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Home Cultura Mysteria

Docutalk: Odissea, la Geografia dei Poemi Omerici

Il Viaggio di Ulisse, i Miti, gli Dei e le Donne

Susanna Basile di Susanna Basile
Gennaio 10, 2026
in Mysteria
Tempo di lettura: 6 minuti
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Sin dall’antichità, la geografia descritta nei poemi omerici ha rappresentato motivo di dibattito e incertezze. Le corrispondenze tra le città, le regioni e le isole narrate, spesso riccamente descritte nell’Iliade e nell’Odissea, e i luoghi reali del Mediterraneo sono frequentemente parziali, imprecise o problematiche. In molti casi, emergono evidenti contraddizioni, alimentate sia da una tradizione millenaria che tendeva a identificare quei luoghi con territori reali, sia da pregiudizi e concezioni precostituite degli studiosi moderni riguardo alla geografia mitologica.

 

Strabone si interrogava sul motivo per cui Omero collocasse l’isola di Faro, situata di fatto proprio davanti al porto di Alessandria d’Egitto, a un’intera giornata di navigazione dall’Egitto. Analogamente, la descrizione geografica di Itaca fornita nell’Odissea appare molto precisa: è indicata come l’isola più occidentale di un arcipelago formato da tre isole principali, Dulichio, Same e Zacinto. Tuttavia, l’attuale ubicazione dell’isola di Itaca nel mar Ionio – a nord di Zacinto, a est di Cefalonia e a sud di Leucade – non coincide con quella delineata nel poema. A complicare ulteriormente il quadro interpretativo si aggiunge Plutarco, che nel *De facie quae in orbe lunae apparet* sostiene che l’isola Ogigia, dove Calipso trattenne Ulisse, si troverebbe nell’Atlantico del nord, “a cinque giorni di navigazione dalla Britannia”. Ancora più sorprendente è il Peloponneso, che in entrambi i poemi è descritto come una pianura, un’immagine decisamente distante dalla realtà geografica.

 

Nel tessuto narrativo dell’Odissea, emerge che il poeta non soltanto è a conoscenza del mito degli Argonauti, ma vi fa riferimento in modo sottile e integrato. Le citazioni non sono mai casuali o fini a sé stesse. Lo dimostrano i richiami a Giasone nel canto XII (verso 72), alla nave Argo e alla fonte Artacia presso il paese dei Lestrigoni (canto X, versi 107-108). Quest’ultima è connessa al mito degli Argonauti, come confermato da Apollonio Rodio (*Argonautiche* I, 957), suggerendo un legame implicito tra i due racconti mitologici.

 

È interessante notare la ricorrenza simbolica del nome Argo: così si chiamava sia il costruttore che la nave degli Argonauti; allo stesso tempo, Argo è il nome del fedele cane di Ulisse, che attende instancabilmente il suo padrone per vent’anni prima di morire. Inoltre, nella lingua egizia antica, la parola “Arq” significa completare o terminare un ciclo.

 

Esiodo attribuisce alla generazione degli Argonauti uno status speciale: erano gli eroi appartenenti alla Quarta Generazione o Razza. Studiosi come Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend interpretano la caduta di Troia come la fine di un’epoca cosmica, in particolare quella dell’età delle Pleiadi. Questa connessione è rafforzata dalla tradizione secondo cui Dardano sarebbe giunto a Troia dopo il Terzo Diluvio, secondo quanto riportato dal poeta Nonno.

 

Tra gli eventi narrati nei tempi eroici, nemmeno la guerra di Troia ha avuto tanta risonanza quanto l’impresa della nave Argo e dei suoi Argonauti. Non a caso Omero utilizza per questa leggendaria imbarcazione l’epiteto di “memorabile”, ricordata da tutti. Anche Esiodo cita nelle sue opere questa spedizione leggendaria guidata da Giasone.

