infatti io nel libro ho voluto puntualizzare questo, sia nella prefazione che ha realizzato Boris Yousef, uno storico delle religioni con cui sono molto in sintonia, sia in un mio breve saggio pubblicato in appendice al libro in cui spiego la differenza fondamentale fra orfismo e dionisismo, una differenza anche inconciliabile dal punto di vista dottrinale, e il grande equivoco che ha caratterizzato la storia delle religioni per tutto l’Ottocento e che ancora persiste purtroppo, di voler associare a tutti i costi i misteri orfici con i misteri dionisiaci. Due tradizioni che erano addirittura in conflitto fra loro.
Ti volevo interrompere solo per un attimo. Qui c’è un satiro che ha una lira, c’è l’unico riferimento che poteva essere a Orfeo è questo, perché poi guardandola e riguardandola non ci sono altri riferimenti a Orfeo? No, non ci sono, a parte la lira era uno strumento comune che veniva utilizzata in tante cerimonie, non solo in feste profane ma anche in riti misterici. Ma poi la suona un satiro.
Ci fossero stati riferimenti a Orfeo. Orfeo viene sempre raffigurato in prima persona. Aspetta che lo faccio vedere.
Eccolo. Ecco Orfeo, questo è un mosaico bellissimo che in Turchia, se ricordo bene, è scritto in lingua siriaca e raffigura Orfeo che suona la lira circondato dagli animali che lui cantava con il suo suono melodioso. Abbiamo tanti mosaici del genere, se ne contano un centinaio in tutto il Mediterraneo.
Ce n’è un altro, ho trovato questo. Bellissimo, questo credo che sia di Cipro, di Paphos, è stupendo. Orfeo è stato uno dei più grandi maestri, figura leggendaria entrata nel mito e nella leggenda ma io ritengo che sia realmente esistito perché ci sono delle prove e Orfeo è l’espressione di un patrimonio culturale, sapienziale, iniziatico che veniva dalla Tracia.
La Tracia nell’antica Grecia era considerata un mondo barbaro, era considerata un limes, un confine a volte invalicabile, era il nord selvaggio. La Trascia corrisponde all’odierna Bulgaria ma anche a parti del nord della Grecia, della Macedonia, erano territori di confine, territori in cui c’erano delle tradizioni sciamaniche, tradizioni sciamaniche antichissime che sono poi fluite nella cultura greca amalgamandosi con la cultura greca e Orfeo, di cui esistono varie storie e biografie, c’è una letteratura immensa. Tanto ha raccolto Angelo Tonelli su Orfeo, ha fatto dei libri meravigliosi e Orfeo velocemente è vissuto nel quindicesimo secolo avanti Cristo, un’epoca di cui poco si sa, un’epoca di transizione, un’epoca che vide già il declino della civiltà minoica nella Grecia continentale e nel Leggio, e l’affermazione della cosiddetta civiltà micenea che comportò uno stravolgimento religioso.
Orfeo era allievo, secondo la tradizione, di Linos. Linos era un grande maestro, uno ierofante, un cantore, cantore perché sapevano utilizzare certi maestri, certi vati, perché erano vati a tutti gli effetti, la musica, il canto, il suono, le frequenze, le intonazioni, sia a scopo terapeutico ma anche per interagire con le forze della natura e con i deiti. Quindi Linos è stato il vero fondatore dell’orfismo che è una tradizione che ben si coniuga con quella dei misteri eleusini perché hanno molti punti in comune, hanno anche una matrice comune, ma l’orfismo ha anche un’anima sciamanica, un’anima sciamanica preponderante e un misticismo a tratti esasperato che non troviamo nei misteri leusini.
Infatti io ritengo che la tradizione catara che tanto si è affermata nel medioevo fino ad arrivare poi alle persecuzioni nel sud della Francia e in Italia e in altre regioni europee sia soltanto, non sia soltanto una tradizione di origine manichea, ma è chiaro che è una tradizione che abbia preso attinto a piene mani da quella orfica, perché nella tradizione orfica c’è il vegetarianesimo assoluto, c’è il rifiuto della mondanità, in un certo senso il rifiuto della materia. Il corpo era considerato la stregua di una tomba dell’anima, anima che doveva liberarsi dalle catene corporee per poter ascendere ai campionisi, ai prati di Persephone. La dottrina orfica è molto complessa ma è caratterizzata proprio da questo misticismo e dal rifiuto dei sacrifici cruenti, dal rifiuto del sangue.
