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Home Attualità

Susanna Basile Talk Show: lo scrittore Claudio Basile intervista Giusi Liuzzo presidente Archeoclub Catania attraverso i suoi i viaggi, le sue scoperte, i suoi libri

Giusi Liuzzo, è stata nominata socio onorario dell'Archeoclub d'Italia. Nel suo libro "Dal verde al viola i colori di una vita”: “La cura e il cuore sono le componenti essenziali, di questo scritto, che va vissuto prima che letto e commentato, perché le sezioni di cui si compone, la prima è quella relativa alla vita, all'affermazione personale, nella seconda sezione c'è il discorso dell'Archeoclub, comincia a organizzare i propri viaggi, dove si gira tutto il mondo. Poi c'è la terza parte, più intima, che va raccontata, che va letta e va interiorizzata, perché ha delle connotazioni che riguardano la fede e il concetto di famiglia”.

Susanna Basile di Susanna Basile
Dicembre 21, 2025
in Attualità
Tempo di lettura: 10 minuti
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Susanna Basile Talk Show: lo scrittore Claudio Basile intervista Giusi Liuzzo presidente Archeoclub Catania attraverso i suoi i viaggi, le sue scoperte, i suoi libri

Lo scrittore Claudio Basile intervista, Giusi Liuzzo, presidente dell’Archeoclub di Catania, sulla la storia di questo libro meraviglioso “Dal verde al viola i colori di una vita”: “La cura e il cuore sono le componenti, a mio parere essenziali, di questo scritto. È uno scritto che va vissuto prima che letto e commentato, perché le sezioni di cui si compone, la prima è quella relativa alla vita, all’affermazione personale di questa professoressa. Nella seconda sezione c’è l’aspetto per cui, preso di petto appunto il discorso dell’Archeoclub, comincia a organizzare i propri viaggi, che sono dei viaggi che la portano un po’ dovunque, a lei e agli associati. Poi c’è la terza parte, che è la parte diciamo più intima, su cui io non voglio indugiare, anche perché è una parte che va raccontata, se vuole l’autrice, ma in ogni caso è una parte che va letta e va interiorizzata, perché ha delle connotazioni che riguardano la fede, ha delle connotazioni che riguardano il concetto di famiglia”.

 

Giusi da poco è stata nominata socio onorario dell’Archeoclub d’Italia.

 

Claudio Basile: Devo dire, la cosa che inizialmente ti vorrei chiedere è questa, c’è la prima riunione dell’Archeoclub di Catania, che è stata da 7 novembre 1976, nelle intenzioni di Giusi Liuzzo, la fondatrice, l’Archeoclub di Catania vuole essere un movimento di opinione pubblica al servizio dei beni culturali. Ci puoi spiegare praticamente il senso di questa intuizione, soprattutto alla luce di quello che poi sei riuscita a fare per il bene della città di Catania. Cosa avevi in mente quando hai scritto, anche statutariamente credo, che l’Archeoclub di Catania nasceva come un movimento di opinione pubblica al servizio dei beni culturali?

 

Giusi Lizzo: Allora Claudio, intanto buonasera, buonasera a te e buonasera a tutti quelli che mi ascoltano, a Susanna.

 

Praticamente e statutariamente il nostro statuto è quello dell’Archeoclub d’Italia, noi siamo emanazioni, l’Archeoclub di Catania e gli altri archeoclub. All’archeoclub si può iscrivere chiunque, non bisogna essere laureati o addottrinati, chiunque si può iscrivere, perché è aperto a tutti e il nostro scopo è proprio quello di far conoscere e fare apprezzare i monumenti, perché tempo fa, anni fa, ora un po’ meno, non era poi così importante avere bei monumenti. In Sicilia ne abbiamo, a Iosa, manco sappiamo più dove sono e quanti sono, però non era importante, invece è molto importante, perché sono le nostre radici.

