Tzim Tzum Bang: Nicola Bizzi e i Popoli del mare nel Mediterraneo Antico
Nicola Bizzi, grande ricercatore, storico, editore di Aurora Boreale Edizioni. “Sono stati versati fiumi di inchiostro negli ultimi decenni da archeologi, storici, pseudo storici per cercare di venire a capo di questo grande enigma della storia che poi è un enigma come vedremo fino a un certo punto. Ma per capire che cosa è stata questa epopea, più che invasione, io la chiamerei un’epopea dei popoli del mare, bisogna comprendere il contesto storico in cui si è verificata, perché le persone parlano dei fatti, degli eventi, anche gli storici purtroppo, spesso senza inquadrare e definire il contesto storico. Io ho sottolineato più volte come siano avvenuti nel corso della lunga storia dell’umanità dei veri e propri reset, dei crolli della civiltà dovuti a tutta una serie di fattori concomitanti”.
Non basta un singolo fattore per far crollare una civiltà, non basta una rivoluzione, come non basta la caduta di un meteorite, come non basta una siccità, ma quando abbiamo tutti insieme dei fattori che vanno a minare alle fondamenta la struttura sociale, il contesto politico internazionale, globale, il contesto politico internazionale globale crolla. Di questi reset in passato ne sono avvenuti tanti, ma uno in particolare deve farci riflettere perché è quello che è avvenuto attorno al 1200 avanti Cristo. Quello è stato un periodo terribile, un periodo che ha cambiato per sempre la storia del Mediterraneo e che poi ha posto le basi per la nascita della nostra stessa civiltà come l’abbiamo conosciuta, per la nascita della civiltà greca, per la nascita e l’espansione delle varie città cananee o fenicie del vicino oriente, per lo sviluppo, per l’ennesimo sviluppo dell’Egitto dopo tanti stop e tante ripartenze e poi per la nascita e lo sviluppo di tante civiltà italiche compresa quella etrusca.
Ma cerchiamo di capire. Attorno al 1200 avanti Cristo, come ormai confermano tanti valenti archeologi, tanti storici, si è verificata una concomitanza di fattori dovuti molto probabilmente a ragioni climatiche. Attenzione, io non sono un alfiere di mutamenti climatici, soprattutto in chiave odierna, nel contesto tante castronerie che vengono dette solo ai fini economici, ma effettivamente quando si verificano dei cambiamenti climatici dovuti a eruzioni solari, quindi esplosioni di massa coronale, dovuti a eruzioni vulcaniche su vasta scala che magari hanno compromesso i raccolti per tanti anni, offuscando l’atmosfera con ceneri.
Questo cosa comporta? Comporta la fame, comporta la carestia. Quando una carestia è prolungata i popoli non li tieni a freno. Accadono rivolte, accadono sistematiche crisi, crisi degli assetti sociopolitici economici vigenti.
Ebbene, attorno al 1200 a.C. si verificano gli eventi chiave della nostra storia antica. Intanto la guerra di Troia, di cui abbiamo già parlato in altre chiacchierate, la guerra di Troia oggi viene collocata approssimativamente attorno al 1184 a.C. Poi c’è un libro straordinario che si intitola 1173 a.C. Te lo vado a prendere perché a me piace parlare anche con le fonti e visto che ce l’ho a portata di mano a pochi metri da me arrivo subito. Ecco qua, ho avuto un piccolo lapsus per la data, la data effettiva è il 1177 a.C., questo è un libro di Eric Klein, un bravissimo storico, lui è un docente del Dipartimento di lingue e civiltà classiche del Vicino Oriente, del Capitol Archeological Institute presso la George Washington University, uno studioso americano, e lui ha realizzato secondo me il miglior libro su questo grande reset del passato perché lui analizza nel dettaglio tutta questa concomitanza di fattori e lui pone l’inizio di questo collasso della civiltà al 1177 a.C. e questo ha una logica perché si sono verificate delle tensioni improvvise e ingestibili proprio in quel periodo, proprio per tutta una serie di eventi ambientali, mutamenti climatici che hanno determinato lo spostamento di popoli, popoli che alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento alimentare, in seguito a carestie, in seguito a tutto quello che le carestie comportano, si sono spostati radicalmente da una regione all’altra del Mediterraneo.