Addirittura gli iniziati orfici non si vestivano con abiti di origine animale, ma soltanto di origine vegetale, tuniche di lino per esempio, aborrivano anche la lana perché era di origine animale. Avevano questa linea che in buona parte poi è stata ereditata dal Pitagorismo perché Pitagora era un iniziato orfico e lo sappiamo benissimo, poi ha elaborato una dottrina propria. Invece il culto di Dioniso, che è arrivato anch’esso in Grecia attraverso la Tracia ma che viene dall’Oriente, è un culto anch’esso con tratti sciamanici, innegabilmente presenta dei tratti sciamanici, ma è un culto a mio avviso molto pericoloso perché comporta l’esaltazione di stati alterati di coscienza dovuti all’ebrezza, al consumo di vino e anche di altre sostanze che poi sfocia in sacrifici cruenti, in sacrifici di sangue.
L’orfismo è associato al sangue, al sangue versato. Non a caso i Titani, nella mitologia greca, uccideso Dioniso. Lo divorano.
Era il grande nemico dei Titani. Poi Dioniso risuscita perché ha molte vite. Dioniso è un Dio multiforme, un Dio infido, un Dio che come una Fenice risorge periodicamente.
Si dice che in Vaticano si ha conservato una lista dei veri nomi di Dioniso che ha avuto in tutte le sue incarnazioni. I Gesuiti sono Dionisiaci in realtà, parliamoci chiaro. Visto che ho trovato questa fotografia della sequenza, a proposito di questi affreschi, la cosa strana è che io le ho guardate più volte, ma il vino non c’è.
Ho notato, di solito ci sono coppe, ma il vino non c’è. O ce l’aveva qui Arianna visto che lui è qua sdraiato, ma sempre non si vede perché è in uno stato un po’ narcotico. Scusa se entro nel merito, però nel frattempo guardando le immagini, l’unico cibo è quello che ha la signora all’inizio che ha un vassoio con qualche cosa, mentre di vino non ce n’è.
Non è una cosa strana questa in effetti, scusa, era un momento di riflessione. In effetti è curioso. Gli affreschi sono ben conservati, tranne alcune parti dove si sono deteriorati, non ci sono libagioni.
Queste sono scene iniziatiche, sono probabilmente, ora noi non sappiamo, non conosciamo nel dettaglio, i passi dell’iniziazione Dionisiaca perché è rimasta segreta. Io conosco quella Eleusina, ma per esperienza personale non ne posso parlare, chiaramente c’è il voto del silenzio, ma io conosco la prassi e la sequenza dell’iniziazione Eleusina che è molto diversa da quella qui rappresentata e conosco in parte quella Orfica che è molto diversa da quella qui rappresentata. Non c’è vino, non c’è traccia di vino, scusa se insisto.
Non c’è traccia di vino ma non necessariamente un’iniziazione Orfica doveva comprendere il vino. L’unica libagione, diciamo così, è questa qui. C’è il pastoio delle offerte.
Quindi diciamo che era un momento dove infatti probabilmente, questo invece è quello che ti dicevo il Penteo che è sempre in una delle ville di Pompei. Guarda questo Penteo e guarda Dioniso. Eh, gli somiglia molto.
Tra l’altro una cosa che bisogna sottolineare. Orfeo stesso viene ucciso dalle baccanti, dalle mena di Dionisia che in preda il furore, ispirate dal Dio, lo fanno a pezzi, lo sbranano. Quindi già solo questo ci permette di differenziare perché in realtà gli Orfici avevano orrore di Dioniso perché Dioniso aveva ucciso il loro maestro.
Quindi quanti equivoci ci sono nella mitologia, nell’approccio alla storia delle religioni? Occorre fare chiarezza. Quindi comunque sia la differenza dell’essere cruento è quello che distingue, come dici tu, sia dai misteri Eleusini sia da quelli Orfici. Infatti qua c’è comunque una scena violenta che è quella della frusta nei confronti di una delle iniziate, come se ci fosse necessariamente.
Poi c’è un’evoluzione con i Cimbali. Io sto parlando come una storia a fumetti, senza i testi. Questa doveva essere una sala di vita all’iniziazione, è verosimile, perché la prassi iniziatica, la sequenza di una cerimonia iniziatica chiaramente era segreta, non poteva essere raffigurata a livello pittorico parietale in una sala di vita a feste, a banchetti, dove potevano accedere anche eventuali ospiti estranei al rito e al culto misterico.