 

Se noi, i cittadini, non conoscono l’importanza di un monumento romano, greco, cioè fatto da chi ci ha preceduto, dai nostri padri, non riescono a capire l’importanza che quel monumento può avere.

 

Claudio Basile: Scusa se ti interrompo, tu stessa hai detto che questa non è un’acquisizione, almeno nel tuo racconto, non è un’acquisizione fideistica, perché tu stessa hai detto io mi sono accorta di quanti monumenti avesse Catania studiandoli e quindi in questo sei riuscita a coinvolgere non solo gli associati ma ben presto anche le istituzioni. Sì, sì, e ti devo dire che gli associati li coinvolgevo tempo fa, le istituzioni mi combattevano, non ho trovato terreno fertile, cioè ho lottato, ho combattuto tanto per riuscire a far capire.

 

 

Perfetto, vai, le istituzioni. Io personalmente, studiando, ho conosciuto cosa aveva Catania, ma Catania ha dall’arte greca all’arte romana tutti i monumenti che nessuno conosceva, che nessuno apprezzava, che nessuno amava. Allora il mio scopo, qual è stato? Di portare i cittadini, i soci, ma tutti, chi volesse, alla conoscenza di questo grande bene archeologico e artistico che la città aveva.

 

Ci siamo adoperati proprio perché venissero puliti, venissero spiegati anche dai miei ragazzi, a chi volesse, perché Catania ha tantissimo, però non ha mai saputo, Catania, cioè la città, la gente, i cittadini, non hanno mai saputo il bene che loro hanno, cioè il tesoro che loro hanno.

 

 

CB: Ecco, tu a questo proposito hai detto mi hanno osteggiato le istituzioni. Sì. C’è un episodio grazioso che ti prego di raccontare. A proposito, scoperta che hai fatto della Tegola e della Toma.

 

 

 

GL: Nel libro lo racconto perché è carino, allora c’era il sindaco Magri, qualcuno se lo ricorderà, e questo sindaco, stavo studiando su un vecchio testo, non più in commercio, che “Catania antica”, scritto dallo storico tedesco Adolf Holm, una fondamentale opera di riferimento per la storia e l’archeologia della città di Catania dalle origini greche (Katane) fino all’epoca romana, descrivendo monumenti come il Teatro Greco-Romano e l’Anfiteatro Romano, che mi era stato prestato, che su un pilastro di sinistra del municipio c’erano incise la Tegola e la Toma, che sono le unità di misura del settecento siciliano. Perché? Perché lì c’era il mercato e quindi chi voleva accertarsi di aver comprato bene, bastava andare lì e misurare con la Tegola le stoffe, con la Toma  le pelli. Se non che questa Tegola e Toma erano nascoste da una buca delle lettere, le buche rosse.

 

Io ho chiesto al sindaco di toglierla e metterla da un’altra parte, per far venire fuori questo glifo sul muro che era importante. Il sindaco mi ha osteggiato, mi ha detto “ma che va dicendo, non è possibile”. E allora io per un mese consecutivo, ogni mattina andavo davanti al municipio, dove lui arrivava con la macchina di rappresentanza, scendeva, e io gli dicevo “Sindaco buongiorno, che fa? La togliamo la buca?”.

 

Dopo un mese non ne ha potuto più, ha chiamato un operaio e ha detto “senti leva scippa sta buca, non ne posso più, non voglio più vedere questa signora”. Però, levando la buca, che è stata messa poi in piazza Università. C’è un aspetto che lui stesso ha apprezzato, no? L’ha apprezzato molto.

 

Allora poi è iniziato un amore, un feeling col sindaco, che non mi ha più osteggiato, ma quando io chiedevo, alla pescheria c’è la Fontana dei Sette canali e la fontana più antica di Catania, che non è crollata col terremoto, perché è inserita proprio lì sotto. 40 anni fa non era, una fontana, era ricettacolo dei pescivendoli, delle cassette vecchie, tutte le cose sporche lì dentro. Sindaco che facciamo? Sì sì signora la puliamo subito, perché pensava che io per un mese ero là che lo torturavo.