La guerra di Troia, ne abbiamo già parlato, non è stata una guerra commerciale come tanti sostengono, ma una guerra, uno scontro di civiltà fra questi nuovi popoli invasori, i Micenei, quelli che noi conosciamo come i Micenei, e l’elemento originale Egeo-Mediterraneo, l’ultimo baluardo di quella che era stata la grande civiltà minoica, vale a dire Troia dei Teucri e una vera e propria confederazione di città che sorgevano sulle coste anatoliche dell’Egeo. La guerra di Troia avviene in quegli anni lì, fra il 1170 e il 1180 a.C. Come tu hai sempre detto e si è trattato anche di un passaggio dal matriarcato al patriarcato nell’ambito anche degli dèi, sto parlando diciamo di una cultura. L’antica cultura europea era materiale, era una cultura che affondava le sue radici nella notte dei tempi, nella grande civiltà megalitica che era comune a tutta Europa, dalla penisola iberica, le isole britanniche, fino a Malta, fino alla Turchia, al nord Africa.
Ti volevo fare una domanda che mi è venuta l’altro giorno guardando per sommi capi la cosmogonia egiziana che è abbastanza complessa, però diciamo così all’inizio come si dice sempre, ho notato che anche lì c’è un passaggio tra i dèi titani e quelli olimpici, chiaramente con nomi diversi, perché c’è un discorso proprio alle origini del caos della formazione e poi diciamo che ci sono questi dèi di seconda generazione che corrispondono a Iside mentre i primi sono quelli che sono Nut la notte, il giorno, in questo senso, ho avuto, sai quando tu, magari è una cosa una mia illazione, però tutto sommato potrebbe anche corrispondere come periodo e alla fine anche l’Egitto è un popolo del Mediterraneo perché comunque si affacciavano sul Mediterraneo, al di là della continuità di cui parli sempre tu della religione egizia che non ha avuto momenti di down perché la civiltà è stata piuttosto continua, però ho notato un po’ questo discorso da parte degli dèi giovani, quelli olimpici, quelli di seconda e di terza generazione, una sorta di usurpazione rispetto agli dèi precedenti, questo è quello che mi ha…
In Egitto non c’è stata un’usurpazione, l’Egitto ha un pantheon estremamente complesso perché vari nomos dell’Egitto, l’Egitto era diviso in varie, chiamiamole province, avevano propri pantheon con proprie cosmogonie, con proprie teogonie, con proprie visioni sull’origine dell’universo. Poi è stata fatta una sintesi, ma in Egitto hanno sempre prevalso due visioni religiose, quella tebana e quella eliopolitana, visioni che non erano alla fine molto distanti ma che non erano allineate, diciamola chiaramente. Questo scontro fra la visione eliopolitana e la visione tebana ha comportato tanti eventi della storia successiva, anche nella simbologia del cristianesimo, magari di questo però ne riparleremo.
Sì, sì, no, era soltanto un mio vezzo. Vogliamo focalizzare l’attenzione su quello che è successo all’epoca. Sì.
C’è come un vuoto a livello storiografico. L’ultima fase dell’età del bronzo, l’età del bronzo è durata circa dal 3000-3100 a.C. fino proprio al 1200 a.C. È stata un’età sorprendente, un’età di grande sviluppo delle civiltà, un’età in cui sono sorti imperi incredibili, ma l’ultima fase dell’età del bronzo è stata un periodo di crisi, di crisi pesante per tutte le civiltà dell’epoca e di crollo improvviso. In Egitto si avverte veramente un grande cambio, un cambio di passo della politica, con la fine proprio di un periodo.