Quindi il fatto che sia stata raffigurata sulle pareti nella sua verosimile esatta sequenza secondo me ci indica che quella era una stanza, una grande sala, dove potevano accedere soltanto o gli iniziati o gli iniziati che venivano iniziati. Infatti vedi come il pavimento a proposito di Scacchiere è fatto in una maniera tale che dà un’illusione ottica di tridimensionalità. Cioè la musica, perché anche loro avranno avuto un’iniziazione con la musica e con altre sostanze, in modo da essere completamente introiettati, ingoiati all’interno dell’iniziazione.
Volevo solo individuare queste cose che riguardavano un po’ i riferimenti a cui possiamo dare un’ interpretazione come dici tu vaga, cioè nel senso non abbiamo idea. Non conosciamo la sequenza dell’iniziazione indonesiana, potremmo interpretare i vari passaggi ma sono interpretazioni nostre soggettive. Qui ci sono scene di mimica, ci sono scene di teatralità, abbiamo addirittura un personaggio che regge una maschera teatrale sulla testa del satiro.
Abbiamo poi scene preparatorie, qui c’è una donna che viene iniziata in tutte le varie sequenze, che viene preparata, pettinata, viene vestita. È una sequenza esatta, come un po’ un fumetto, come una striscia. Interessante anche che sia una donna e non è un uomo, quindi questo potrebbe essere interessante come per sottolineare il discorso che comunque le donne avevano in ogni caso una funzione fondamentale, cosa che peraltro è stata poi eliminata successivamente dal cristianesimo, mentre ne parlavamo anche con Luigi Bruneti a proposito che le donne a livello dell’agnosticismo avevano la loro fondamentale rappresentanza e importanza.
Addirittura nei misteri e eleusini il femminino sacro era preponderante, era la chiave di tutta la cerimonia. La figura femminile è molto più importante nei misteri e eleusini di quella maschile. La stessa cosa avveniva nei misteri orfici e un po’ presso tutti i culti misterici dell’antichità.
Anche questa qua, scusa se ti interrompo di nuovo, però questa è una bambina per esempio. C’è stato… è che è difficile trovare, di solito sono sempre maschi oppure amorini eccetera, invece proprio questa è una bambina che sta leggendo. E sono nei misteri mitraici che c’è l’esclusione della donna all’iniziazione e alla partecipazione.
I misteri mitraici erano prettamente maschili, esclusivamente maschili, infatti trovavano molta diffusione nell’esercito, nelle regioni, ma sono di derivazione iranica. Anche se nascono a Roma, non è che sono arrivati tali e quali dall’Oriente. Traggono ispirazione dall’antica religione iranica, ma sono un culto misterico molto particolare nato e istituito a tutti gli effetti all’epoca di Domiziano.
E hanno avuto una commistione con il cristianesimo incredibile. Ci sono stati dei papi, indicati dalla Chiesa come papi cristiani, che in realtà erano dei papas mitraici. Per i primi secoli c’era una commistione piena fra mitraismo e cristianesimo e lo stesso termine papa deriva dal papa mitraico che era il settimo livello del pater, quindi il papa.
Però io vorrei tornare, perché tu in mezzo, quando parti sei fantastico, sul discorso che dicevi prima dei gesuiti che erano dionisiaci. Ci sono molti molti molti indizi che ci collegano i gesuiti con il culto di Dioniso. A parte la figura di Ignazio di Loyola che lui non solo era un militare sanguinario ma era anche iniziato agli Alumbrados.
Gli Alumbrados erano una segreta confraternita iberica. Alumbrados significa illuminati. Una confraternita che molto probabilmente affondava le proprie radici nella Spagna islamica.
Aveva delle similitudini sia con il sofismo che con la ritualità dionisiaca. È molto molto molto particolare. Poco si sa perché la Chiesa ha cancellato quasi tutto negli Alumbrados ma nelle simbologie dei gesuiti ci sono molti riferimenti al culto di Dioniso.
Per tornare a Burrascano, perché c’era questa tendenza? In qualche modo è pregiudizievole, no? Come dici tu, i misteri Orfici, i misteri Eleusini erano molto più spirituali in questo senso. Sicuramente erano molto meno fisici, carnali, non accettavano i sacrifici cruenti, non accettavano il mangiare la carne, non accettavano droghe psichedeliche e via dicendo, rispetto ai misteri invece dionisiaci che erano più nel discorso dell’istintivo, per la perdizione, quindi molto più pericolosi




