Angelo Tonelli poeta, autore e regista teatrale, il maggiore grecista vivente autore di saggi meravigliosi ci racconta del suo libro “Pitagora, il maestro segreto. Il padre della sapienza tra misticismo, scienza e politica”, pubblicato da Feltrinelli. Tonelli: “Quindi già Parmenide autonomamente ma comunque molto dentro l’ambito pitagorico. Empedocle dedica un frammento a Pitagora in cui ne parla con estrema devozione, dove ne parla un uomo di eccezionale sapienza che quando tendeva le sue prapides, cioè il diaframma, quindi quando praticava la respirazione diaframmatica, alla maniera di quella che troviamo nello yoga, il pranayama yogico, doveva vedere indietro per almeno venti le sue incarnazioni. E poi Platone, secondo me Platone è per una percentuale molto alta debitore di Pitagora”.
Allora, Angelo Tonelli nasce in epoche remote, perché donno lui un uomo nei secoli, poeta, autore e regista teatrale tra i massimi grecisti viventi, diciamolo ogni volta, questo qua ci piace, ha scritto classici per i Feltrinelli, ha tradotto e curato dell’origine di Eraclito, la terra desolata, quattro quartetti addirittura di Thomas Eliot e poi si è dedicato a Senofone, Parmenide, Zenone, Melisso, Eleusis e Orfismo, i misteri della tradizione iniziatica greca e il volume Negli abissi luminosi sciamanesimo trans ed estasi nella Grecia antica e dell’origine di Parmenide, su cui noi abbiamo lavorato e che prossimamente faremo dei bellissimi podcast, quindi farai parte anche tu dei podcast, fatte una ragione e così andiamo avanti.
Vabbè, non so cosa siano i podcast.
I podcast sono come se fosse la radio registrata, quindi così andiamo a recuperare quelle trasmissioni favolose e le mettiamo tutte insieme, quindi la gente accende la radio e invece di sentirsi la radio classica, mette una chiavetta e sente le cose belle che abbiamo, come ti sembra in macchina?
Un’ottima idea.
Noi utilizziamo tutti i sistemi e i criteri per poter portare avanti il nostro sistema di filosofia, se no è inutile.
C’è qualcuno che prima ho parlato, Giovanni Vota, che è stato otto giorni in una dark room con Jasmine e a un certo punto ha cominciato a vedere immagini olografiche della notte e noi useremo anche quelle, le immagini olografiche. Dobbiamo trasmettere il verbo, il nous, come lo chiama lui? Detto questo, oltre ad avere qui di fronte un volume dedicato a Pitagora che ricapitola un percorso attraverso la sapienza greca e i suoi dintorni da me intrapreso circa 50 anni fa con un ricordo del magistero di Giorgio Colli. Io ti sto dando l’assist e poi tu cominci e dici quello che ti pare.
Quando e come sei arrivato a Pitagora? Ci sono arrivato tardi perché io ero negato in matematica e in fisica al liceo e anche prima e quindi questo Pitagora lo associavo in maniera un po’ rozza alla matematica, alla geometria, al teorema e quindi devo dire che effettivamente ci sono arrivato molto tardi. Però arrivatoci tardi mi sono accorto che in realtà lui andava messo prima di tutti perché è un po’ il maestro segreto, nemmeno tanto perché non lo è segreto, di Parmenide e sicuramente di Empedocle e di Platone. Nel senso che Parmenide fu introdotto alla disciplina dell’interiorità, della esuchia, che sarebbe la quiete della mente, quindi è un classico delle pratiche meditative d’Oriente, d’Occidente, del Nord e del Sud, da Aminia che era un discepolo di Pitagora.
Quindi già Parmenide autonomamente ma comunque molto dentro l’ambito pitagorico. Empedocle dedica un frammento a Pitagora in cui ne parla con estrema devozione, dove ne parla un uomo di eccezionale sapienza che quando tendeva le sue prapides, cioè il diaframma, quindi quando praticava la respirazione diaframmatica, alla maniera di quella che troviamo nello yoga, il pranayama yogico, doveva vedere indietro per almeno venti le sue incarnazioni. E poi Platone, secondo me Platone è per una percentuale molto alta debitore di Pitagora.