Nel vicino Oriente l’impero Ittita, che aveva controllato l’Anatolia per secoli, implode. Le città-stato della costa siro-palestinese in particolare Ugarit crollano e simultaneamente a questi crolli improvvisi dell’ordine costituito e della civiltà si verificano attacchi, invasioni di popoli marinari che chiaramente erano coordinati, non si trattava di semplice pirateria, un po’ in stile vichingo, i vichinghi che assaltavano le città costiere, era molto diverso. I vichinghi sono comunque esseri più innocenti.
Tanto sta che ripetute invasioni e attacchi di queste popolazioni marinari, che sono rimaste misteriose ma che in realtà hanno nomi e cognomi, distruggono intere città-stato, le incendiano e poi questi se ne vanno. Ugarit è una delle città più antiche del Mediterraneo, a Ugarit abbiamo delle testimonianze testuali che per prime menzionano la divinità che poi è stata adottata dagli ebrei Yahweh, Yahweh che aveva una compagna Asherah tra l’altro. I testi di Ugarit sono emblematici perché se li analizziamo smontano completamente la religione ebraica, il monoteismo che poi è mosaico.
Sono testi bellissimi ma Ugarit era una città-stato potentissima che aveva rapporti diplomatici da pari a pari con l’Egitto, con Creta. A Creta era già implosa la civiltà minoica, la civiltà minoica che non si era più ripresa dopo l’eruzione del vulcano Santorini, la stessa Creta era stata invasa e colonizzata dai cosiddetti micenei che avevano imposto un’altra lingua, un’altra religione, i lineari bi, il culto dei nuovi dei, il patriarcato al posto del matriarcato minoico, ma in quel periodo dopo la guerra di Troia in cui i micenei sono i grandi vincitori di questo nemico ideologico matriarcale che rappresentava Troia con tutti i suoi alleati, anche loro finiscono. La civiltà micenea implode.
Chi sono questi popoli del mare che mettono a ferro e fuoco il Mediterraneo intero a più riprese? C’è un libro bellissimo di cui io consiglio la lettura che è di Giovanni Ugas, l’ho comprato a Cagliari quest’estate, questo libro si intitola, eccolo qua, C’era una volta Atlantide, l’identità geografica e storica dell’isola di Platone. Ora, a prescindere dal discorso di Atlantide sul quale posso non concordare con Giovanni Ugas, ma Ugas è uno dei più grandi intellettuali che abbiamo avuto in Italia sulla storia e sull’archeologia. Lui è ricercatore e docente di preistoria e protostoria presso l’università degli studi di Cagliari, ha fatto degli studi eccezionali e anche tanti scavi e ricerche sul campo e lui in questo suo libro, che in buona parte è dedicato a Atlantide, ci fa una panoramica sulle origini di queste azioni dei popoli del mare e gli dà nomi e cognomi.
Ci parla soprattutto di popoli provenienti dalla Sardegna, di Shardana e provenienti dal nord Africa, in particolare un popolo che potremmo chiamare Meshwesh, con questo nome particolare un popolo che veniva dall’attuale Libia, un popolo che aveva un regno, un regno molto importante in nord Africa. Questo popolo è stato il catalizzatore insieme agli Shardana di altre popolazioni marinare che hanno poi portato attacchi e devastazioni in buona parte del Mediterraneo e un riassetto politico, sociale, economico dell’intera ecumene di quel tempo. Questi Meshwesh sono particolarissimi perché la loro civiltà, di cui si sa poco, affonda le radici in quella che molto probabilmente è l’origine stessa di Atene.
Infatti ce ne parlano storici come Diodoro Siculo ma ancora meglio come Apollo Doro. Apollo Doro di Atene nelle sue storie ci parla dell’origine della dea Atena, collocando questa origine in nord Africa. In nord Africa c’erano dei laghi, il nord Africa era molto diverso da come lo vediamo oggi e in c’era un grande lago che sorgeva a cavallo fra la Libia e l’odierna Tunisia, il lago Tritonide.