 

Le *Argonautiche* di Apollonio Rodio e le versioni attribuite a Orfeo descrivono una geografia composta da fiumi, laghi e oceani che spesso non rispecchiano la conformazione geografica attuale del pianeta. I commentatori moderni tendono a liquidare questa geografia mitologica come pura fantasia poiché viene confrontata direttamente con la geografia reale contemporanea. Tuttavia, occorre tenere presente che i paesaggi descritti non corrispondevano necessariamente alle configurazioni terrestri attuali; i mari e i fiumi del mondo mitologico non erano gli stessi che conosciamo.

 

Secondo Felice Vinci, gli eventi narrati nei poemi omerici non si sarebbero svolti nel Mar Mediterraneo orientale, come da tradizione, ma nei mari dell’Europa settentrionale, in particolare nel Mar Baltico e nell’Atlantico del Nord. Anche Richard Graves, un noto esperto di mitologia ellenica, aveva collocato le avventure di Ulisse nello scenario delle acque del Nord Atlantico e lungo le coste della Norvegia.

 

Queste teorie, per quanto controverse, non sono una novità. Già alla fine dell’Ottocento erano oggetto di discussione. Notevole è il contributo della teosofa H.P. Blavatsky, che oltre 150 anni fa, nel suo libro Iside Svelata, scriveva:

 

Molti miti antichi si sono rivelati non semplici frutto della fantasia poetica. Per esempio, i Lestrigoni di Omero, descritti come una razza gigantesca e cannibale che attaccava i compagni di Ulisse, venivano identificati con popolazioni che un tempo si riteneva abitassero nelle caverne norvegesi. La geologia, nel tempo, ha convalidato alcune narrazioni omeriche ritenute in passato mere allegorie. Il riferimento al “giorno perpetuo” goduto dai Lestrigoni suggerisce effettivamente il loro insediamento a Capo Nord, dove la luce è continua durante l’estate. Inoltre, Omero descrive minuziosamente i fiordi norvegesi nell’Odissea (canto X, verso 110). Le scoperte di ossa umane di dimensioni eccezionali in caverne delle stesse aree hanno spinto alcuni geologi a ipotizzare l’esistenza di una razza gigante ormai estinta. Anche altri elementi trovano riscontri geografici: Cariddi è stata associata al maelström artico, mentre le “rocce vaganti” menzionate nel canto XII dell’Odissea sono state interpretate come reference agli iceberg dei mari polari.

 

Un altro dettaglio interessante è l’uso dell’aggettivo ξανθός (biondo) per descrivere Odisseo nell’Odissea (canti XIII, versi 397 e 431). Atena stessa trasfigura Odisseo donandogli capelli biondi, una caratteristica più comune nei popoli nordici che in quelli mediterranei. Nell’Iliade, inoltre, personaggi come Paride e Achille sono descritti con capelli biondi, similmente a Odisseo.

 

All’inizio del canto XI dell’Odissea, Ulisse viene narrato mentre salpa verso il misterioso regno dei Cimmeri, un luogo permanentemente avvolto dall’oscurità:

 

Spento il giorno e coperte d’ombra

le vie, la nave toccò

i gelidi confini dell’Oceano,

dove la terra dei Cimmerii dimora

quella gente avvolta dalla nebbia eterna.

(traduzione di I. Pindemonte)

 

Nel suo libro Omero nel Baltico, Felice Vinci solleva ulteriori dubbi sulla tradizionale geografia dei luoghi narrati da Omero, solitamente ricondotti all’attuale penisola greca. Secondo lui, vari passaggi dei poemi epici non coincidono con le caratteristiche geografiche del Mediterraneo.

 

Ad esempio, Omero descrive il Peloponneso come un’isola pianeggiante e non come una penisola montuosa. L’Ellesponto, invece di essere rappresentato come uno stretto simile ai Dardanelli, è descritto come un mare vasto e ampio. Per quanto riguarda la Troade, la regione che ospita Troia nella narrazione omerica, l’Iliade la posiziona lungo l’Ellesponto e lo descrive come un “mare largo”, tutt’altro che riconducibile all’esiguo passaggio dello Stretto dei Dardanelli.