Sappiamo che entrò in possesso di tre volumi di cupo mnemata, cioè sarebbero stati un po’ gli appunti interni alla scuola pitagorica che era esoterica perché ci fu un pitagorico che andò in miseria e gli è rivendente, ma a parte questo episodio che ti riferisce Diodio nella Erzio, se noi pensiamo al Timeo di Platone è tutto concepito in termini aritmosofici, oppure alla scritta che si dice ci fosse all’ingresso dell’accademia di Platone nessuno entri che non sia geometra. E poi certi miti reincarnazionali, tipo il mito di Er nella Decima della Repubblica, oppure il mito di Adrastea, la legge di Adrastea, sono di vistosa matrice pitagorica, ma io ho idea che anche il mito della caverna, che è un po’ il clou della sapienza platonica, circolasse in questi contesti. E quindi Pitagora, ve l’ho scoperto per ultimo, ma è veramente il cuore della sapienza magnogreca e poi universale, e poi segreto anche perché si sa che dava insegnamenti da dietro una tenda che era difficilmente accessibile per lungo tempo ai adepti e quindi ha stato un po’ questa grande eminenza luminosa, non grigia, della sapienza greca, in particolare nella nostra magnagrecia che detiene il primato di eccellenze sapienziali e spirituali pensiamo solo a Pitagora, Parmenide e Empedocle.
Sicilia e Sicilia. Ma se non ha scritto niente Pitagora, io devo fare così, cioè com’è che ci si scrivono cose su di lui? Allora, è che ci sono molte testimonianze, in particolare le principali sono Diogene laerzio, poi Giambrico che scrisse una vita di Pitagora e Porfirio che scrisse una vita di Pitagora, per cui ce lo raccontano. E poi c’è a traspare qualche frammento di Siculi, ce n’è forse uno solo di voce più o meno pitagorica, che è quello focale quando dice il Nus tutto vede e tutto ode, il resto è cieco e sordo, dove praticamente qui abbiamo la definizione del Nus come una funzione dell’interiorità, una dimensione dell’interiorità che è la fonte vera della conoscenza autentica, mentre ciò che è oggetto delle sensazioni rispetto a quello è sordo e cieco, cioè non è fonte di conoscenza profonda come lo è invece il Nus.
Il Nus sarebbe un po’ in sé profondo, l’atman degli orientali. Vedi perché secondo me quando tu parli di queste associazioni a livello comparativo tra Pitagora che sicuramente io lo sento come molto più indiano tra virgolette di altri filosofi da questo punto di vista, ci possono essere anche delle associazioni per altre intuizioni che si possano avere a livello di concetto, in questo senso. Come se praticamente i greci a un certo punto tra il IV e il V secolo avanti Cristo, visto che nel periodo precedente ci fu un momento in cui venne persa completamente l’uso della scrittura, fra il 1200 e il 700 avanti Cristo, dopo ci fu una serie di grandi cataclismi, disgrazie, pensiamo a Santorini, Minoici, che si sono persi rispetto ai Micenei, a un certo punto arrivano questi favolosi greci che cominciano a dire delle cose o a scrivere delle cose, nella peggiore delle ipotesi, che hanno molto a che fare un po’ con l’India.
Sto cercando di fare un po’ l’avvocata del diavolo, così parliamo in maniera più ampia. Per cui determinate cose quelle sono, il discorso dei chakra, per dire, dei centri di energia, che poi vengono interpretati e chiamati in altri modi da altre discipline, da altre credenze, in questo senso potrebbe anche avere a che fare con Pitagora, maestro segreto, influenzato da una certa cerchia di concetti indiani, indiani nel senso più ampia del termine. Quindi in questo senso sono sicura che tu ci potrai dare delle indicazioni a proposito dei vari passaggi, dei rituali che venivano seguiti all’interno del mondo pitagorico.