Apollodoro ci dice che in questo lago grande, in questa grande estensione, un lago forse salato, un lago salato come il mare, sorgeva un’isola. Un’isola che era la capitale di un regno, di un florido regno, che esaurì il proprio potenziale, il proprio potere economico e militare quando questo lago cominciò a prosciugarsi. Infatti oggi si è prosciugato completamente e le tradizioni che ci riporta Apollodoro ci parlano di una regina, Atena, una regina che avrebbe guidato il proprio popolo al di fuori dei confini di questa terra ormai non più così ospitale verso un nuovo mondo, la Grecia.
Questa regina sarebbe stata la vera fondatrice di Atene. Sarebbe diventata poi la dea Atena nella cultura greca. Ma è interessante perché questi Meshwesh verosimilmente erano gli eredi e i discendenti di quella parte di quel popolo che era lì era rimasta e che probabilmente dalle rive di questo lago prosciugato si erano spostati sulla costa, sulla costa mediterranea.
E questa è una logica perché la costa mediterranea del Nord Africa è florida, è coltivabile, è verde a differenza delle estensioni poi desertiche del Sahara più a sud. E questi Meshwesh vengono indicati come il popolo guida di questi popoli del mare. Si parla poi delle Amazzoni, un favoloso popolo di donne guerriere che troviamo anche in Nord Africa come troviamo anche sulle coste del Mar Nero.
Era un popolo molto diffuso. Ma senti ma che razza o razza parliamo di razza nel senso che colori avevano questa Nord Africa di cui stai parlando? Sicuramente avevano caratteristiche mediterranee e abbiamo tante raffigurazioni di queste popolazioni perché queste popolazioni hanno interagito a lungo l’Egitto. Erano popolazioni vassalle del potere egiziano.
Alcune di queste popolazioni come per esempio gli Shardana, grandi navigatori ma anche grandi guerrieri, erano stati parte integrante dell’esercito egiziano in certe fasi. Infatti i papiri egiziani menzionano gli Shardana come guerrieri d’élite del faraone. Qui abbiamo una raffigurazione di un Meshwesh, un personaggio molto molto nordafricano.
Anche l’abbigliamento di queste popolazioni nei vari papiri egiziani, nelle raffigurazioni, anche sui rilievi, perché i faraoni amavano fare rilievi scolpiti con i popoli che tributavano, che rendevano omaggio al faraone con doni. Vediamo questi popoli che portavano dei gonnellini particolari legati alla cintura e delle piume sulla testa. Avevano un abbigliamento molto peculiare, molto caratteristico.
Fatto sta che questi popoli portarono a una devastazione totale del Mediterraneo e si fusero probabilmente nelle loro azioni con degli altri popoli marinareschi dell’Egeo che avevano una vocazione piratesca. La pirateria infatti è sempre esistita nel Mediterraneo, fino dai tempi più remoti. La civiltà minoica cretese aveva risolto il problema in un certo senso con la propria talassocrazia, aveva combattuto a lungo la pirateria soprattutto dei lici, i temuti lici lucca delle coste della licia e altre popolazioni e federandole nel proprio impero e debellando la pirateria, l’assalto di ogni nave che passava da quei tratti di mare.
Ma con la caduta della civiltà minoica queste popolazioni avevano sì ereditato la cultura minoica, il matriarcato minoico, la religiosità minoica, ma avevano ripreso le loro azioni piratesche e spesso si scontravano con altri popoli, depredavano. Quindi tutte queste azioni portarono anche all’invasione dell’Egitto, portarono all’invasione dell’Egitto, del delta del Nilo e alla caduta dell’ordine costituito anche in Egitto. Giovanni Hugas menziona addirittura sulla base delle fonti, servendosi soprattutto degli scritti di Diodoro Siculo, anche l’entità numerica di queste popolazioni.