 

Inoltre, il clima della Troade descritta da Omero appare incompatibile con quello della moderna Troia: si parla di neve che arriva fino alle spiagge, di scudi coperti di ghiaccio e di una nebbia onnipresente. Perfino in estate gli eroi indossano indumenti pesanti senza mai sudare. Tutti questi dettagli alimentano l’ipotesi che i luoghi cantati nei poemi omerici siano da ricercare più a nord piuttosto che in Grecia.

 

L’ingegnere Felice Vinci sostiene di aver localizzato in Norvegia il sito leggendario di Troia e i luoghi delle celeberrime battaglie omeriche, nonché i viaggi di Odisseo. Secondo la sua teoria, la Scheria, terra dei Feaci, corrisponderebbe a una regione norvegese, mentre il Peloponneso e Itaca si troverebbero nelle isole occidentali della Danimarca, e la Troade sarebbe identificabile in Finlandia, lungo le rive di quello che considera il Mediterraneo del Nord: il Mar Baltico.

 

Apollonio Rodio, che ebbe accesso a antiche pergamene e carte geografiche custodite nella biblioteca di Alessandria, presenta nelle sue *Argonautiche* una geografia diversa, basata su memorie mitiche provenienti da sacerdoti iniziati ai segreti dei Misteri. In epoche remote, Scienza, Astronomia, Filosofia ed Etica formavano un unico sapere insegnato esclusivamente a pochi eletti nei recessi sacri dei templi.

 

Nella sua opera, Rodio narra che la nave Argo di Giasone navigò lungamente lungo il corso del fiume Eridano. Qui, secondo il mito, cadde Fetonte dal carro del Sole, trafitto dal fulmine di Zeus; il luogo della sua caduta, una palude fumante, era ritenuto emettere un vapore perenne. La leggenda racconta inoltre che Zeus utilizzò l’incendio provocato dalla catastrofe per giustificare l’inizio di un diluvio universale.

 

Sempre nelle *Argonautiche*, Apollonio descrive questo fiume come situato agli estremi confini del mondo. Da lì le sue acque scorrevano in direzioni diverse: al mare Ionio, all’oceano attraverso un golfo e verso il mare della Sardegna attraverso un vasto delta con sette bocche. Proseguendo, un ramo del fiume conduceva a grandi laghi turbolenti che sfociavano infine nell’oceano settentrionale, dove i marinai rischiavano irrimediabilmente di perdersi.

 

Secondo la descrizione, l’Eridano non coincide né con il Po né con il Rodano. Al contrario, appare intrecciato con una visione mitica e arcaica della geografia terrestre. Alcuni sostengono che rappresenti un paesaggio antico ormai trasformato o scomparso.

 

Diversamente dall’ipotesi di Vinci che colloca queste vicende nel Baltico, è possibile ipotizzare che si riferiscano a un’epoca antidiluviana, quando la geografia del mondo era profondamente diversa da quella attuale.

 

Infine, è interessante notare come alcune opere e tradizioni abbiano cercato di preservare memorie antiche nonostante eventi storici che causarono la perdita di una parte significativa del sapere umano. L’incendio della Biblioteca di Persepoli nel 330 a.C., seguito dalla distruzione della Biblioteca di Alessandria nel 48 a.C. per ordine di Giulio Cesare, portò all’annientamento di inestimabili testi delle civiltà antiche. Tuttavia, si narra che alcune delle pergamene più preziose furono messe in salvo e nascoste in vari luoghi del Medio Oriente. Anche la Biblioteca di Cartagine, considerata altrettanto importante quanto quella di Alessandria, andò distrutta durante l’assedio delle truppe di Scipione. Stando alle testimonianze dell’epoca, come quelle dello storico Appiano, la stessa Cartagine sarebbe stata fondata circa cinquant’anni prima della caduta di Troia.

Tags: docutalk odisseageografia odisseaodisseaomero

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