 

Però non credo, poi l’ha capito e quindi mi è venuto incontro. Ho lottato tantissimo, Claudio, con il sovrintendente archeologico del periodo, che era l’architetto Paolini, poi diventato amico mio, perché c’era un centro termale, a Catania ci sono diverse terme, le Terme dell’Indirizzo, le Terme della Rotonda, ma questa Terme della Rotonda nessuno sapeva cos’erano e dove erano. Quando ho scoperto dove erano, che poi sono sulla collina di Montevergine, vicino San Nicola diciamo, erano Terme? Erano sempre ricettacolo di tutto quello che la gente del quartiere doveva eliminare.

 

Lavatrici, frigoriferi, gabinetti, vasche da bagno, tutto buttato lì dentro. Allora mi sono adoperata con i miei ragazzi dell’Archeoclub per farli svuotare, ho avuto un camion della nettezza urbana e abbiamo portato via tutta questa roba. Il sovrintendente era contrario, perché pensava che volessimo scavare, ma noi non scaviamo, noi non siamo archeologi, noi siamo cultori dei beni culturali.

 

Quando l’ha capito ci ha ringraziato e poi una volta le terme pulite e svuotate, lui come sovrintendenza l’ha fatta sistemare, pulire e aprire al pubblico. Anzi mi ha invitato e ha detto pubblicamente questo l’ho fatto io come sovrintendente ma lo dovete alla caparbia di questa signora. Ecco queste sono cose carine che io ricordo con piacere.

 

CB: Ecco vi assicuro che questa capacità di coinvolgere di Giusi è un connotato diciamo non solo di quello che ho letto ma è anche il modo suo di atteggiarsi rispetto alla vita, cioè le sue scoperte, il suo desiderio, le sue curiosità diventano patrimonio comune perché attraverso la sua caparbietà riesce ad ottenere, sempre in favore della collettività, dei risultati sorprendenti. Com’è sorprendente tutto quello che questa donna è riuscita a realizzare nell’arco della sua vita anche come viaggi, come esperienze, perché nella sezione quella dei viaggi del libro che ho letto, vi assicuro che ci sono raccontati degli episodi che sono come quando fai il bagno turco, il bagno turco dove eri in Giappone?

 

GL: Perché prima abbiamo iniziato con la Sicilia le gitarelle di un giorno di due giorni poi i miei soci che erano diventati tantissimi volevano viaggiare e allora dico viaggiamo mi sono improvvisata anche non dico tour operator ma accompagnatrice turistica e lo faccio tuttora domani partiamo andiamo alle Maldive. Perché hanno girato il mondo con me in 40 anni. Abbiamo fatto delle esperienze Claudio favolose come questa che tu ricordi quando la guida ci disse che in Giappone in quest’albergo ci sono in tutti gli alberghi le terme maschili e femminili e dove si va ci si immerge nell’acqua nudi ma noi occidentali questo concetto del nudismo insomma. si va bene le spiagge di nudisti ci sono ma siamo un po’ più pudichi forse, invece gli orientali sono aperti e tranquilli cioè si immergono io sono scesa nelle terme e le mie socie eravamo perplesse, poi quando abbiamo visto che tutti vecchi, giovani, bambini, signore, andavano in acqua si bagnavano stavano lì nelle acque tranquillamente ci siamo ricredute cioè anche noi non avevamo più pudore, nel senso paura di mostrarci perché era naturale naturalissimo. Allora queste cose Claudio si possono leggere sui libri ma se tu li vivi è un altro discorso, cioè tu li apprezzi li capisci li conosci veramente.