Ci parla anche di una sorta di regione straniera di Ramses II che per un certo periodo è stata costituita da questi popoli del mare e questo è straordinario perché ci dice per esempio che gli Shardana, in questa legione straniera vera e propria di Ramses II, montavano a duemila unità, erano duemila soldati divisi in otto compagnie militari. Poi c’era un popolo chiamato Kehek che aveva soltanto 620 unità in questa divisione. Poi i Meshwesh nordafricani 1500 unità.
Poi c’erano i Nubiani che facevano, i Nubiani non erano popoli del mare, venivano dalla Nubia, al sud dell’Egitto, moderno Sudan, e avevano 880 unità. Quindi questa divisione vera e propria, questa legione straniera di Ramses II era composta da 5.000 soldati, buona parte dei quali erano Shardana, Sarti e Meshwesh libici, due civiltà che fra l’altro erano in stretto contatto fra di loro, che avevano scambi commerciali, che avevano molti punti in comune. Senti, e che mi dici degli Shekelesh che sono quelli che si dicono che sono i siciliani?
È probabilissimo, è probabilissimo.
Qui si va avanti per ipotesi perché non abbiamo alcuna certezza. Abbiamo delle certezze sì per i Meshwesh che sono stati identificati come un popolo libico, ma gli Shekelesh è verosimile che fossero siciliani. Ma per capire questo bisogna capire anche il contesto della Sicilia di quei tempi.
Qui siamo in un’epoca buia, un’epoca in cui c’è poca documentazione scritta, in cui le fonti sono tarde, le fonti a riguardo sono tutte successive. La Sicilia era stata interessata da colonizzazioni minoiche. C’è il toponimo Mini o Minis in Sicilia è sempre presente.
Sì sì, o era Clea Minoa che era nella zona diciamo di fondazione Rodi e Gea, nella zona dell’Agrigentino, la zona di Cocalo, del re Cocalo. Un giorno dovremo fare una chiacchierata proprio sul re Cocalo. Perfetto.
E la storia di Icaro dove si trova questa tomba di Minosse, quella è una zona molto calda. C’è un studio meraviglioso. Sì sì, la prossima puntata lo facciamo su questo.
Sì, ne parleremo. Sì, tanto stiamo facendo un discorso generico su questi popoli appunto come dicevi tu. Ma una domanda potrebbe essere questa, cioè fino adesso abbiamo detto che allora erano organizzati i legioni e in qualche modo potevano essere dei protoromani. Non lo so, mi viene in mente un attimino che avevano un po’ questa…
No, non è che erano organizzati legioni. Entrarono alcuni di questi a far parte in un certo momento di una sorta di legione straniera del faraone Ramses II e vennero inquadrati perché erano degli ottimi combattenti e il faraone volle cavalcare questa loro capacità. Ma in altri momenti si allearono fra di loro, a volte si combatterono fra di loro, ma si ressero protagonisti insieme ad altri popoli minori che sono comunque annoverati nell’ambito dei popoli del mare di una vera e propria devastazione e del crollo di tutti i grandi imperi di quel tempo.
In Egitto ci sono tantissime documentazioni, ci sono descrizioni di battaglie fra l’esercito egiziano e i popoli del mare. Si parla per esempio di momenti precisi della storia dell’ottavo anno di regno di Ramses III. Ramses III è stato un faraone un po’ sfortunato che non ha avuto la caratura e le capacità e la lungimiranza dei suoi predecessori, soprattutto di Ramses II che ha regnato decenni, più di 60 anni a quanto pare.
Nell’ottavo anno di regno di Ramses III, attorno al 1183, l’Egitto subì l’inesorabile invasione dei popoli del mare, guidati dagli Shardana e dai Meshwesh, questi libici che erano già stati arrolati nell’Egitto, nell’esercito egiziano, che conoscevano l’Egitto, la sua cultura, le sue dinamiche militari e anche le sue debolezze militari, invasero tutto il delta del Nilo. In realtà di quello di cui sappiamo erano degli ottimi guerrieri, però non sappiamo se loro fondarono mai città oppure qual era la loro civiltà a livello dei, di usi e costumi, erano un insieme di popoli, erano accomunati.