Allora, soprattutto nel mondo pitagorico si facevano delle pratiche meditative di vario genere e quelle sono focali, sono fondamentali, perché studiando Pitagora finalmente ho trovato risposta alla domanda che vi ponevo, ma i pensieri, gli aforismi abissali di Eraclito, le visioni sapienziali di Parmenide, le esperienze anch’esse extra razionali e extrasensoriali di Empedocle, mi chiedevano ma questi greci per fare e dire queste cose non avevano delle pratiche meditative, creative, specifiche? Le ho rintracciate e le segnalo nel libro proprio studiando il Pitagora ed erano più o meno cinque. Una era la pratica della anamnesis, ovvero sia della consapevolezza memorativa. Ogni sera il pitagorico doveva ricapitolare quello che ha fatto durante il giorno, quindi è una pratica di consapevolezza in cui prendi anche distanza da te e contatto anche con quello che sei, ma comunque da una postazione di consapevolezza.
L’altra era l’incubazione nelle grotte che è tipica dello sciamanesimo in generale tuttora praticata nella tradizione tibetana per esempio, i ritiri nelle grotte e non solo in quella. Poi la respirazione diaframmatica come vi dicevo prima, corrispettiva del pranayama yogico. Poi la pratica del silenzio sia quando si entrava nei primi anni nella scuola, bisogna stare a sentire e basta, sia come disciplina classica dell’ascolto del profondo sé.
E poi la musica, quindi anche una componente artistica creativa, una musica ovviamente particolare che aveva due funzioni, una di tipo catartico e quindi atta a facilitare la fluidificazione della coscienza in modo da poter accogliere ed esprimere anche attraverso la danza, perché ci sono riferimenti a musiche associate a danze nei Pitagorici, non dobbiamo pensarli così appollineamente impalati. E poi la musica come invece proprio certe musiche modulate tendenzialmente con la lira, musiche capaci proprio di acquietare la mente, quindi di facilitare questo contatto con la esuchia, questa dimensione profonda in cui c’è sempre pace e che ce l’abbiamo dentro e si tratta di accorgersi che c’è e poi una volta accortisi che c’è tenerci agganciati a questo che Plutarco nel De Genio Socrates definisce un galleggiante, una boa, il nous è questa boa della nostra interiorità. Senti, c’è la possibilità che facessero uso di incensi o comunque di piante psicotrope? Testimonianze non ne abbiamo, non è escluso ma è lo stesso problema che si pone per Eleusi, che ci sono ipotesi che Ciccione fosse a segare con noi dal principio stesso dell’LSD.
Nei Pitagorici non ho trovato nulla in questa direzione, ve lo dirò verità. Quindi l’uomo da questo punto di vista riusciva attraverso la respirazione in maniera… Non è necessario bombarsi per avere esperienze, non è necessario usare i funghetti o l’LSD, basta molto meno o più, ovvero sia certe pratiche di respirazione, certe pratiche di incubazione delle grotte, la danza, la musica, direi che non possiamo darlo. Per i Pitagorici non ci sono tracce.
Per quanto riguarda il discorso per lo meno della leggenda dell’alimentazione che perseguisse determinate direttive, esiste questo? Teniamo conto che ci sono due fonti principali. Una è Porfirio che è un rigoroso vegetariano e accentua il vegetarianismo dei Pitagorici. Un’altra è Giambrico che non è così rigorosamente vegetariano, il deduco, perché sai a volte dipende dagli occhiali che ci si mettono.
L’importante è avere occhiali adatti all’oggetto di cui si tratta. Giambrico invece fa riferimento anche al fatto che mangiassero carne in certe situazioni, con alcuni divieti, adesso dovrei sfogliare il libro, non mi ricordo di preciso, però in sostanza c’è una prevalenza vegetariana ma non rigida da quello che denunciamo dalle fonti, il che li avvicina a certe tradizioni orientali. Parlavi prima di Porfirio.
Porfirio è quello che ha scritto l’Antro delle ninfe, giusto se non sbaglio, che comunque è vissuto per un periodo di tempo anche in Sicilia e non l’avevo mai valutato da questo punto di vista, che potesse invece scrivere su Pitagora. Eh, ma sai, lui è allievo di Plotino, un neoplatonico. Neoplatonici sono quasi tutti neopitagorici.