 

CB: Certo ed è bello quando racconti che quella che tu pensavi fosse una diversità è diventata a fronte di queste persone che facevano il bagno come tu ci hai descritto è diventata una normalità e vi siete trovati tutti assolutamente a vostro agio come se l’avessero fatto dal primo momento e queste sono delle cose che come dici tu bisogna vivere provare sperimentare proprio per capire.

 

GL: Così abbiamo fatto viaggi veramente belli che ci hanno fatto conoscere cose incredibili un’altra esperienza meravigliosa forte molto forte è stato quando siamo andati in India e a Benares ci hanno portato sulle rive del fiume e c’erano le pire con i cadaveri che bruciavano per noi occidentali è uno spettacolo che non si vuol vedere anzi si rifiuta di vedere per noi la morte è fine di tutto allontanamento mentre invece lì queste famiglie degli indiani che vestite di bianco noi ci vestiamo di nero quando muore qualcuno loro di bianco perché accompagnano l’anima verso l’eternità e assistere all’inizio eravamo tutti agitatissimi molto spaventati direi poi piano piano vedendo il loro comportamento abbiamo ridimensionato la nostra paura non era più paura assistevamo ai cadaveri che bruciavano sulle rive del Gange come se fosse non uno spettacolo ma qualcosa di naturale di normale anche questa è un’esperienza forte.

 

 

CB:  Certo ti volevo chiedere a questo proposito una cosa c’è il tuo tour operator di riferimento il romano a cui piaceva dire che viaggiare è vivere due volte questo l’ho letto dal libro. La vita è un viaggio ha caratterizzato penso anche la tua vita pionieristica alla ricerca appunto di nuovi mondi di nuove culture però se tu dovessi fare un bilancio in questa ricerca ci sono delle battute d’arresto delle delusioni o delle cose che ti aspettavi diverse che invece si sono risultate insomma deludenti

 

GL: Ti devo dire la verità sarà perché è questo Claudio Tomassini che la sua non ha un’agenzia è un tour operator che lavora con un amore infinito perché lui ama sbalordire le persone che fargli capire cosa esiste nel mondo quindi non è un’agenzia qualsiasi che organizza una cosa che va bene una cosa che va male veramente te lo dico è ormai 40 anni che viaggiamo con lui ma ci porta a scoprire a vedere delle cose che rimangono impresse nell’anima, finora è stato tutto positivo e tutto diciamo ha contribuito a farci crescere anche interiormente spiritualmente

 

CB: ecco sull’aspetto spirituale la tua è una ricerca personale e mutuata da tante cose che qui non dico per brevità perché abbiamo deciso di non dirle però ecco c’è un’accezione della fede che tu puoi raccontare ai nostri ascoltatori che è più come dire è più concreta e più partecipata che parte dalle occasioni come quella dell’Archeoclub usate e che vi porta allora che ti porta proprio a consolidare anche la tua fede.

 

GL: sì praticamente io sono nata in una famiglia cattolica cristiana non bigotta e si pregava mi ricordo la nonna che quando in estate andavamo in campagna a trovarla e nel libro lo racconto diceva la sera il rosario ci metteva tutti seduti dovevamo rispondere a quel rosario, e parte da lì poi la fede è certezza. La fede o si crede fermamente oppure si va avanti così dicendo beh chissà che succede, per chi ha fede, la fede non può vacillare. Poi ci sono nella vita Claudio delle cose che capitano anche dei dolori forti che ti portano poi a capire allora o ti allontani dalla fede e dice che mi è successo Dio non esiste. A me è morto un figlio di 19 anni ed è il clou da cui è partita la scintilla per cui io mi sono molto di più avvicinata alla fede perché sono stata anche un po’ pilotata da questo ragazzo in vita è chiaro però devo dire una cosa a chi mi ascolta è molto bello avere la fede è molto bello credere perché non è possibile pensare che la vita bella o brutta che sia è qua e finisce qua è tutto qua ci sono tante altre cose che non sono qua sono in un’altra dimensione ma bisogna capirle e anche apprezzarle studiarle come ho fatto io. A parte i viaggi ho studiato anche molto i libri di spiritualità che mi hanno portato ad una fede ferma decisa e coraggiosa e