Cioè Pitagora rimane centrale nel neoplatonismo, non in tutti, però in molti, e quindi che fosse vicino a Pitagora non stupisce per nulla. Tra l’altro dicevi Pitagora era in qualche modo influenzato anche dal discorso della reincarnazione. In che termini, come dicevi prima? Pitagora è centrale.
È centrale la concezione che una vita non è un’unica vita, ma soprattutto qui dobbiamo tenere presente che il pitagorismo si salda con l’orfismo. E nell’orfismo il tema della reincarnazione è centrale, è proprio l’idea classica che attraversiamo una serie di incarnazioni che hanno senso quando vengono vissute per evolvere sempre più in conoscenza non razionale, intellettuale, conoscenza profonda, esperienziale e anche in eticità e quanto più evolviamo in questa direzione, tanto più eccellenti saranno le nostre incarnazioni. Per esempio in Empedocle, c’è quel frammento che dice che già fui fanciullo, fanciulla, pesce, uccello, arbusto eccetera.
Quindi attraversiamo varie forme di vita e poi come culmine lui pone poi i poeti, i medici, i governanti capaci e poi alla fine potremmo immaginare e prefigurare, ed è possibile in base a quello che Empedocle ci dice, che si giunga a una forma di indiamento, cioè di coscienza divina, cosmica, come culmine della realizzazione di vita in vita e di morte in morte. E senti, tutto questo invece ha a che fare con la parte matematica e fisica che era la parte, diciamo, stile, che non… Sì, sì. Ha a che fare tanto perché ha a che fare con l’intuizione fondamentale di tutti i sapienti greci, ovvero sia dell’unità di tutte le cose, tutto è uno.
Lo ritroviamo poi nella beneamata fisica quantistica contemporanea, che ritroviamo in Platone perché anche di lì c’è comunque il principio che prende nome di bene, ma che è comunque un uno che poi si manifesta in molteplici. Lo troviamo in Parmenide, il grande uno, il toi on, il ciò che è, che poi definisce, a cui dà nome anche di uno, lo sphairos, questo grande uno primordiale in cui i quattro elementi sono coesi per opera di filia, l’amicizia, e che poi si manifesta come molti. Allora in Pitagora c’è la stessa intuizione che si raggiunge attraverso il radicamento noetico, cioè un’esperienza sapienziale che si attinge tenendo in periferia la mente raziocinante, il sentimento, la sensazione, quel che ci pare, e centrandoci nel nous.
Grazie al nostro nous possiamo cogliere la quintessenza unitaria del cosmo e Pitagora ha questa stessa intuizione che hanno tutte le grandi sapienze, la troviamo a varie latitudini e longitudini ovviamente di varie tradizioni, e poi la esprime la germinazione dei molti dall’uno in Pitagora viene espressa in termini numerici, quindi c’è l’uno inteso come numero e che si manifesta come molti in chiave aritmosofica. C’è la famosissima, per gli amanti di Pitagora, la tetractis, quella sorta di piramidina fatta con i sassolini di varie unità, c’è uno in alto, un sassolino, poi due, poi uno, due, tre, uno, due, tre, quattro, sono i primi dieci numeri, che l’abbiamo chiamata anche la sacra decade su cui giuravano anche i pitagorici, che rappresenta come l’uno diventa molti attraverso un’articolazione numerica e lì pone le basi effettivamente dell’indagine della Fusis in chiave numerica. Poi tutti i debitori, in questo senso, da Galileo a chi ci pare, la scienza eccetera, solo che la scienza poi contemporanea nella sua maggior parte di rappresentanti ha perso quello che in Pitagora era centrale, cioè l’unione tra lo scienziato e il mistico, il meditante, l’etico e questo è un punto chiave che ci fa capire quanto il messaggio pitagorico sia superiore alle glossolalie degli intellettuali, degli influencer, dei filosofi contemporanei, cioè lì c’era veramente questa connessione profonda con il cosmo, con la natura, questa pratica costante di autopurificazione e evoluzione interiore e questo profondo senso di eticità che poi vi è venuto a mancare nella civiltà contemporanea, per colpa di un altro siciliano però, Gorgia Di Leontini.