 

Susanna Basile: Questo poi noi lo faremo in un’altra puntata dove in questo caso racconteremo il libro quindi saremo soltanto io e Giusi anche oggi è stata una puntata molto complessa perché Claudio in questo momento non c’è, ma non ha importanza nel senso che la puntata è stata fatta fondamentalmente quindi da questo punto di vista noi possiamo solo ricordare qual è il titolo del libro anche perché questo è il ultimo libro che hai fatto Giusi no?

 

GL: L’ultimo libro di cui tu parli è Quando la vita diventa viola. Una storia di spiritualità e concretezza.

 

SB: È un libro sulla spiritualità su cui faremo direttamente una puntata in modo da dedicarci direttamente a questo argomento che tra l’altro io ho avuto anche una versione del tuo libro quello originale quel che ce l’ho conservato con la tua dedica e quindi di quello ne parleremo. Allora la domanda è questa ormai sono passati tantissimi anni da quando tu hai iniziato a come si dice esercitare questa sorta di coscienza per le istituzioni e Catania è diventato un centro culturale, turistico nel bene o nel male ecco alla fine non entriamo nel merito. Cosa succede? C’è perché?

 

 

GL: Ti racconto all’inizio quando ho fatto scoprire i monumenti. In pescheria c’è l’unica porta delle mura del 500 di Catania, la porta di Carlo V e sotto la porta di Carlo V c’è quello che vende il pesce congelato anche oggi. Allora io ho spiegato a questo signore l’importanza del luogo il pescivendolo mi dice “ma che mi sta contando”, non ero alla sua portata.

 

Però io ho mandato lì due ragazzi, i miei soci più giovani, che per una settimana la mattina sostavano lì alle persone che andavano a comprare il pesce, si avvicinavano e gli dicevano signora lei lo sa cosa è questa, è la porta di Carlo V e raccontavano la storiella. Dopo una settimana sono andata io a vedere un po’ la situazione, il pescivendolo mi fa “signoruzza ne mannassi più perché guardi io la so la storia a memoria e perciò io sono sotto al monumento che lui aveva capito l’importanza del punto in cui stava e come l’ha capito, la conoscenza. Tu se non fai conoscere nessuno può capire cos’è una cosa, giusto Susanna?

 

SB: Assolutamente ed è quello che è successo anche qua con il Castello di Federico II perché mi ricordo quando ero bambina qua non ci veniva nessuno, quando ho comprato la casa 25 anni fa i miei colleghi sai che cosa mi dissero? Ah ti sei comprato la casa là, ci sono quelli che ci sono eccetera eccetera e poi invece nel corso di questi anni siamo riusciti a bonificarla.

 

GL: C’è anche la Galleria di Arte Moderna nel quartiere tuo quindi hai visto piano piano si va avanti, la conoscenza porta ad apprezzare quello che c’è, se non si conosce non si può apprezzare, tutto lì il discorso. Sì ma infatti non c’è il dubbio perché noi a volte abbiamo dei pregiudizi ora sto generalizzando no perché tu non sai no perché tu però se alle persone tu non gli spieghi le cose come hai fatto tu proprio sul territorio. Non lo possono capire, non capiscono l’importanza.

 

Quando portavo la gente all’inizio fuori mi dicevano stavo in abito nei paesi vecchi perché sono paesi vecchi ma se tu gli spieghi cosa sono le pietre vecchie chi le ha fatte perché le ha fatte allora il discorso cambia si sono vecchie ma hanno avuto un loro significato una loro importanza eccetera e allora cominciano a dire non sono più vecchie, tutte antiche.

 

Tags: archeoclub cataniagiusi liuzzo

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