Gorgia è l’artefice primo di quella che io chiamo la castrazione noetica, ovvero Gorgia riprende il trattato su ciò che è di Parménide, il titolo probabile, ovvero sulla natura fusis, sull’origine. Parménide mette al centro il toi-en, il ciò che è, di cui che sarebbe. Ciò che è vuol dire c’è un assoluto di cui dico che è, questo assoluto lo sperimento per via noetica, meditativa, con tutte le varie forme collettive, individuali eccetera.
Gorgia, il furbone di Leontini, cosa fa? L’avvocato di Di Leontini iscrive un trattatello in cui ha l’ardire di rovesciare il possibile titolo del testo di Parménide, scrive Peri tu me ontos, cioè sull’origine, su ciò che non è. Già questo, da un punto di vista anche sicuro, è uno sgarbo grosso. E cosa fa in questo? Ci dice, dopo ci dice, nulla è, quindi via, non c’è nessun fondamento, nessun assoluto, no, no, no. Nichilismo proprio di quello barbarico.
Vabbè, ma è niente come sembra, quella cosa là. Poi dice, se anche qualcosa fosse non sarebbe conoscibile e se anche fosse conoscibile non sarebbe comunicabile. È un mafioso, me ne favo ancora.
Ha spazzato via quello che era centrale per Pitagora, Eraclito, Parménide, Empedocle, Platone, ovvero sia il riferimento a un fondamento sacro del cosmo e pone poi come come trionfatore di questo mondo e di questa antropologia liberata, o meglio castrata nel Nous, la parola. La parola, cioè la capacità di persuasione in nome della propria volontà di potenza che può manipolare la realtà a piacimento. Poi gli si aggiunge un altro Wanted che è Protagora, che dice, già presente in Gorgia, su uno stesso tema si possono fare due discorsi opposti entrambi veri.
E non parlo di ciò, toglie la centralità al grande uno che c’era in Parménide e in The Company e ci dice l’uomo in visura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono. Quindi vedi che qui si consuma il culmine in Sicilia e nella Magna Grecia e anche poi l’eclissi della sapienza. Tra l’altro il titolo del mio prossimo libro che esce il 10 gennaio è proprio I sofisti e l’eclissi della sapienza.
E’ perfetto tra l’altro, cioè a che fare con la PNL, la programmazione del neurolinguistica. Poi tutto ciò che ha a che fare la politica e la pubblicità.
Allora Gorgia aveva a disposizione la parola sostanzialmente, era maestro, è grandioso nella sua nequizia, ma adesso a disposizione c’è il video, l’immagine e per di più la possibilità di creare realtà fittizie con i video.
C’era un video che circolava qualche tempo fa di un paese bombardato, non ricordo se in Ucraina o dove, che era creato. Non c’era. Un giornalista è andato a vedere e non esisteva proprio quella realtà, però esisteva online.
Quindi c’è questo potere accresciuto di chi ha il potere e di chi ha una volontà di potenza piuttosto cieca e miope, potere assoluto di manipolare sempre di più la realtà. Noi siamo in questa epoca sofistica. Assolutamente, anche perché considerando che fino ai 4-5 anni, fino a che non andiamo a scuola e impariamo a scrivere, fondamentalmente agiamo per immagini, quindi l’immagine è archetipica, quindi il video è archetipico.
Cioè noi quando vediamo un’immagine pubblicitaria, un’immagine di guerra finta o vera che sia, lavoriamo direttamente su sé profondo, senza passare dal via, cioè proprio direttamente. Proprio così, è un marchio. L’unica cosa che possiamo fare è estendere sempre di più questi video che facciamo noi con queste narrazioni, con questi racconti, in modo da influire da quelli che cominciano ad avere delle piccole crepe, in questo senso, sulla credenza e sulla conoscenza.





